Pensioni: votazione popolare del 3 marzo 2024. Ecco su cosa siamo invitati a decidere!

Tra le sfide più attuali c’è quella di garantire una vita dignitosa a tutti: a chi è in età pensionabile, senza penalizzare i futuri lavoratori e la loro qualità di vita. La lettera ricevuta da un lettore ci aiuta a fare chiarezza sul referendum che sta facendo tanto discutere. E non solo in Svizzera

Buongiorno, mi chiamo Fausto, sono pensionato da poco tempo all’AVS e ho doppia cittadinanza, sia svizzera che italiana. Purtroppo, non ricevo una pensione italiana perché i miei genitori si sono trasferiti in Svizzera quando ero piccolo e, di conseguenza, non ho mai lavorato in Italia. Prossimamente ci saranno le elezioni svizzere e vorrei avere qualche informazione in breve, poiché il tema dell’AVS mi tocca da vicino e sento ancora di più la responsabilità di tale votazione non solo per me ma anche per le generazioni future.

Grazie e cordiali saluti,
Fausto L., Versoix

Gentile signor Fausto,
rispondiamo ben volentieri alla sua domanda indicando solo i temi di voto senza ulteriori considerazioni. Il voto, infatti, resta costituzionalmente personale, uguale per tutti, libero e segreto.

Ebbene si! Il prossimo 3 marzo 2024 i cittadini svizzeri saranno chiamati alle urne per esprimersi su due tematiche fondamentali per il futuro dell’economia elvetica:

«Vivere meglio la pensione (Iniziativa per una 13esima mensilità AVS)»;

«Per una previdenza vecchiaia sicura e sostenibile (Iniziativa sulle pensioni)».

Per quanto riguarda il primo tema in discussione (Iniziativa per una 13esima mensilità AVS), l’iniziativa chiede di aumentare la rendita di vecchiaia dell’AVS di una mensilità. In tal caso i pensionati riceverebbero tredici mensilità invece delle dodici attuali (un aumento della rendita della rendita annuale AVS pari all’8,3 per cento) e nello stesso tempo, l’iniziativa chiede che non siano ridotte le prestazioni complementari.
Attualmente l’importo minimo della rendita di vecchiaia AVS ammonta a 1225 franchi al mese e quello massimo a 2450 franchi mensili.
Le coppie sposate o in unione domestica registrata, non possono ricevere insieme più del 150 per cento di una rendita massima individuale, vale a dire 3675 franchi al mese.

L’iniziativa del Comitato è partita dall’esigenza di un continuo aumento: di affitti, premi delle casse malati, l’elettricità e i generi alimentari sempre più cari. A tutto ciò si aggiunge il calo progressivo delle casse pensioni. Inoltre, il Comitato d’iniziativa sostiene che i costi della 13esima mensilità sarebbero in gran parte coperti poiché ora, le casse elvetiche godono di buona salute. A lungo termine invece, sarebbe necessario un contributo salariale aggiuntivo dei lavoratori pari allo 0,4 per cento che, sommato ai contributi dei datori di lavoro, dovrebbe produrre ulteriori 3,7 miliardi di franchi svizzeri per garantire i costi a lungo termine.

Il Consiglio federale e il Parlamento invece, dicono l’opposto non essendo favorevoli all’iniziativa. Entrambi ritengono che non vi sia un margine finanziario per una 13esima mensilità AVS e l’iniziativa implicherebbe altre spese. Per i pensionati che hanno problemi finanziari è previsto comunque, il sistema delle prestazioni complementari che garantisce ulteriore supporto a coloro che hanno veramente bisogno.

L’unico punto che accomuna le due parti è la preoccupazione per l’avvenire delle pensioni. Negli ultimi cinque anni sono state adottate due grandi riforme di legge per aumentare le entrate dell’AVS. Sono stati aumentati i contributi salariali e l’imposta sul valore aggiunto e dal primo gennaio del 2025 sarà aumentata l’età di pensionamento delle donne fino a equipararla 65 anni come già accade per gli uomini. Con queste due riforme, accettate anche dal popolo svizzero, dovrebbero essere garantite le finanze dell’AVS fino al 2030 circa.

La seconda tematica (Iniziativa sulle pensioni) su cui votare si collega alla prima, perché interessa proprio il futuro delle pensioni e il loro finanziamento a lungo termine.
L’iniziativa in proposito chiede di aumentare ulteriormente l’età di pensionamento per entrambi i sessi a 66 anni entro il 2033 e in seguito, di adeguarla in funzione della speranza di vita media con ulteriori aumenti dell’età pensionabile. Secondo l’automatismo proposto dall’iniziativa, l’età di pensionamento
arriverebbe a 67 anni entro il 2043.

Il Consiglio federale e il Parlamento non sostengono l’iniziativa poiché prevede uno schema troppo rigido e, nel determinare l’età di pensionamento, si dovrebbero prendere in considerazione diversi fattori come lo sviluppo dell’economia e del mercato del lavoro.


Per il comitato d’iniziativa invece, l’AVS si trova in difficoltà finanziarie e l’iniziativa sarebbe una valida soluzione per evitare tagli alle pensioni e successivi aggravi fiscali. Naturalmente dovrebbero essere considerati i lavoratori che svolgono attività lavorative usuranti con possibilità di pensionamento di settore anticipato.


Gentile signor Fausto, questa la situazione in breve come da Lei richiesto, ma per ulteriori informazioni, sarebbe opportuno consultare il sito della Confederazione svizzera e la brochure del Consiglio Federale – votazione federale del 03.03.2024 pubblicata in data 05.01.2024: marzo_IT.pdf.

La problematica delle pensioni è oramai un tema non più nazionale, ma mondiale poiché ci troviamo di fronte a una popolazione composta da un maggior numero di anziani. Solo in Svizzera, dal 2018 si osserva un nuovo aumento con una media di quasi 100 centenari in più ogni anno, di cui oltre l’80% sono donne. Questo è quanto indicato dal rapporto dell’Ufficio federale di statistica – Sezione Demografia e migrazione svizzero e spiccano in testa alla classifica dei centenari i Cantoni di Ginevra, Neuchâtel e Basilea Città.

Secondo la classifica internazionale, invece, la Svizzera si trova a metà strada, con valori simili a quelli del Belgio e della Polonia, con circa 22 centenari per ogni 100.000 abitanti.

Si stima che entro il 2050, la popolazione mondiale di anziani sarà più che raddoppiata e ci saranno più del doppio delle persone sopra i 60 anni rispetto alle nascite che sono notevolmente in calo.
Lo scenario globale porta a nuove sfide nei confronti dell’invecchiamento della popolazione e la ricerca di soluzioni che garantiscano l’autonomia delle persone anziane e servizi sanitari integrati di assistenza a lungo termine.

Nello stesso tempo nuove sfide sulla programmazione del finanziamento statale per garantire una vita dignitosa a tutti anche in età pensionabile dopo una vita di sacrifici, senza penalizzare però i futuri lavoratori e la loro qualità di vita sia in età lavorativa che pensionabile. Sicuramente non poco su cui riflettere…
Ritorneremo ancora su questa tematica e nell’attesa, Le porgo cordiali saluti.

Valeria Angrisani
Responsabile INAS Svizzera romanda

Continuare
Abbonati per leggere tutto l'articolo
Ricordami