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Società

Non solo storie di guardie e ladri

di Orazio Martinetti

Magistrati che consegnano le proprie esperienze, o le proprie memorie, a libri-intervista e saggi non sono infrequenti in Italia; in Svizzera succede più raramente, probabilmente per un riserbo connaturato alla funzione. Ultimamente ha però sollevato un certo scalpore l’autobiografia di Dick Marty, ex procuratore pubblico, già membro di consessi esecutivi (in Ticino) e legislativi (a Berna) e infine attivo a Strasburgo.

Dick Marty, nel volume uscito alla vigilia di Natale (Una certa idea di giustizia, edizioni Casagrande), ci offre una vasta rassegna della criminalità contemporanea. L’autore, in qualità di presidente della commissione per la tutela dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa (istituzione fondata nel 1949; la Svizzera vi aderì soltanto nel 1963), ha avuto modo di visitare molti teatri di guerra e regioni di crisi, dalla Cecenia ad Haiti, da Cipro al Ruanda. Missioni che gli hanno permesso non solo di misurare le conseguenze dei conflitti sulla popolazione civile, ma anche di conoscere le logiche che li scatenano, in primo luogo gli interessi economici e politici, interni ed esterni. Spesso la miccia che accende lo scontro guizza dentro comunità fragili, dove il diritto è ridotto ad arbitrio, e dove le classi dirigenti, corrotte e avide, prosperano sulla miseria dei più. Il fatto è – sottolinea Marty – che molti di questi paesi devastati dalle guerre, dall’Africa all’America latina, sarebbero sulla carta ricchissimi, zeppi di risorse preziose e di metalli rari, tutte quelle parti che permettono ai nostri dispositivi di funzionare. E invece prevalgono il saccheggio e la schiavitù, pratiche tollerate se non incoraggiate dalle grandi multinazionali.

Il racconto di Marty procede a cerchi concentrici, proprio come i traffici che il crimine riesce di volta in volta ad architettare con mezzi viepiù sofisticati, in base alle richieste del momento: la droga, le armi, gli organi per i trapianti… non esiste ambito che possa considerarsi al riparo dal contagio. Come sempre, per scoprire trame e canali, occorre «seguire il denaro» in transito da uno snodo all’altro, soldi che alla fine approdano su conti anonimi nei paradisi fiscali. Per la magistratura inquirente seguire le strade del riciclaggio vuol dire affrontare un labirinto disseminato di scatole cinesi…

C’è infine il risvolto forse più inquietante, per chi ancora serba in sé un ideale puro della giustizia: la sordità, i silenzi, l’omertà delle più alte istituzioni di fronte alle violazioni più crasse dei diritti umani. Complicità presenti non solo in regimi che mai hanno conosciuto una vera democrazia, ma anche nell’Occidente figlio della civiltà giuridica, con in testa gli Stati Uniti, maestri nel sospendere i princìpi fondamentali dando mano libera alla CIA. Marty ha pagine severe sui metodi adottati dagli americani per combattere il terrorismo; metodi che comprendono i sequestri di persona (le famigerate «consegne straordinarie»), la detenzione illegale in prigioni segrete, la tortura. Cedimenti esiziali, una tomba per il primato del diritto.

Il lettore troverà nel libro, oltre ai resoconti delle indagini e ai rapporti redatti per conto del Consiglio d’Europa, anche uno spaccato della «forma mentis» dell’autore, le sue simpatie/antipatie per alcuni (sconcertanti) personaggi incontrati durante i viaggi, i suoi moti d’indignazione per situazioni di palese sopruso coperte dal segreto di Stato. Marty non nasconde le sue ascendenze ideologiche, più radicali che liberali, nate nel secolo dei lumi e poi confluite nell’alveo del liberalismo ottocentesco. Una riflessione fondata su solidi studi giuridici e nutrita di non estemporanee letture, tra le quali spiccano, a sorpresa, le opere di Gramsci (un comunista, seppur eretico a suo modo). Una lettura piacevole, a tratti avvincente, e una testimonianza venata di forte tensione morale.

 

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