Piccolo pensiero per il 25 aprile | Corriere dell'Italianità

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Politica

Piccolo pensiero per il 25 aprile

di Vinicio de Vito

Ci sono pagine della storia affette da troppa bellezza.

A volte si tratta letteralmente delle pagine consumate dei libri di storia di scuola, poi col tempo approfondite, coltivate, ampliate (non abbastanza da farne un mestiere ma neanche così poco da dover ricominciare ogni volta da capo).

Le pagine in cui si racconta dei capi politici, dei comandanti militari, degli intellettuali, i loro trionfi e le loro cadute, tutto forgiato nella fucina di un immane maestro di uomini ed eventi, tutto concepito per restituire l’Onore all’umanità, alla terra che tutti abitiamo.

Pagine in cui eserciti di individui liberi e valorosi, nessuno anonimo, nessuno muto e servo, assumono l’obbligo della disciplina politica e militare come un giogo sublime, come il vincolo sacro che schiuderà un mondo di Giustizia.

Pagine in cui le piazze, il popolo, le folle, per una legge inflessibile prive di grazia e sempre troppo piene di santità, divengono giudici saggi e attori perfetti, interpreti maturi di rivolgimenti che annunciano una nuova età.

La Resistenza è una di queste pagine del cuore. Tanto piene di bellezza da essere accecanti, da divenire infrequentabili.

La Resistenza come fatto indubitabile, a maggior ragione e a maggior gloria al cospetto della sua crudeltà.

La Resistenza con la sua retorica che la vuole popolata solo di eroi generosi; tanto più nobile e monda grazie al sangue versato dei fascisti, anche quelli caduti dopo la vittoria nostra; la Resistenza come scelta di campo, adesione a una fede poeticissima, racconto epico ed esperienza quotidiana di una speranza incarnatasi, del riscatto avvenuto, della libertà riguadagnata, del sacrificio premiato.

 

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