Ricordando Ottavio Missoni, l’antidivo. 100 anni e non sentirli | Corriere dell'Italianità

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Ricordando Ottavio Missoni, l’antidivo. 100 anni e non sentirli

In foto: Ottavio e Rosita Missoni; credit Giuseppe Pino 1984

Da quanto tempo conosco “I Missoni”? Da sempre. Da quando, molto giovani, cominciammo -io nel giornalismo, loro nella moda- la nostra avventura nel mondo del lavoro. Un lavoro che vede Ottavio (Tai, per gli amici) e Rosita uniti in una scalata rapidissima al successo, grazie alle loro creazioni così nuove, così “diverse” che meritano subito i più alti riconoscimenti internazionali.

Tai e Rosita: la coppia più geniale, più simpatica del mondo della moda.
Ricordo Tai alla Casa Bianca: con quale rapidità riuscì a “rompere il ghiaccio” parlando in anglo-dalmata; o all’inaugurazione del “Comedy Italian Style” al Museum of Modern Art a New York, con Mrs. John Rockfeller III. O nel corso di un’intervista televisiva, quando diventa lui il conduttore e, pur cercando di pensare ai fatti più angosciosi per restare seria, non riesci a trattenere una risata. Grande, grandissimo Tai. E grande, grandissima Rosita. Com’è risaputo, si conobbero alle Olimpiadi di Londra nel 1948: Ottavio era finalista nella gara dei 400 metri con ostacoli; Rosita aveva 16 anni. Dopo cinque anni si sposano (Rosita ha raggiunto la maggiore età: all’epoca, 21 anni). Si inventano un nuovo lavoro, a maglia, e il “put to getter”: diventano -e saranno sempre- “I Missoni”, binomio inscindibile. Le mostre, le presentazioni, i riconoscimenti (che oggi si definirebbero planetari) si susseguono senza sosta; non basterebbe un’intera pagina per elencarli tutti! Così, ci limitiamo a ricordare nel 73, a Dallas, il Neiman Marcus (considerato l’Oscar in campo moda), il “Glamour USA Award; la medaglia d’oro di Benemerenza Civica per il contributo al prestigio di Milano a Ottavio, e a Rosita -oltre ai premi più prestigiosi, come il “Leonardo” alla carriera- vengono dedicati una stella, e un fiore! E nasce il neologismo “missonato”.  

Straordinariamente simpatico, comunicativo, dotato di un senso filosofico personalissimo che lo porta a comprendere ansie, problemi ed entusiasmi dei giovani, Ottavio è anticonformista, antidivo e modesto per eccellenza (“Missoni -disse Gianni Brera, uno dei suoi amici più cari- non ha mai vantato né successi, né guadagni, è pronto ad adeguarsi a qualsiasi ambiente, a qualsiasi compagno occasionale o non”). Fra le innumerevoli interviste che gli feci, voglio condividere con voi questa:

Le interviste con te, Tai, sono sempre eccezionali: sei un vulcano, un fuoco d’artificio, spiritoso, caotico, talvolta un po’ polemico, rendendo difficile “starti dietro” dato che prendi tu in mano l’incontro. Anche se poi, improvvisamente, diventi di una serietà estrema. Quindi, vuoi ripetere, per favore, cosa pensi del termine “moda”?

“Moda?! -risponde Tai quasi con un senso di insofferenza- non vi è moda: ma vi sono l’evoluzione dei costumi, e tante maniere di vestire; ed io interpreto tutto ciò quale modo di vivere, espressione dei tempi. Per questo, ho rotto certi schemi del vestire, come col “put-together”: unendo il pois alla riga, il quadretto al fiore, lo scozzese alla losanga allo zig-zag; e sono riuscito a influenzare decisamente l’abbigliamento femminile, e quello maschile (molti, poi, mi hanno seguito…) difendendo quella immagine di vita che ritengo essenziale per il nostro tempo. Io e Rosita -che ama la semplicità, la pulizia delle linee appoggiata all’interpretazione del colore e delle materie con cui un abito viene realizzato- siamo alla ricerca perenne di nuovi segni, di nuovi motivi, frutto di studi e di indagini accurate nella storia e nel costume”.

Negli anni 70 si diceva “Missoni-Krizia” come poi, verso gli anni 80, “Armani-Versace” (quasi come Bartali-Coppi, Callas-Tebaldi, Lollobrigida-Loren). E molte boutique tengono, da quel tempo, proprio i Missoni- Krizia, mentre altri grandi personaggi dell’epoca lavorano in un totale silenzio o sono addirittura scomparsi. Perciò spiegami -al di là della bravura, delle invenzioni, delle innovazioni, della disponibilità e della carica di simpatia di tutti voi- qual è la formula per continuare ad essere -con sempre maggior successo – “I Missoni”? Quali le fondamenta di questo successo, le doti per restare sempre “sulla cresta dell’onda”?

Che dire? Come sai noi siamo nati -nella moda- verso la fine degli anni 60, epoca in cui vi era tutto questo fermento per il pret-à porter; quando poi si è affacciata alla ribalta Milano vi siamo approdati con “I Magnifici 7” dell’epoca. Eravamo in sette, e guarda cosa è successo, cosa Milano è diventata…”.

Sei stato il primo a porre un’alternativa del tutto contro corrente al “tailleur per uomo”. Ma qual è stato il pubblico più recettivo ai tuoi giacconi morbidi, all’uomo vestito Missoni, o “missonato”?

“Premetto che non ho niente contro gli uomini “in tailleur”, ma ho sempre auspicato una maggior libertà anche nell’abbigliamento maschile. Le donne sono emancipate, ma l’uomo continua a insistere sul tailleur, sulle doppie giacche (giacca più cappotto: che, in fondo, è una giacca più lunga). In alcuni alberghi, ad esempio, oggi la donna può entrare anche in short, con qualsiasi abbigliamento, l’uomo che la accompagna no: perché? Il “Missoni Uomo” non è nato per caso, noi (i miei figli ed io) ci siamo sempre vestiti così e una certa fascia culturale (artisti, architetti, attori, sportivi) l’ha recepito immediatamente. Per esempio Walter Chiari, Proietti, Tosi, Tirelli, Pizzi, Giorgio Soavi… E questo è quanto più mi lusinga e gratifica nel lavoro”.

Siete anche stati anche i primi nel creare costumi teatrali a maglia! Per la “Lucia di Lammermoor” alla Scala e per Pavarotti!

“Credo che siamo stati gli unici a crearli uno per uno…con la maglia non è possibile realizzarli diversamente”.

I Missoni sono quelli che nel 1977 -come abbiamo ricordato- al milanese “Saint Andreus”, con Beppe Modenese e pochissimi altri stilisti (i “Magnifici Sette”), diedero vita a quella che diventò Milano Collezioni. Tai e Rosita vennero più volte nella mia Verona: anche con Angela (la figlia, che prosegue con successo la strada tracciata dai genitori) alla presentazione del mio primo libro, all’ Albergo Due Torri, nel novembre del 1974. Ottavio, orgoglioso di essere dalmata (nato a Ragusa nel 1921- mancato a Sumirago nel 2013), amava molto il Veneto.

L’11 febbraio Ottavio Missoni avrebbe compiuto 100 anni. Fulvio Scaparro, ricordandolo, fra l’altro ha scritto: “Non hanno bisogno di ricomporre puzzle i membri della famiglia che hanno vissuto per lunghi anni accanto a Tai, ricevendo e dando amore senza condizioni, discutendo, litigando, giocando e sognando insieme. Prima fra tutti l’amata moglie Rosita…Coerenza fra il dire e il fare, coraggio, forza fisica, libertà di pensiero e di parola, curiosità, allegria, senso dell’umorismo, generosità non esibita per chi ha bisogno, amore per l’arte e la natura, culto della convivialità con amici veri non vanitosi e non fanatici, amore per la vita in ogni sua forma”.
Angela -che prosegue con abilità l’opera dei grandissimi genitori- mi dice:

“Papà ha scritto una storia di un pezzo d’Italia, è stato un uomo che “ti resta dentro”. Mi dispiace che i suoi pronipoti non abbiano potuto conoscerlo personalmente: di lui potranno vedere filmati, immagini; sentire -e anche leggere- quanto è stato grande. A noi figli ha lasciato un forte senso di disponibilità, di non attaccamento alle cose materiali, e ci ha sempre supportati. Quando, nel 95, mamma -che aveva anche altri interessi, come i tessuti d’arredamento, di cui cura le collezioni con successo anche oggi- mi ha lasciato fare la prima linea (ricordo che Angela faceva già parte della “Missoni” dagli anni ’80 n.d.r.) papà mi disse: ‘qualsiasi cosa di cui tu abbia bisogno, io sono al tuo servizio’.

Lui -che poteva ancora essere attivissimo- lasciò l’azienda a noi figli, supportandoci sempre. Anticonformista? Sì! Lo dimostrò anche nel non voler costruire la fabbrica a Milano ma qui, in mezzo ad un bosco, con vista sulle Alpi. Come la casa. Qui, dove tutti tornano: come mia figlia Margherita e la figlia di mio fratello Luca, Jennifer, che viveva negli Stati Uniti ed ora arriva a Sumirago, con la sua famiglia”.

Dall’8 febbraio, nella Sala degli Arazzi Ottavio Missoni del Museo MA *GA di Gallarate, in collaborazione con la Fondazione Ottavio e Rosita Missoni, si può ammirare un nuovo allestimento, ulteriormente ricco di arazzi, disegni ed immagini.

Cento anni. Varie le opinioni sul come li avrebbe festeggiati. Io sono certa che -quando l’avrei chiamato al telefono per porgergli i miei auguri- mi avrebbe salutato col suo tradizionale “Ciao, come ti sta, amica mia?”

Dall’11 febbraio è possibile vedere i documentari “Ottavio Missoni 100” (su Sky Sport Uno) e “Being Missoni”(su Sky Arte).

Firenze 1947. Ottavio Missoni atleta, primo sui 400 metri
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Maria-Vittoria Alfonsi Caruso

Nata a Brescia.Il suo primo articolo è per "Grazia" a 18 anni con un’intervista a Michelle Morgan. Ha collaborato con "Marie Claire" e "Mamme e Bimbi"; ha scritto per vari quotidiani, settimanali e im ... Vedi profilo completo

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