Non è facile ascoltarsi, ma è fondamentale. Anche ai tempi del Covid | Corriere dell'Italianità

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Non è facile ascoltarsi, ma è fondamentale. Anche ai tempi del Covid

Intervista esclusiva a Rosanna Banfi

di Cristina Penco

In ogni ambito terapeutico, ma soprattutto in oncologia, l’emergenza Covid-19 sta avendo un impatto drammatico sulla prevenzione, sulla tempestività delle diagnosi e sulla regolarità dei trattamenti.  Si calcola che, solo in Italia, un anno di pandemia abbia comportato una diminuzione di 2,1 milioni di screening oncologici e un incremento del 40% di rinunce alle cure. Campagne di informazione e sensibilizzazione come “Te lo chiedono le ossa” – realizzata da Fondazione AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) con il patrocinio di ROPI (Rete Oncologia Pazienti Italia) e il supporto di Amgen Italia – puntano a rinnovare l’impegno su questo fronte e rivestono un’importanza cruciale per il futuro della salute pubblica di un Paese.
Lo scheletro rappresenta una delle sedi più comuni di metastasi: circa 7 donne su 10 con tumore metastatico al seno e oltre 8 uomini su 10 con tumore metastatico alla prostata sviluppano metastasi ossee. Una persona su 3 può sviluppare complicanze scheletriche come conseguenza delle metastasi ossee. È dunque necessario “ascoltare”, le proprie ossa, per prevenire e contrastare la comparsa di tali complicanze. Un dato su tutti: il 40% dei pazienti, senza una terapia specifica per le ossa, va incontro a complicanze scheletriche, come per esempio le fratture, entro un anno dalla diagnosi di metastasi ossee.
Testimonial della campagna di sensibilizzazione di AIOM è Rosanna Banfi, 58 anni, figlia d’arte del noto Lino Banfi, attrice, oggi anche imprenditrice, che ha voluto assicurare il suo sostegno a questa iniziativa nel segno della prevenzione. La Banfi ha vissuto sulla propria pelle, in passato, l’esperienza del tumore e l’ha superata. Da anni impegnata nel diffondere e promuovere una cultura della prevenzione oncologica, chiave di volta nella lotta alle neoplasie.

Rosanna, ripercorre insieme a noi il suo percorso?
“Dodici anni fa ho avuto purtroppo il cancro al seno. All’inizio ne abbiamo parlato molto in casa. “Dio mio, che faremo”, mi chiedevo. Nella mia testa la mia prima immagine, rispetto a una paziente oncologica, era quella di una persona attaccata con dei fili a una macchina… Fortunatamente è andata bene. Oggi sono qui a raccontarlo”.

Come l’ha scoperto?
“È successo mentre facevo la doccia. Ho sentito una “ghiandolina” al seno e ho percepito che non si trattava di una normale ghiandola. Ascoltare il proprio corpo in generale è fondamentale, anche se spesso non ci si pensa”.

Ha avuto anche problemi alle ossa, focus della campagna di sensibilizzazione?
“Quando facevo chemioterapia e radioterapia, ricordo i dolori alle mani. Piangevo. Non riuscivo a tenere in mano la padella per cucinare. Ti alzi al mattino e non riesci ad appoggiare i piedi per terra. Durante la malattia e le cure ti stanchi, psicologicamente e fisicamente. Non è facile mettersi in ascolto di sé stesse, ma è fondamentale. Vorrei raccomandare soprattutto alle donne, abituate a mettere al primo posto altre priorità: mi raccomando, la priorità siete voi, non saltate mai un controllo. Non rimandate nulla, nemmeno in tempo di Covid”.

Il fatto di essere un personaggio pubblico l’ha condizionata?
“Essendo un nome conosciuto, con un padre molto noto, fin dai primi tempi cominciavano a circolare voci al riguardo. Allora abbiamo deciso di giocare d’anticipo e affrontare noi direttamente l’argomento. Sono malattie che uno non prende perché ha fatto cattiva vita o scelte sbagliate. Succede e basta. Renderlo pubblico e, in qualche maniera, almeno per me, farsi aiutare dagli altri, è stato importantissimo”.

Suo padre Lino ha dato la notizia durante La vita in diretta condotta allora da Lamberto Sposini. Era il 2009. “Ora devo parlare di una donna che mi sta molto a cuore…”, ha esordito. Cosa è successo dopo?
“Nel momento in cui tutti, in particolare tra parenti e amici, hanno saputo la situazione, la loro vicinanza ha fatto molto bene a me, mi ha dato grande forza di reagire. Non mi ha fatto sentire sola”.

Da allora vive come una missione il suo ruolo di madrina di “Race for the cure” di Komen Italia, la corsa evento per la lotta contro i tumori al seno. In questi anni – da paziente prima e poi da ambasciatrice – cosa l’ha colpita maggiormente?
“Continuano a esserci pregiudizi, e in certi casi ignoranza, di fronte a certi temi. Si prova paura e si tende a rimuovere. Pericolosissimo. Quando facevo le cure nei primi tempi lo scrivevo su Facebook, tenevo una sorta di diario del percorso terapeutico. Sono stata attaccata da tante persone contrarie alla chemioterapia, in modo forte. All’epoca non si conosceva molto dei social. Piangevo per questo, mi metteva grande ansia. Mi sentivo spiata dentro casa e giudicata per una malattia che non avevo fatto nulla per avere. Mi hanno accusato addirittura di essere pagata da Big Pharma (i grandi colossi farmaceutici, ndr). Io mi sono completamente affidata ai medici e ho fatto tutto quello che mi hanno detto, seguendo le indicazioni di scienziati e medici che hanno studiato anni per salvarci la vita”.

Oggi qualcosa è cambiato?
“Sì. Mi ha fatto piacere sapere di essere stata d’aiuto in questi anni ad alcune donne che mi hanno seguita anche in Rete, e poi durante le manifestazioni, nelle occasioni in cui ho avuto possibilità di parlarne e ne ho parlato. Devo dire, comunque, che non ho mai provato vergogna per la malattia. Quando, in seguito alla chemio, ero pelata, non l’ho mai nascosto. L’ho preso come uno scoglio che è capitato nella mia vita e che ho dovuto superare”.

Sottolineava che non è stata lasciata sola. Ha potuto contare sull’appoggio di due uomini molto importanti per lei, suo marito Fabio Leoni – il primo ad aver saputo del suo tumore – e subito dopo suo padre Lino. Altre donne vivono l’abbandono proprio in un momento simile.

“Mi considero fortunata nella sfortuna. Io e mio marito stiamo insieme da quasi 30 anni. Lui è la mia forza. Pensi che si è rasato i capelli quando mi sono caduti con la chemio, per solidarietà nei miei confronti. In questi anni, in una delle corse-evento contro il tumore al seno con Komen Italia di cui sono madrina, ho avuto modo di conoscere migliaia di donne che hanno passato o stavano passando l’esperienza del tumore al seno. Tante sono state abbandonate dai compagni. Alcuni le hanno lasciate e poi si sono rimessi con loro quando le partner sono guarite. Ma ricordo anche di una coppia di ragazze omosessuali incontrate sempre in quell’ambito. Una delle due era malata e l’altra ha fatto quello che ha fatto mio marito per me: si è rasata la testa a sua volta”. 

Lino Banfi e Lucia Zagaria, i suoi genitori, stanno insieme da 60 anni. Sua madre incoraggiò suo padre a proseguire nella sua passione per lo spettacolo. Lino stava per accettare un posto fisso e per bruciare la sua “valigia dell’attore”, ma sua madre lo fermò. “I debiti ci saranno sempre. Io voglio un marito felice”: così lo convinse. Il modello dei suoi genitori ha inciso nelle sue scelte?



Rosanna Banfi

“Confermo che la loro è stata una grande storia d’amore. Mamma ora non sta molto bene (è affetta dal morbo di Alzheimer, ndr), ma è stata ed è fondamentale. Sempre nell’ombra rispetto a papà, minuta, timida eppure così coraggiosa. Non amava foto e riflettori. Tuttavia, lei e lui le hanno sempre preso insieme qualsiasi decisione. Penso proprio che il loro esempio abbia influito su di me. Non so se mi sia venuto naturale seguirlo e quanto, invece, sia stato dettato dalla fortuna. Fatto sta che con Fabio ho costruito una coppia e una famiglia altrettanto unita e solida. I nostri figli, Virginia e Pietro, 28 e 23 anni rispettivamente, sono cresciuti, stanno facendo i loro percorsi. La grande – Covid permettendo – dovrebbe sposarsi quest’anno, dopo quasi sette anni di fidanzamento. Auguro loro di avere la certezza di contare su una persona al loro fianco nei momenti felici e in quelli tristi. Non si va sempre d’amore e d’accordo, ma quando sai che c’è sempre qualcuno vicino a te affronti e superi le difficoltà”.

Tre anni fa, con la sua famiglia, ha aperto un ristorante a Roma, l’Orecchietteria Banfi. In questo momento il settore è tra i più colpiti dalla crisi dovuta al Covid e al lockdown.
“Ci stiamo mettendo sempre molta passione, ma è davvero dura. Tuttavia, non molliamo. Io e mio marito ce lo diciamo spesso: faremo qualunque tentativo, ovviamente sempre nel rispetto delle leggi, altrimenti l’attività muore, e sarebbe un peccato dopo tutti i sacrifici fatti. Cerchiamo di tirare avanti e vedremo quello che accadrà. I sussidi “Ristori” non possono cambiare molto. Mal comune mezzo gaudio, comunque. Tocca a tutti questa sorte. Non è che, perché sono la figlia di Lino Banfi, come alcuni pensano, le cose vadano diversamente!”.  

A proposito di suo padre, è stato nominato membro nella commissione Italia per l’Unesco. È un patrimonio di casa nostra e dell’umanità tutta. Qual è stato il suo segreto per essere tanto amato da intere generazioni?
“Probabilmente è successo perché papà è rimasto quello che era. Non ha mai fatto vita e notti folli. È sempre stato con la stessa moglie. Alla fine, in questo modo, si diventa un esempio. È vero che lui, scherzando, ogni tanto dice: “Ah, io non sono andato in barca, non ho fatto questo o quello…”, ma gli rispondo che è tuttora nel cuore di giovani e vecchi. Alla fine, è la cosa più importante. Al di là del suo lavoro come attore, che indubbiamente implica piccoli vizi, dall’autista al sarto, per esempio, papà ha sempre condotto un’esistenza normale”.

Attrice e imprenditrice: quale dei due ruoli si è rivelato per lei più faticoso?
“Sono fatiche molto diverse. Fare l’attrice implica molte ore di attesa, passate al caldo o al freddo, magari per poi pronunciare una sola battuta. Fare l’imprenditrice e la ristoratrice richiede molte energie ed è una novità per la mia famiglia. Al netto del Covid, finora è stato piacevole. Si creano rapporti coi clienti di simpatia e conoscenza, si impara a riconoscere gusti e preferenze degli habitué. Mi piace stare tra la gente. Un ristorante è un buon posto per stare tutti insieme. Speriamo torni a esserlo”.

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