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Nuova legge sulla protezione dei dati in Svizzera, l’essenziale in breve

La Confederazione ha già una legislazione di settore con la Legge federale sulla protezione dei dati (LPD) del 19 giugno 1992. Perché questo adeguamento normativo? Mentre rispondiamo a questo quesito, aspettiamo le domande delle nostre lettrici e dei nostri lettori!

di Maria Concetta Di Paolo e Marianna Cilli

Con l’applicazione della nuova legge sulla protezione dei dati personali (nLDP) a far data dal 1° settembre 2023, la Svizzera ridisegna il perimetro applicativo della disciplina in materia di trattamento dati allineandosi al quadro delineato con il Regolamento UE 2016/679.

Questo approdo normativo porta con sé un apprezzabile risultato teso all’armonizzazione degli strumenti giuridici di matrice europea con quelli predisposti dal legislatore elvetico a vantaggio della uniformità e coerenza applicativa della disciplina in materia di tutela della protezione dei dati personali oltre i confini nazionali.

Un osservatore attento rileverebbe con immediatezza che la Svizzera ha già una legislazione di settore con la Legge federale sulla protezione dei dati (LPD) del 19 giugno 1992. Allora, perché si giunge a questo adeguamento normativo?

C’è sicuramente un tecnicismo di settore da considerare dietro l’eurocompatibilità della nLDP, che si innesta con il procedimento avviato dalla Commissione Europea in tema di riesame delle sue decisioni di adeguatezza (art. 97 par. 2 lett. a GDPR).

Infatti, la Svizzera beneficia di tale decisione per effetto del combinato disposto dell’art.25 della vecchia Direttiva 95/46/CE con la LPD, in quanto è un Paese in grado di assicurare condizioni di protezione dei dati personali compliance rispetto al disposto di cui all’art. 45 GDPR.

Ma vi è di più!
Il Regolamento Europeo del 2016 ha effetti che si riverberano sull’ordinamento giuridico svizzero: si pensi ad esempio, all’art. 2 par. 3 del GDPR che trova applicazione al trattamento di dati personali relativi a interessati (ad es. cittadini svizzeri) che si trovano nel territorio dell’UE, effettuato da un titolare del trattamento ivi stabilito, quando le attività di trattamento sono connesse all’offerta di beni ovvero servizi a queste persone (lett. a) o al monitoraggio del comportamento di queste persone (lett. b).

Tuttavia, ciò che giova essere segnalato ai nostri lettori, è un dato meno burocratico e più aderente al tessuto del vissuto quotidiano: dal 1992 ai giorni nostri, si è assistito ad una rivoluzione copernicana all’insegna del digitale che ha condizionato modelli di business, con effetti collaterali sulla libertà di iniziativa economica transnazionale,  con l’identità digitale che ha affiancato, se non sovrastato, quella reale, e abbiamo iniziato a fare i conti con un nuovo concetto di territorialità dato dal metaverso (evoluzione di Internet, ndr).

I fattori su elencati sono stati elementi determinanti affinché il legislatore elvetico tornasse su una materia soggetta a continue evoluzioni.

Infatti, se da un lato, l’eurocompatibilità della nLDP amplia il ventaglio della tutela dei diritti delle persone fisiche anche alla luce degli sviluppi tecnologici nel frattempo intervenuti rispetto alla normativa risalente al 1992, dall’altro lato, porta con sé un fisiologico periodo di transizione per gli operatori economici, professionisti, pubblica amministrazione e il mondo del terzo settore, chiamati a rideterminare i propri meccanismi di compliance nell’ambito della protezione dei dati.

E ancora, si rifletta sugli interrogativi ancora irrisolti che questa innovazione porta con sé:
in che modo intercettare i bisogni di quella fascia di utenza connotata da divario digitale?
In che modo sarà assicurata la riservatezza dei propri dati?

È proprio in vista delle ambiziose sfide che ci attendono, ci è sembrato necessario realizzare una rubrica “a tempo determinato” per fornire risposte alle domande di settore poste dai nostri lettori, con l’ausilio di esperti qualificati in materia.

In attesa che i casi pratici daranno compiuta forma alla normativa ut supra citata, il lungimirante pensiero del Prof. Stefano Rodotà sulla diffusione delle nuove tecnologie come opportunità essenziale per garantire maggiore effettività ai diritti fondamentali, deve essere il faro che ci illumina.
Stay tuned!

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