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Quanto vale un Passaporto UE?

COMPRAVENDITA DI CITTADINANZA, UNA SITUAZIONE CHE RIGUARDA ANCHE L’ITALIA

di Paola Fuso

In questi giorni sul tavolo della Commissione Europea è al vaglio una faccenda molto delicata: alcuni Paesi europei, attraverso dei programmi per attirare investimenti stranieri, di fatto vendono a peso d’oro l’ambitissimo passaporto europeo. La pratica non è recente ma l’aumento considerevole del PIL di certi Paesi ha sollevato un vespaio.

Da un lato l’occasione offre il destro per riconsiderare la fortuna nel possedere un passaporto dell’Unione Europea, soprattutto in tempi in cui l’Istituzione viene dileggiata (a torto, visti i risultati economici della Brexit); dall’altro è utile per ricordarci dei vantaggi connessi alla condizione di cittadino europeo. Mi riferisco al fatto che con il passaporto europeo si può vivere e lavorare in 27 diversi Paesi senza contare le agevolazioni che un cittadino UE ha anche per lavorare in Svizzera rispetto a chi è extra UE. 

Proprio su questi vantaggi e libertà alcuni Paesi hanno convenuto di costruire un business vero e proprio e consentire un acquisto di cittadinanza “facilitato” a chi investe nel Paese somme considerevoli di denaro. 

Ne è un esempio paradigmatico Cipro ove è possibile ottenere la cittadinanza (quindi il passaporto UE) per chi investe più di 2 milioni di euro; o Malta dove, (almeno fino al 1 settembre 2020) era sufficiente un investimento pari a poco più di 1 milione di euro.

Il problema è che questo mercato (si stima che Cipro abbia incassato poco meno di 10 miliardi di dollari in 7 anni) lede profondamente il sistema di valori su cui si fonda l’Europa. 

La libertà di circolazione e di stabilimento che caratterizza l’UE, e che ne è il fiore all’occhiello, diventa la causa della cd. “compravendita di cittadinanza” e allo stesso tempo lo strumento per fare di quelle libertà la via per ottenere profitti illeciti. Non è escluso che chi può permettersi di investire somme così alte per diventare cittadino cipriota, maltese o bulgaro siano persone molto ricche ma anche potenzialmente “indesiderate”. D’altro canto non avere carichi civili o penali pendenti non rientra  tra i presupposti richiesti dalle leggi di queste nazioni. Il risultato è che, una volta divenuti cittadini di questi Paesi e dunque europei, possono contare su un territorio molto vasto per gestire i propri affari. 

La soluzione più semplice dovrebbe essere vietare quella che è una vera e propria vendita di passaporti ma vi è un limite giuridico: le politiche di acquisizione della cittadinanza sono decise dal singolo Stato quindi le regole possono essere più o meno restrittive.

Dovendo ragionare in termini di denominatore comune i requisiti sono sempre: 1) la presenza sul territorio dello Stato per un certo periodo di tempo 2) e/o l’esistenza di legami affettivi.  Quello che cambia è l’estensione temporale della residenza o il tipo di legame valido ai fini della richiesta della cittadinanza.

Ed ogni paese si regola autonomanente e per varie motivazioni.

Pensando ai legami familiari e con riferimento all’Italia, è possibile per chiunque abbia un antenato maschio italiano richiedere un passaporto italiano (si pensi ai Paesi ove la cittadinanza segue lo ius soli come in America). Per parte di padre questo diritto va indietro nel tempo fino al 1861, anno di nascita dell’Italia, per parte di madre  fino al 1948.

In tal caso è necessario dimostrare di discendere dal soggetto originariamente cittadino italiano (senza limiti di generazioni) e che non vi siano interruzioni nella trasmissione della cittadinanza (come potrebbe avvenire, ad esempio, in caso di naturalizzazione straniera dell’ascendente).

Altro discorso nel caso la richiesta di cittadinanza venga fatta da uno straniero: in tal caso occorre essere legalmente residenti in Italia per 10 anni  (nel caso di stranieri extracomunitari), o 5 anni per gli apolidi o rifugiati e 4 anni per i cittadini comunitari. Inoltre è necessario non avere precedenti penali e dimostrare di possedere un reddito minimo negli ultimi 3 anni stabilito in 8.263,31 € per ogni anno.

Nel caso di Malta, Cipro e Bulgaria l’acquisizione è di fatto subordinata al solo investimento e quindi possibile solo per chi dispone di ingenti quantità di denaro, la cui provenienza non è soggetta ad alcun vaglio da parte delle autorità, mettendo così a rischio la sicurezza dell’intera Unione. 

Vedremo i prossimi passi dell’UE ma sicuramente andrebbero stabiliti dei parametri condivisi ai fini della concessione della cittadinanza o agire indirettamente sui Paesi sotto osservazione imponendo il rispetto di leggi che garantiscano la lotta alla corruzione.

L’impresa si prospetta molto ardua.

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Paola Fuso

Nata a Cutrofiano (Le), ha conseguito il titolo di Dottore di Ricerca presso la Fondazione Marco Biagi a Modena specializzandosi in diritto del Lavoro e delle Relazioni Industriali. Esperta di lavoro ... Vedi profilo completo

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