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Resterà di proprietà degli svizzeri il marchio di cioccolato “Torino”

Chocolats Camille Bloch è un’azienda svizzera a conduzione familiare con sede a Courtelary, nella regione del Giura bernese.

L’azienda, che è giunta alla terza generazione, ha come missione lo sviluppo di una cultura nel mondo del cioccolato.

Oggi la Camille Bloch è il quinto produttore di cioccolato in Svizzera e dà lavoro a 180 dipendenti con una produzione di circa 3700 tonnellate di specialità al cioccolato.

Circa il 20% della produzione viene venduta al’estero, in modo particolare con i marchi Ragusa e Torino, quest’ultima ‘tavoletta’ fu lanciata nel mercato nel 1948 dal fondatore dell’azienda anche se fu nel 2003 che l’azienda Svizzera registrò il marchio “Torino”.

Fino a qui i fatti e la storia.

Il problema è che in Italia la città Sabauda insorge chiedendosi se Torino può essere un marchio svizzero.

“Peggio di quello di formaggi come il “parmesan”, forse si potrebbe parlare di pubblicità ingannevole” – Così tuona La Stampa, nell’edizione del 11 ottobre scorso, senza mezze misure per raccontare il caso di questo cioccolato che sta creando un piccolo caso diplomatico tra Torino e la Confederazione.

Ora, si deve anche sapere che nel 1996 un cioccolataio piemontese, Guido Gobino, depositò in Italia il marchio “Tourinot”, gianduiotto ben conosciuto. Quando però il nostro pasticcere provò a depositare il suo marchio in Europa, scoprì che Camille Bloch aveva fatto opposizione, diffidandolo a commercializzare i suoi gianduiotti in Svizzera e nel resto d’Europa in quanto il nome “Tourinot” avrebbe potuto essere confuso col marchio “Torino”.

Continua La Stampa: “Se il cioccolataio italiano depositasse il nome Zurigo e mettesse in commercio un cioccolato con il nome della città svizzera e con sopra la bandiera italiana, oltre a non avere senso, dalla patria di Guglielmo Tell calerebbero su Torino i Lanzichenecchi e ci vorrebbe un altro Principe Eugenio disposto a correre nuovamente in nostro soccorso”.

Torino può dunque legalmente essere un marchio Svizzero?

Si, è possibile.

O quantomeno lo era prima.

Oggi i criteri per controllare i brevetti sono più rigidi e una situazione del genere non dovrebbe più verificarsi, almeno questo è quanto asseriscono i solerti dirigenti del ministero dello Sviluppo Economico che si interessa di marchi e brevetti.

La situazione è così complessa che serviranno per le verifiche diversi giorni.

Al riguardo è intervento il presidente dell’Unione Industriali Torinesi, affermando che “non dovrebbe essere possibile usare il nome di città per un prodotto, ma intanto accade e la lotta all’italian sounding” (ciò che ricorda il made in Italy) dovrebbe passare anche da questi casi.”

Insomma la solita storia un po’ italiana.

Da secoli il cioccolato torinese è riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo.

Oggi ci si accorge che il marchio della città piemontese è importante ma nessuno ha saputo salvaguardarlo!

 

p.s : Oggi Gobino gestisce un azienda di successo  con oltre 50 dipendenti e lui stesso ricorda: “ho iniziato dalla Svizzera perché lì sono i veri intenditori, e ho pensato che se sfondavo in Svizzera allora voleva dire che il mio cioccolato poteva andare ovunque”.

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