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Quando la soluzione è facile ma nessuno ne parla

Gli studi genomici, a detta di esperti internazionali e istituti di ricerca prestigiosi, confermano l’origine naturale del virus SARS-CoV-2: le mutazioni, che hanno portato alla formazione di un organismo estremamente contagioso e capace di uccidere, sono un risultato di un adattamento ambientale, allo stesso modo in cui ogni specie vivente su questo pianeta si evolve e cambia per poter sopravvivere. Lo dicono in molti, anche Anthony Fauci, immunologo di fama mondiale, facente parte della Task Force sul coronavirus dell’amministrazione Trump. Eppure il presidente degli Stati Uniti insiste nell’accusare la Cina di scarsa trasparenza sull’origine del nuovo coronavirus. Il sospetto è che si tratti di un organismo sfuggito a un laboratorio di ricerca. A ben vedere entrambe le ipotesi potrebbero essere corrette, senza tuttavia escludersi a vicenda.

È meglio sgomberare il campo da equivoci prima che l’occhio guardi solo dove arriva il dito, col rischio di perdere di vista la causa primaria del dramma che stiamo vivendo e con essa la possibilità che il problema non si ripeta più. Mettiamo innanzitutto in chiaro che virus, batteri, funghi sono organismi da sempre studiati, analizzati in laboratorio. Addirittura, in alcuni laboratori esistono vere e proprie banche biologiche dei peggiori patogeni, anche quelli eradicati da tempo. È necessario mantenere tali banche, perché la ricerca vada avanti, perché sia possibile trovare metodi sempre più efficaci per tutelarci dagli agenti infettivi. I virus che causano la SARS vengono studiati in laboratorio esattamente come tanti altri agenti infettivi. Ciò non cambia che il SARS-CoV-2 sia un prodotto della natura.

Abbiamo visto comparire nel tempo numerosi microorganismi sconosciuti in precedenza. È il caso, ad esempio, del virus che causa l’Ebola o dello Zika virus. La quasi totalità proviene da animali selvatici, che però non hanno colpa. Da quando esiste il mondo, ogni essere vivente è portatore di microorganismi che possono essere innocui per una specie e pericolosi per un’altra. Gli esseri umani non fanno eccezione a questa regola. Noi, infatti, siamo portatori di un autentico zoo di microorganismi di cui fanno parte batteri, funghi ma anche virus, benigni per ciò che ci riguarda. Tutti assieme, questi microorganismi, che ci popolano, costituiscono il 3% del nostro peso.

Fino a quando ogni essere se ne sta nel suo compartimento ambientale, non c’è rischio di contaminazione reciproca. L’ecosistema funziona in armonia e sicurezza.  L’azione dell’uomo ha portato e sta portando alla distruzione di ecosistemi i cui abitanti, trovandosi letteralmente senza casa, si spostano nelle nostre vicinanze. Così mordiamo la mela morsa dal pipistrello. Avviene il cosiddetto spillover. Il virus passa da animale a uomo.

L’essere umano, poi, non si limita a distruggere gli habitat. In alcuni casi, egli va intenzionalmente a cacciare le specie selvatiche per nutrirsene. I pipistrelli sono parte della dieta in diverse nazioni asiatiche. La lista delle specialità “esotiche” purtroppo è tristemente lunga. Nel momento in cui portiamo in cucina, o anche solo tocchiamo, una specie selvatica, corriamo un rischio. La soluzione al problema non è ovviamente sterminare i pipistrelli, come si potrebbe pensare.

Abbiamo bisogno della diversità biologica. La nostra vita dipende da essa. I pipistrelli, per esempio, contribuiscono all’impollinazione e soprattutto mangiano zanzare, vettori di malattie ben più temibili del COVID-19, quali Malaria, febbre Dengue, febbre Zika. Sterminare i pipistrelli equivale a condannarci a morte. La soluzione sta nel lasciare in pace in pipistrelli, senza mangiarli e senza distruggere il loro habitat.

Come evitare dunque che si verifichi ancora una pandemia? Semplicemente vietando il consumo di animali selvatici.  Che lo vogliamo o no, la soluzione sta nel rispetto dell’ambiente.

Attualmente nessun politico affronta il problema. Solo i media cominciano ad occuparsene. Si tratta di poche flebili voci all’interno di un dialogo focalizzato sempre e soltanto sul contenimento dei sintomi. Non sorprende. Risolvere i problemi costa poco ma non paga.

Una cosa è certa. Se non verrà fatta pressione a livello politico internazionale perché il consumo di specie selvatiche cessi, la storia si ripeterà, forse già il prossimo anno.

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