Pasolini, Notarangelo e la "passione" degli ultimi in mostra a Basilea | Corriere dell'Italianità

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Cultura

Pasolini, Notarangelo e la “passione” degli ultimi in mostra a Basilea

di Marianna Sica

È stata inaugurata sabato 16 novembre, nella sede del Comites di Basilea, la mostra fotografica “Lo sguardo di Pasolini attraverso gli occhi di Notarangelo”, una cinquantina di monumentali foto scattate da Domenico Notarangelo sul set de “Il Vangelo secondo Matteo” del poliedrico intellettuale Pier Paolo Pasolini. La mostra, attraverso lo sguardo penetrante di Notarangelo, riconsegna al pubblico i momenti della creazione cinematografica pasoliniana dedicata alla vita e alla morte di Gesù.

Tratte dall’Archivio Notarangelo custodito a Matera dai figli di Mimì, Peppe, Mario e Toni, le foto inseguono e fermano la gestazione della rivoluzionaria pellicola, rimandando allo spettatore quel senso di realtà tanto ricercata sia dall’autore degli scatti che dallo stesso Pasolini.

Giornalista, fotografo, cultore di Storia del Mezzogiorno e attivista politico per il PCI, Domenico Notarangelo ha dedicato una vita intera all’immagine, fotografica e giornalistica, con la stessa spasmodica dedizione con cui Pasolini ha ricercato prima nella poesia, poi nella letteratura e infine nel cinema, il compimento ultimo del “funzionamento” della realtà umana e sociale.

Una ricerca ininterrotta di “autenticità” contraddistingue i due intellettuali, Notarangelo attraverso lo sguardo fotografico puntato verso il mondo contadino, i ritmi lenti e umili degli “ultimi”, esponenti di un mondo non da “modernizzare” ma da conservare inalterato – come i Sassi di Matera – nella propria “vergogna” che oggi è Patrimonio dell’Umanità. E Pasolini nella sua magmatica e poliedrica opera totale in cui i diversi linguaggi espressivi si amalgamano, nella perenne e tormentata ricerca di mostrare la natura umana, nuda e disperata, selvaggia e primitiva, non corrotta né aggraziata ma così, come realmente è.

L’incontro umano e artistico fra i due intellettuali è testimoniato dalle immagini fotografiche di questa straordinaria mostra, in cui si erge sullo sfondo Matera, considerata negli anni ’60 ambiente reietto, sporco, emarginato, abitato dagli ultimi fra gli ultimi del Mezzogiorno d’Italia.

Ripercorrendo questo fil rouge che lega i protagonisti della mostra, la Presidente del Comites, Nella Sempio, ha aperto la conferenza sottolineando il grande onore, per il comitato tutto e per la comunità di Basilea, di ospitare quest’importante mostra, rendendola liberamente fruibile ai connazionali e non. E già sabato sera gli intervenuti al vernissage sono stati moltissimi, una sala gremita e appassionata che ha seguito la conferenza inaugurale prima di immergersi nella sequenza di fotogrammi e scatti di Notarangelo.

La Sempio ha poi sottolineato il lavoro collettivo per la realizzazione della mostra e ha vivamente ringraziato i partner che, insieme al Comites di Basilea e Zurigo e l’Associazione Pasolini a Matera, l’hanno resa possibile: dall’Ambasciata d’Italia in Svizzera, al Consolato d’Italia in Basilea, all’Istituto Italiani di Cultura di Zurigo, al CGIE, al Forum per l’Italiano in Svizzera, alla Fondazione Ecap, alla Società Dante Alighieri, l’ASRI, i giovani di GIR e Italiani in movimento/Svizzera.

Il Console Pietro Maria Paolucci, dopo avere salutato i presenti, anche a nome dell’Ambasciatore d’Italia a Berna, ha sottolineato la specifica cornice storica in cui si è formato e strutturato il percorso intellettuale e umano di Pasolini.

Percorso illustrato ampiamente dal direttore artistico, Stefania De Toma, che nella sua appassionante relazione – immedesimandosi per un tratto in Domenico Notarangelo – ha descritto, affascinando il pubblico, la genesi dell’opera di Notarangelo sul set de “Il Vangelo” pasoliniano.

Il magico flauto di Federica Privitera ha accompagnato la conferenza, agevolando con le note musicali i presenti a calarsi nella personale dimensione sacra di Pasolini e del suo Vangelo: «La mia lettura del Vangelo non poteva che essere la lettura di un marxista, ma contemporaneamente serpeggiava in me il fascino dell’irrazionale, del divino, che domina tutto il Vangelo. Io come marxista non posso spiegarlo e non può spiegarlo nemmeno il marxismo». Così scriveva Pasolini a proposito di quello che anche per l’Osservatore Romano è «il miglior film su Gesù mai girato».

Non resta, dunque, che ammirare, attraverso lo sguardo di Notarangelo, la grande passione della creazione pasoliniana. La mostra è visitabile negli spazi in cui ha sede il Comites di Basilea, Nauenstrasse 71, Basilea, fino al 1° dicembre.

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