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Nove miti sul coronavirus

di Adrian Weiss, medico addestrato per il contagio biologico e membro del gruppo europeo GCP

Da dicembre 2019 il coronavirus si va diffondendo in tutto il mondo e, ad oggi, si contano più di due milioni e mezzo di contagiati e il numero dei decessi sta avvicinandosi ai duecentomila. L’infezione, definita come chiamata COVID-19 e causata da un ceppo virale chiamato SARS-CoV-2, ha generato non solo problematiche a livello sanitario, ma anche implicazioni sotto il profilo economico e sociale, tra cui, in particolare panico e disinformazione, anche con conseguente comparsa di “miti” associati al suo nome.  Per fare il punto e definire ciò che non è corretto da ciò che richiede maggiori precisazioni a proposito del COVID-19, vorrei prendere in esame nove “miti” relativi alla diffusione del virus.

1. Le mascherine per il viso possono proteggere dal virus

Le normali maschere mediche, note come maschere chirurgiche, non possono proteggere dal coronavirus, perché non sono progettate per bloccare le particelle virali e non chiudono in modo ermetico il viso.  Come afferma l’esperto di malattie virali del Bedford Hospital (Texas, Stati Uniti), Nikhil Bhayani e confermato dal OMS, le maschere mediche “possono fornire protezione da grandi gocce, schizzi o schegge, ma, se non sono ben posizionate, possono consentire a minuscole quantità di virus di penetrare nel naso, nella bocca o negli occhi”.  Attualmente, solo le maschere a tenuta d’aria con filtri, come l’N95, hanno dimostrato di proteggere dall’infezione e hanno provato di ridurre significativamente la morbilità tra gli operatori sanitari che entrano in contatto con il virus. L’importanza delle cosiddette maschere chirurgiche, è dovuta al fatto che esse impediscono alle persone contagiate, siano esse asintomatiche o con sintomi, di trasmettere il virus ai soggetti sani.

2. La probabilità di contrarre il virus è molto più bassa della probabilità di contrarre l’influenza

Non è necessariamente così: per stimare il tasso di contagiosità del virus, gli scienziati usano una misura chiamata “indice di contagiosità” o R0.  Questo valore dipende in parte dalle caratteristiche biologiche del virus e varia nel tempo. Quando esso è R0= 1 significa che una persona ne contagia una, se il valore fosse RO=2 significherebbe che una persona ne contagia due.  A metà marzo, l’R0 del virus SARS-CoV-2,  (varia da paese a paese ) con una media stimata di R0=2,2-2,5 (in Lombardia prima del blocco era superiore a R0= 3), il che significa che un paziente può infettare in media altre 2,5 persone.  In confronto, l’R0 del virus dell’influenza è pari a 1,3.  Tuttavia, la cosa forse più importante da considerare è che, mentre non esiste ancora un vaccino per il Corona virus, ne esiste uno contro l’influenza che funziona abbastanza bene nella prevenzione di tale la malattia, anche nei casi in cui la sua formula non corrisponda esattamente al ceppo dell’infezione influenzale.

3. L’nfezione da coronavirus  è una condanna a morte

Non è vero: secondo uno studio pubblicato lo scorso febbraio dal Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie, circa l’80% delle persone con infezione da Corona presentava solo sintomi lievi, circa il 15,0% presentava sintomi più gravi come mancanza di respiro/dispnea e solo il 5,0% era in condizioni critiche con insufficienza respiratoria grave e shock settico. I dati indicano che solo una media del 2,3% circa dei pazienti infettati è deceduto a causa del virus (con variazioni da paese a paese. Purtroppo in Ticino il percentuale è molto più alta).   Le persone anziane o quelle la cui salute è precaria in primo luogo sono maggiormente a rischio di complicazioni gravi.  Anche se non si deve andare nel panico, è opportuno che ognuno di noi prenda tali e tutte le misure per proteggere sé stesso e gli altri da questo nuovo virus.

4. I bambini non possono ammalarsi di COVID 19

La verità è che i bambini possono certamente ammalarsi di COVID 19, anche se le prime statistiche indicano che questa probabilità è molto inferiore a quella degli adulti.  Durante il mese di febbraio, in Italia sono stati identificati 5 casi, tra i bambini e ragazzi in età compresa tra 4 e 19 anni e, da allora, il numero è probabilmente aumentato.  Nella provincia cinese di Hubei, da dove si presume che il virus si sia diffuso, sono state trovate circa 50.000 infezioni, di cui circa il 2,2% nei soggetti di età inferiore ai 19 anni. Casi di bambini infettati se sono verificati anche in Svizzera. In confronto, i bambini di solito possono essere più esposti all’influenza in ciascuno dei loro anni di vita rispetto agli adulti.

Detto questo, va notato che il tasso di infezioni da coronavirus nei bambini è semplicemente sottovalutato di quanto non sia in realtà – come dimostrato dal numero di infezioni infantili in Cina, anche l’apparenza è che abbiano meno probabilità di sviluppare sintomi gravi della malattia.  Alla luce di ciò, si può stimare con cautela che molti bambini possono contrarre il virus e trasmetterlo, senza mostrare alcun sintomo.

5. Gli animali domestici possono diffondere il virus 

Non ci sono prove che gli animali domestici, come cani e gatti, possano essere infettati dal virus del Corona e certamente non contagiano l’uomo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.  Tuttavia, è sempre consigliabile lavarsi le mani dopo essere entrati in contatto con gli animali domestici, secondo gli esperti dell’organizzazione, in quanto ciò ti proteggerà da vari batteri come e Coli e Salmonella, che possono essere trasmessi sia da animali che da umani.

È importante notare, tuttavia, che a Hong Kong esiste un caso in cui i test condotti su un cane sono risultati “debolmente positivi”, ma gli scienziati non sono ancora sicuri se questo animale abbia effettivamente contratto il virus o semplicemente “raccolto” con la bocca o il naso da una superficie contaminata.  Come misura preventiva, il cane è stato messo in isolamento, ma non ha mostrato alcun sintomo e non ha ancora dimostrato di poter infettare l’uomo.

6. Se hai contratto il virus, lo riconoscerai immediatamente 

Non è del tutto giusto. Le infezioni da virus Corona comprendono un’ampia varietà di sintomi, molti dei quali si verificano anche in altre malattie respiratorie, come influenza o raffreddore. In linea di principio, i sintomi identificati comprendono febbre, tosse difficoltà respiratorie, mentre i sintomi leggermente più rari includono vertigini, nausea, vomito, perdita dell’olfatto e naso che cola.  Nei casi più gravi, il COVID 19 può progredire verso una polmonite atipica grave, ma a volte i suoi stadi iniziali non sono sempre accompagnati da sintomi.

7. Non è sicuro ricevere pacchetti dalla Cina  

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, è ancora sicuro ricevere pacchi o lettere dalla Cina.  In diversi studi, è già stato riscontrato che il virus non sopravvive troppo a lungo su superfici come pacchi o fogli di carta.  Sulla base di ciò che sappiamo finora sui virus Corona simili a quello che si sta diffondendo, gli esperti stimano che esso sopravviva a malapena sulle altre superfici; precedenti studi hanno scoperto che il virus può rimanere su superfici di metallo, vetro e plastica, ma quelle che spesso si riscontrano nelle spedizioni sono molto meno ideali per la sopravvivenza del virus.

Perché il virus resista e sia infettivo, sono necessarie alcune condizioni ambientali come la temperatura, l’umidità e la mancanza di radiazioni UV – una combinazione di cose che durante i processi di spedizione non si verificherebbero, secondo la dott.ssa Adelaja, ricercatrice senior presso il Johns Hopkins Health Center.

Secondo i Center for Disease Control and Prevention negli Stati Uniti, “esiste un rischio molto basso di diffusione della malattia attraverso pacchetti o prodotti la cui spedizione avviene in un periodo di giorni o settimane a temperatura normale. Attualmente non vi sono prove di trasmissione del virus associato a merci importate e non esiste alcun caso associato al Corona negli Stati Uniti oppure in Europa.

8. Spruzzarsi di vari disinfettanti può impedire di infettarsi di coronavirus

Sebbene alcuni credano che l’uso immediato di vari disinfettanti possa aiutare a proteggersi dal virus, econdo Frederick Davis del Centro Medico Ebraico di Long Island, questo non è vero. “Il virus del Corona penetra nel corpo attraverso la saliva nelle mucose e nelle narici, quindi spruzzare il corpo con alcol, cloro e altri disinfettanti non previene l’infezione.” Occorre anche tener presente che “queste sostanze chimiche possono essere molto dannose e si consiglia di evitare tali procedure”. Questi preparati possono comunque essere molto utili per disinfettare le superfici e impedire che attraverso di esse si possa veicolare di virus.

9. La vitamina C può prevenire l’infezione con il coronavirus

Non ci sono prove a sostegno di questa voce molto comune. Se la vitamina C è un importante micronutriente con proprietà antiossidanti e anche un cofattore indispensabile in numerosi processi fisiologici per la regolazione del sistema immunitario, non c’è nessuna prova clinica che la essa possa prevenire oppure curare il COVID 19.

 

 

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Medico e ufficiale medico addestrato per il contagio biologico, membro del gruppo europeo GCP . ... Vedi profilo completo

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