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Quanto è pericoloso il coronavirus 2019-nCoV?

L’ 8 dicembre dello scorso anno le autorità cinesi hanno dato notizia del primo paziente affetto da coronavirus 2019-nCoV a Wuhan. Da quel momento non si fa che parlare del pericoloso patogeno. Ma quale il rischio reale che stiamo correndo. Per valutare il rischio è necessario innanzitutto calcolare il tasso di mortalità all’interno della popolazione infetta. Questo si calcola in percentuale dividendo il numero totale dei soggetti deceduti per quello dei malati, identificati fino ad oggi. Sembra semplice ma non lo è. Non esiste infatti certezza sul numero dei contagi. Sfuggono alla stima le persone in cui la malattia ha un decorso asintomatico e che dunque non si recano presso strutture sanitarie ad effettuare un controllo. Vediamo comunque l’evoluzione del tasso di mortalità per coronavirus 2019-nCoV, tenendo conto che esiste un ampio margine di errore.

Il 29 di gennaio, la mortalità si aggirava attorno al 2.2%, con 132 morti e 5974 contagi accertati. Il 2 di Febbraio il tasso di mortalità è calato al 2%, con un totale di 305 morti e 14556 contagi. Mettiamo questi dati a confronto con quelli della SARS del 2003 e dell’influenza cosiddetta stagionale. Il numero totale di soggetti infetti da SARS fu di 8096, dunque molto inferiore rispetto ai contagi da 2019-nCoV registrati fino ad oggi. Il tasso di mortalità per SARS, tuttavia, raggiunse il 10%. I morti causati dall’influenza stagionale, secondo i dati riportati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono mediamente pari a 290 000-650 000 ogni anno, per 5 milioni di pazienti infetti. Stiamo parlando di un tasso di mortalità da influenza di parecchio superiore a quello del 2019-nCoV. Riassumendo, si potrebbe pensare che il coronavirus 2019-nCoV sia meno pericoloso rispetto alla SARS e molto meno pericoloso rispetto ai virus influenzali stagionali, che, ironicamente, fanno scarsa notizia. Ci stiamo forse preoccupando per nulla? È presto per dirlo. I numeri sono in continua evoluzione. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha dichiarato, nel frattempo, lo stato di emergenza globale. Preoccupano soprattutto i paesi con un sistema sanitario debole e impreparato, che potrebbero vanificare gli sforzi compiuti fino ad ora per contenere la diffusione della malattia. È di questi giorni la notizia di un primo morto al di fuori della Cina, precisamente nelle Filippine. Continuiamo dunque a seguire l’evolversi dei fatti. L’importante, pur senza abbassare la guardia, è che non si finisca per politicizzare o strumentalizzare la situazione, cavalcando l’onda dell’isteria collettiva. Auguriamoci che vengano spese energie lì dove serve, non dove fa comodo.

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