Privacy: che fine faranno le immagini dei trasgressori? | Corriere dell'Italianità

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Privacy: che fine faranno le immagini dei trasgressori?

Ha destato molto scalpore in Italia la decisione di tenere sotto controllo la popolazione attraverso i droni, cioè piccoli oggetti volanti comandati a distanza e in grado di fotografare e filmare con un alto tasso di precisione cose e persone in lontananza. Questi strumenti sono stati utilizzati con la finalità di scovare i trasgressori dei decreti volti a scongiurare l’estensione della pandemia di COVID-19 e limitare la libera circolazione delle persone sul territorio nazionale, le quali si sono trovate addirittura impossibilitate ad allontanarsi di pochi metri dalla propria abitazione o incontrare altri.

Fino a che punto è tollerabile l’interferenza della tecnologia con il controllo delle persone?

Se la finalità è apparsa chiara sin da subito, è sorta la domanda legata alla tollerabilità di un tale uso tecnologico e che utilizzo avranno in futuro le immagini scattate agli italiani, che sebbene trasgressori, hanno pieno diritto di vedere tutelata la propria privacy.

Come molti sapranno, l’utilizzo dei droni non è propriamente ludico, nemmeno se acquistati per mero hobby e presso i negozi della grande distribuzione. In generale si può affermare che l’uso dei droni è regolamentato dalla legge e che tali strumenti devono essere assicurati. Infine i droni di peso uguale o superiore ai 250 grammi richiedono addirittura un’apposita registrazione e patentino per poterli levare in volo.

L’ente nazionale per l’aviazione civile, l’E.N.A.C., è l’organo nazionale deputato alla regolamentazione dell’uso dei droni; riguardo all’emergenza sanitaria, che si è abbattuta sull’Italia, è il soggetto che ha autorizzato le forze dell’ordine al loro utilizzo per controllare le persone. Tale decisione non è stata presa con leggerezza, si sono susseguiti vari scambi di opinioni con il dipartimento di pubblica sicurezza con l’intento di trovare il corretto bilanciamento tra il bisogno di contenere la pandemia e il diritto alla riservatezza di ogni cittadino, espressamente previsto dalla Costituzione e dalla normativa dedicata alla privacy.

È prevalso l’orientamento secondo il quale la necessità di tutelare la salute pubblica giustifica azioni di controllo, anche attraverso mezzi meccanici, ma che non devono comunque sfociare in una incontrollata azione di violazione del diritto alla riservatezza dei singoli. In sostanza, nel confronto tra tutela della salute pubblica e privacy ha vinto l’interesse pubblico su quello del singolo.

Anche la normativa in tema di riservatezza, il sempre presente GDPR 679/2016, ha specificato che in casi particolari, come quelli che stiamo vivendo e connotati da finalità d’interesse pubblico e di sicurezza, le attività di controllo non hanno bisogno di una specifica autorizzazione, a meno che non vi sia una lesione dei diritti fondamentali del singolo o della sua dignità e purché al di fuori dei luoghi di domicilio e dimora.

L’ente europeo si è espresso delegando le autorità nazionali a organizzare i controlli e gestire i dati raccolti.

Il dialogo su questo argomento ha raggiunto anche il livello sovranazionale. L’Europa ha raccomandato ai vari stati nazionali due cose: che tali dati dovranno essere protetti da ingiustificate divulgazioni a soggetti non autorizzati e che le attività di controllo potranno essere svolte per il periodo di tempo connesso all’emergenza Covid-19, senza introdurre quindi una nuova prassi di controllo diffuso per il futuro.

A chi si chiede, dunque, che fine faranno le immagini captate dai droni una volta finita l’emergenza sanitaria si dovrà rispondere che dovranno essere distrutte, cancellate e non potranno essere utilizzate per finalità diverse da quelle per le quali erano state autorizzate, cioè sanzionare i cittadini non rispettosi delle limitazioni di movimento imposte dal governo italiano.

Se per quanto riguarda le sanzioni di natura amministrativa si può prevedere che il periodo di utilizzabilità di tali immagini sarà abbastanza ridotto, poiché – salvo il caso di ricorso – il pagamento della multa seguirà normalmente di poco l’elevazione della sanzione, il vero problema temporale riguarderà l’ambito penale, cioè le trasgressioni più gravi che impegneranno lo Stato addirittura con un processo. A tale proposito è facile sostenere che le immagini rubate ai cittadini potranno essere usate contro gli stessi davanti a un tribunale; in particolare saranno considerate attività d’indagine non ripetibili e finire sul tavolo del giudice chiamato a pronunciarsi sul fatto. Circa la loro esistenza in natura, infine, è bene precisare che non verranno eliminate, poiché conservate nel fascicolo processuale a eterna memoria, anche dopo che il processo si sarà concluso.

In sostanza, sebbene abbia davvero impressionato vedere i droni inseguire e filmare i cittadini italiani, la conclusione è che questa attività di monitoraggio sia pienamente conforme alla legge vigente, poiché risponde a una esigenza di carattere superiore rispetto a quella del singolo ed è rispettosa dei  principi di necessità e di adeguatezza all’emergenza che il popolo italiano si è trovato a vivere.

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Sara Botti

Avvocato italiano. Nata sul lago di Iseo, si è laureata a Milano e ha fondato nel 2012 il suo studio legale a Brescia. Vive a Zurigo, dove si occupa di consulenza legale per gli italiani all’estero. M ... Vedi profilo completo

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