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Oggi come ieri «Una vita migrante»

La lezione di Leo Zanier grazie a Paolo Barcella e Valerio Furneri

In questi mesi, nei quali siamo alle prese con il Covid19, molti hanno ripreso in mano libri o ne avranno letti di nuovi. In momenti come questi, attraversati da paure e incertezze sul come sarà il domani e su quanto questa pandemia avrà intaccato o meno le nostre certezze, serve riprendere le basi della nostra umanità come ci ricorda Hannah Arendt: «La disgrazia degli individui senza status giuridico non consiste nell’essere privati della vita, della libertà, del perseguimento della felicità, dell’eguaglianza di fronte alla legge e della libertà d’opinione, ma nel non appartenere più ad alcuna comunità».

Parimenti, visto l’approssimarsi del 50° di una data che ha segnato la storia dell’emigrazione italiana in Svizzera, l’iniziativa Schwarzenbach (7 giugno 1970), alla luce anche della decisione di qualche giorno fa da parte del Consiglio Federale di voler riprogrammare il voto sull’iniziativa dell’Udc volta all’abolizione della liberà circolazione, le parole di Leonardo Zanier (pubblicate su Reformatio e poi su Emigrazione Italiana nel 1970) ci sembrano più attuali che mai: «Lo scandalo per gli emigrati non è Schwarzenbach, è lo statuto di operaio stagionale, è in generale la condizione che ci è riservata, in Svizzera come in Francia, a stagionali e non. La tranquillità con cui ci fanno venire e la tranquillità con cui ci possono rimandare al nostro paese. Le possibilità di organizzare una economia con noi e una vita civile senza di noi. Gli sforzi che si fanno per tenerci al margine della vita politica e sindacale».

A proposito di Zanier, a metà maggio esce in libreria la sua biografia politica, professionale e intellettuale. Per gli addetti ai lavori e tutta la comunità italiana in Svizzera, un’opera molto attesa: Una vita migrante. Leonardo Zanier, sindacalista e poeta (1935-2017) (Carocci, 2020).

Dopo 4 anni di lavoro inteso, lo storico Paolo Barcella e il germanista Valerio Furneri, entrambi dell’Università di Bergamo, ci consegnano questo lavoro che rappresenta un contributo di notevole attualità. Chi era Leo Zanier? La migliore sintesi, per rispondere a questa domanda, la fornisce Paolo Barcella nella sua introduzione: «Zanier si occupò della migrazione di massa dalla prospettiva di un uomo che la concepiva come un problema sociale, affermato contemporaneamente, in modi diversi, in due territori distinti, quello di arrivo e quello di partenza».

In questo passaggio, troviamo la sintesi dei tanti temi che hanno caratterizzato la vita e le opere di Zanier e che sono riproposti con l’autorevolezza scientifica degli autori e, allo stesso tempo, con lo sforzo fatto per rendere appetibile l’opera al grande pubblico.

Schwarzenbach apre il libro, come a volerci ricordare quanto ci sia da fare ancora sul versante della xenofobia, nonostante siano passati 50 anni. Questo periodo, che produsse l’assemblea di Lucerna – dove per la prima volta tutto il mondo dell’associazionismo in migrazione trovò l’unità d’intenti, senza distinzioni d’appartenenza – si colloca in ciò che Barcella definisce il transnazionalismo di Zanier. Friuli, o meglio la Carnia, la Svizzera, il mondo sindacale e della formazione professionale sono vissuti, realizzati, compresi e narrati da Zanier con una visione che va oltre il legame territoriale. Il collante è la battaglia convinta per aumentare i diritti di chi se li vedeva negati.

Nella ricostruzione meticolosa e precisa del ruolo politico-sindacale e di formazione di Zanier ritroviamo lo straordinario contribuito che Zanier diede per migliorare la condizione dei tanti stagionali, italiani e non. Non a caso, prima dell’accordo tra Svizzera e Italia del 1948, il 24 febbraio dello stesso anno, la Confederazione decretò la non politicizzazione degli stranieri, con conseguenti migliaia di espulsioni per attività politico-sindacale e più di un milione di schedature, tra cui anche quella di Zanier. Il secondo aspetto da rilevare è quello della formazione professionale. Quest’anno si celebreranno anche i 50 anni dell’Ecap di Zurigo, fortemente voluta da Zanier e che, grazie al suo lavoro nelle Colonie Libere – di cui fu tante cose, ma soprattutto l’ideologo nella fase di massima espansione –, fu capace di introdurre in Svizzera, dopo aver introdotto anche l’Inca Cgil. Proprio nell’Ecap Zanier compì uno straordinario lavoro: formare gli italiani al di fuori dell’Italia. Era stato stagionale, ma con una solida formazione tecnica alle spalle. Il suo percorso di vita, la Carnia dalla quale veniva, che somigliava a tante realtà della provincia italiana dell’epoca, gli fecero capire che le competenze dei primi migranti, i settentrionali, dovevano essere insegnate e condivise con i tanti meridionali che a partire dagli anni Sessanta arrivavano in massa in Svizzera.

Zanier ha sempre combattuto il razzismo e la diffidenza verso l’altro e Barcella ne ripercorre le tappe in maniera straordinaria fino ai giorni nostri, soffermandosi sulla retorica che spesso attraversa la società italiana. Il ragionamento si basa anche sull’esempio della Lega Nord e di come abbia attecchito fortemente tra gli ex stagionali. Ammonendoci così: «Il passato migratorio italiano è, infatti, anche una storia di azione politica di massa, storia di riconoscimento e di adesione dei migranti alle istanze socio-economiche – non identitarie nazionali – del conflitto; storia dell’organizzazione e dell’intervento autonomo di quegli emigranti nella vita pubblica dei paesi d’arrivo. [.. ] Se c’è una lezione nella memoria e nell’azione di Leonardo Zanier che oggi può avere senso recuperare per chi ha a cuore i diritti dei migranti di ogni nazione, sta proprio in questo».

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Toni Ricciardi

Storico delle migrazioni presso l’Università di Ginevra. Codirettore della collana  «Gegenwart und Geschichte-Présent et Histoire»  (Seismo), è tra i coautori del Rapporto italiani nel  mondo della Fo ... Vedi profilo completo

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