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Economia EVIDENZA

Più donne nelle imprese quotate in borsa e ai vertici

di Laura Incandela  

Cominciamo il 2021 con una buona dose di soddisfazione per aver ottenuto un significativo risultato in materia di parità di genere. Ogni piccolo passo in avanti ci fa ben sperare in una società  più equa. A partire da gennaio, le grandi imprese quotate in borsa con sede in Svizzera dovranno adeguarsi alle nuove direttive del Consiglio Federale, introducendo il 30 % di donne nei Consigli di Amministrazione CdA e il 20% di presenza femminile ai livelli manageriali più alti. 

Una misura inserita nell’ambito della riforma del diritto della società anonima volta a rafforzare la rappresentanza femminile nelle cariche dirigenziali. 

Quote rosa, la svolta monca della Svizzera. 

Come ci si è arrivati ormai conta ben poco, il provvedimento, lo ricordiamo, è passato per un solo voto. Si tratta comunque di una legge incompleta in quanto non è prevista alcuna sanzione per le imprese interessate, che sono quasi 250. Queste, infatti, si limiteranno a  spiegare perché gli obiettivi non sono stati raggiunti ed eventualmente esporranno le misure previste per rimediarvi. Per i CdA, l’obbligo di mettersi in regola scatta nei cinque anni successivi l’entrata in vigore della legge e per la direzione dieci dopo.  

La situazione attuale.

La presenza delle donne tra i quadri dirigenti è insufficiente. Nei consigli di amministrazione delle cento imprese più grandi del Paese, su 10 membri sono presenti soltanto due donne, ed una su 10 nei livelli apicali. Tutto questo in barba al principio di uguaglianza dei generi che troviamo solennemente scolpita nella Costituzione Federale dal 1981.

Quello che maggiormente preoccupa è la tempistica: quanto tempo impiegheranno le imprese a passare dalla teoria ai fatti? I provvedimenti legislativi approvati a suon di battaglie, con tanta fatica e tanto sudore da parte di tutte le organizzazioni che fanno della parità di genere il proprio vessillo, raggiungono troppo lentamente l’obiettivo di una equità reale. Sconfortante il risultato di una ricerca del 2019 effettuata dal World Economic Forum, volta a capire quanti paesi avrebbero raggiunto la parità di genere nel giro di dieci anni, la risposta perentoria è: nessuno. La Svizzera non fa eccezione.

Gli impegni assunti anche dalla Svizzera, nell’ambito dell’Agenda 2030 per il raggiungimento dell’uguaglianza tra sessi faticano a prendere corpo e il tempo scorre inesorabile. Non sono mancate, a più riprese le critiche del Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione contro le donne. Nonostante le sollecitazioni la Svizzera non dispone di una strategia nazionale per la parità di genere.

Occorre prima di tutto una giusta coscienza da parte dei politici che prendono tempo e tergiversano. Sono ancora soprattutto  gli uomini a fare politica, anche se le decisioni valgono per tutti. 

Le quote sono solo uno strumento.

Non si tratta di voler dare più potere alle donne, ma semplicemente di dar loro la possibilità  di dimostrare le proprie capacità e le proprie idee; le quote sono solo uno strumento – utile certamente e necessario sicuramente – per spingersi verso l’obiettivo di una equità reale e sostanziale a tutti i livelli. Alle soglie di presenza femminile è utile affiancare una strategia legislativa e di governo più ampia e coraggiosa che non sia miope e che tenga conto dei profondi cambiamenti in atto nella nostra società. Le quote rosa servono a far affiorare le donne di talento. Ce ne sono tante ma devono avere l’opportunità  di mostrare sul campo quello che sanno fare.

Il COVID ha dato la stangata più forte alle donne e il tema delle pari opportunità è diventato ancora più fragile. Sono rientrati in presenza più manager uomini che donne, visto che molte di loro sono rimaste a casa per seguire la famiglia, utilizzando lo strumento del telelavoro. Ma sappiamo bene che le relazioni costruttive e i giochi di potere si fanno guardandosi in faccia, non davanti ad una tastiera. Non bisogna dimenticare che sono le diversità ad imprimere dinamismo in un’azienda. 

Per aiutare il sistema Paese dobbiamo studiare strategie che permettano a tutti di esprimersi nel miglior modo possibile. Le donne in questo sono già oggi, e domani lo saranno ancora di più, una risorsa molto importante. La parità di genere deve invadere il nostro sistema economico. Più donne occupate non è solo un obiettivo di sviluppo e di uguaglianza, ma di crescita economica, poiché i talenti, il capitale umano e la produttività delle donne hanno il potenziale di trasformarsi in vero e proprio valore economico.

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