«Per le varici una corretta diagnosi è essenziale. Le terapie devono essere personalizzate»

In Svizzera circa un terzo delle donne e quasi il 20% degli uomini hanno il problema delle vene varicose. L’intervista al dottor Reto Canevascini e al dottor Giorgio Prouse

Le vene varicose sulle gambe, comunemente note come varici, rappresentano una condizione frequente. Talvolta si manifestano solo come un inconveniente estetico, ma, in altre circostanze, possono provocare fastidi e, in casi più gravi e meno frequenti, causare danni significativi alla pelle.

Le vene varicose sono un problema diffuso: stando ai casi conclamati, in Svizzera – in linea con quanto si riscontra in Europa – riguardano circa un terzo delle donne e quasi il 20% degli uomini.

L’incidenza delle varici cresce con l’avanzare dell’età, a causa della graduale perdita di resistenza della parete delle vene e dell’elasticità del tessuto sottocutaneo e della pelle. Con l’aumento dell’aspettativa di vita, si prevede un conseguente incremento di vene varicose nella popolazione.

Ne abbiamo parlato con il dottor Reto Canevascini, Medico Caposervizio di Angiologia, e il dottor Giorgio Prouse, Medico Caposervizio di Chirurgia Vascolare e Angiologia, Centro Vascolare Ticino, Dipartimento di Chirurgia, Ente Ospedaliero Cantonale.

Cosa sono le vene varicose?

Dottor Reto Canevascini

Dr. Canevascini: “Le vene varicose sono vene superficiali delle gambe che si sono dilatate e sono divenute tortuose, causando un rallentamento del flusso del sangue. È una condizione che si verifica quando le valvole all’interno delle vene, che normalmente aiutano il sangue a fluire verso il cuore, non funzionano correttamente. In questo caso, dunque, il flusso sanguigno ristagna nelle vene, determinando un incremento della pressione nel vaso e la dilatazione dello stesso. Le varici appaiono spesso come rigonfiamenti visibili sotto la superficie della pelle, tipicamente di colore bluastro o violaceo. A seconda delle vene coinvolte, si parla di varicosi troncale, che si manifesta nelle vene più grandi e superficiali, varicosi dei rami, più piccoli delle vene troncali e vene a ragno o varici reticolari che interessano vene estremamente piccole presenti nella pelle e disposte a rete”.

Da quali fattori sono provocate e quali sono i sintomi principali?

Dr. Prouse: “Le cause delle vene varicose sono diverse e possono includere una predisposizione familiare, l’indebolimento delle pareti venose e delle valvole, l’età avanzata, la gravidanza, il sovrappeso, la sedentarietà, lunghi periodi passati in posizione eretta, traumi e altre patologie venose più rare. Il fumo, inoltre, indebolisce la parete delle vene, può contribuire a un peggioramento della situazione e aumenta anche il rischio di complicanze legate alle varici. Le vene varicose possono comportare dolore, sensazione di pesantezza alle gambe, crampi, gonfiore e cambiamenti della pelle nella zona interessata. Sulle gambe risultano sempre più evidenti vasi sanguigni di colore bluastro, con forme nodulari, traiettorie tortuose e dilatazioni. Nei casi più avanzati, oltre al prurito possono manifestarsi alterazioni della pelle di vario genere, da semplici cambiamenti del colore che vira verso una tonalità brunastra, fino alla comparsa di ulcerazioni, cioè ferite cutanee aperte, che risultano essere molto complesse da trattare e possono richiedere molto tempo per guarire. Altra complicanza legata all’insufficienza venosa è la tromboflebite superficiale, per cui si formano dei coaguli all’interno della vena dilatata”.

Dottor Giorgio Prouse

Come funziona la diagnosi?

Dr. Prouse: “Il primo interlocutore del paziente è sempre il medico curante, che, in base alle sue competenze, può fare una prima valutazione. Di solito, per diagnosticare il problema, servono una visita accurata associata a un esame non invasivo, senza dolore né rischio, effettuato abitualmente dallo specialista vascolare tramite sonografia. Questa tecnica, che utilizza gli ultrasuoni, è estremamente efficace e senza effetti collaterali. È molto importante avere un esame ben fatto per capire il da farsi e individuare quale possa essere la soluzione migliore”.


Quando un paziente si presenta da voi per ulteriori approfondimenti, cosa può aspettarsi?

Dr. Prouse: “In un primo tempo il paziente viene avviato a una visita diagnostica in regime ambulatoriale. Ciò avviene in tutte le nostre sedi del territorio ticinese. A seconda della decisione terapeutica, poi, vengono offerti trattamenti, anch’essi in regime ambulatoriale. In ciascuna delle nostre sedi proponiamo le medesime cure garantendo la stessa elevata qualità”.

Come si può intervenire se le varici non si presentano a uno stadio avanzato o con altre complicazioni?

Dr. Canevascini: “Nella terapia conservativa, che non utilizza metodi o strumenti di rimozione della vena, la contenzione elastica, con l’utilizzo di calze a compressione graduata, resta la terapia più efficace e riconosciuta per contrastare i sintomi, causati dal ristagno del sangue e dal gonfiore che ne consegue. Purtroppo la calza compressiva risulta a volte scomoda da indossare e non viene ben tollerata da tutti, soprattutto nei mesi più caldi quando sarebbe maggiormente necessaria. Fa parte della terapia conservativa anche l’adozione di uno stile di vita attivo, facendo passeggiate regolari ed evitando il sovrappeso e il fumo. Si può anche ricorrere a farmaci vaso-attivi, che possono essere assunti per bocca o applicati a livello locale sotto forma di creme, pomate e gel. Questi medicinali hanno un certo appeal presso i pazienti, anche per la frequente presenza, nella loro formulazione, di componenti naturali come i mirtilli o le foglie di vite o di castagno. Va però sottolineato che non sono risolutivi o curativi, ma possono agire sui sintomi, tendendo a ridurre il gonfiore e quindi la sensazione di pesantezza e affaticamento degli arti inferiori, soprattutto durante la stagione estiva, col caldo”.

E se, invece, lo stadio dell’insufficienza venosa è già avanzato o i rimedi risultano insufficienti?

Dr. Prouse: “Sul fronte dell’interventistica ci sono tre metodi principali, che possono essere combinati tra di loro a seconda delle esigenze specifiche del singolo paziente: la scleroterapia, che consiste nell’iniezione di una sostanza che porta alla chiusura delle vene; la terapia chirurgica tradizionale, in cui si asportano le vene; l’uso del laser endovascolare, in cui si causa l’occlusione delle vene bruciandole con la fibra ottica del dispositivo, introdotta nei vasi interessati”.

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