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Oggi come ieri

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di Mattia Lento, della Fabbrica di Zurigo

Cinquanta anni fa, il popolo svizzero fu chiamato a votare per limitare fortemente la presenza straniera nella Confederazione anche attraverso espulsioni di massa della forza lavoro senza passaporto e delle famiglie al seguito. Il 7 giugno 1970, centinaia di migliaia di migranti, non solo italiani, si svegliarono con una forte angoscia nel petto. Di lì a poco avrebbero infatti saputo se il loro destino era segnato, se il popolo svizzero li avrebbe cacciati dal Paese che li aveva prima voluti per lavorare. Non fu così. Il 7 giugno 1970, la prima iniziativa Schwarzenbach, dal nome del politico che guidò la rivolta xenofoba, fu sconfitta.

Sono state scritte molte pagine su quegli anni, ma pochi conoscono, tra i migranti più giovani, la grande mobilitazione dell’associazionismo italiano in Svizzera che reagì alla campagna d’odio. Nell’aprile del Settanta, le organizzazioni italiane in Svizzera, si riunirono a Lucerna e, pur nelle differenze ideologiche, trovarono una voce comune, una sintonia di classe oserei dire, per dire no al razzismo e affermare la loro piena legittimità come soggetti politici all’interno della sfera pubblica elvetica. Quella voce fu ascoltata e arrivò anche nelle case di chi aveva il diritto di voto. Oggi come ieri in questo Paese c’è bisogno di una voce migrante, anzi di più voci, e questo a partire dalle associazioni italiane in Svizzera che devono raccogliere l’eredità dell’associazionismo di un tempo, ripensarla, trasformarla e renderla produttiva nel contesto politico, sociale e culturale di questo paese.

Quando nel 2009 entrai a far parte della Fabbrica di Nichi di Zurigo, realtà nata a sostegno dell’allora Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che oggi si chiama semplicemente Fabbrica di Zurigo e non è più legata a nessuna realtà politica italiana, il panorama dell’associazionismo italiano in Svizzera era dominato dalle vecchie strutture. Allora ci sembrava che la nuova migrazione italiana non avvertisse più il bisogno di aggregazione politica.

Oggi la musica è cambiata: la nuova migrazione italiana ha bisogno di luoghi di aggregazione, anche politica.

Oggi sono nate associazioni italiane che si rivolgono nello specifico ai nuovi arrivati, esponenti della nuova migrazione italiana hanno cominciato a occupare posizioni e ruoli all’interno di sindacati, partiti o associazioni locali e, in generale, si avverte, quantomeno in una minoranza di espatriati, la volontà di trovare dei contesti in cui esprimere una volontà politica.

Fare rete tra queste soggettività non è semplice, per più ragioni che non abbiamo lo spazio di analizzare. L’appello del Corriere degli italiani è in questo senso lodevole perché giunge in un momento in cui mettere insieme le forze è necessario: il 27 settembre 2020 si voterà per l’abolizione dell’accordo di libera circolazione tra Unione Europea e Svizzera. Questo accordo contiene al suo interno diritti fondamentali legati al soggiorno dei cittadini UE. L’iniziativa è quindi soltanto l’ultima di una serie di votazioni volute dall’UDC in questi ultimi anni per scalfire i diritti di soggiorno della migrazione europea ed extraeuropea. Per questo è necessario sconfiggerla e non soltanto di misura.

Nel 2014 molti ricorderanno la cosiddetta iniziativa contro l’immigrazione di massa. La vittoria dei sì fu uno shock per molte e molti e ha portato a un peggioramento del diritto degli stranieri, della sicurezza del soggiorno, che si è fatto sentire particolarmente in queste ultime settimane di crisi. La votazione del 27 settembre 2020 non va quindi sottovalutata.

Per contrastarla, la scorsa primavera, è nato il Culc, il comitato unitario per la libera circolazione di cui la Fabbrica di Zurigo è parte, che raccoglie più di una dozzina di organizzazioni italiane. L’attività del Comitato è stata bloccata dalla pandemia, ma ora è ripartita, almeno in alcuni contesti locali. Il Comitato è stato uno dei più recenti tentativi di fare rete tra l’associazionismo italiano ed è aperto a nuove adesioni (comitatoliberacircolazione@gmail.com). La Fabbrica di Zurigo, inoltre, ha organizzato un dibattito virtuale con altre organizzazioni (non solo italiane) il 7 giugno alle 17.00 (incontro Zoom e diretta facebook – per informazioni mattia.lento@unia.ch) per ricordare l’anniversario della sconfitta di Schwarzenbach e, soprattutto, l’importanza di battersi contro la xenofobia, oggi come ieri.

 

 

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