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Lo yoga della risata. L’intervista all’insegnante Brunella Bovio

In foto: Silvia e Cristina, “progetto parkinsoniani”

di Cristina Penco

Quanto ci hanno reso tristi, solitari, spenti e opachi la pandemia e il lockdown? Può sembrare assurdo che in un momento di crisi e di dolore – come quello mondiale dell’ultimo anno, ma anche, inevitabilmente, certi periodi personali – una persona possa stare meglio… ridendo. E, ancor prima, che riesca a ridere. Ma a volte una sana risata in situazioni difficili è proprio quello che distoglie dalla confusione e dalla paura. «Per quanto strano ci sembri, ci fa fare un click nella testa e ci porta da un’altra parte, ci fa “fluire” verso pensieri diversi. Non è semplice, ma ci si allena», spiega Brunella Bovio, classe 1965, operatrice olistica e insegnante di yoga della risata presso il centro Kokoro di Albenga, in provincia di Savona (“Kokoro” è una parola giapponese che significa “cuore” e che racchiude in sé il concetto di “mettersi al servizio” dell’altro, con cura e ascolto).

Lo yoga della risata è un metodo che si basa su un dato scientifico: il corpo non avverte la differenza tra una risata spontanea e una indotta, se fatta volontariamente, col risultato che, in un caso e nell’altro, si producono gli stessi benefici sia a livello fisiologico che psicologico. A svilupparlo è stato un medico indiano, il Dr. Madan Kataria, a partire da cinque persone nel 1995 in un parco di Mumbai, e si è rapidamente diffuso in tutto il mondo, contando attualmente migliaia di club dedicati in oltre 100 Paesi. Brunella Bovio insegna questa tecnica con cui, insieme ad altri metodi, aiuta le persone a intraprendere un percorso di crescita individuale.

Brunella Bovio

Com’è nato questo interesse che poi è diventato il suo lavoro?
«Circa nove anni fa stavo cercando qualcosa che mi facesse tornare a ridere in un momento particolare della mia vita. È stato allora che ho sperimentato lo yoga della risata. Il sorriso mi è tornato sul viso. Ho sentito benessere. Ho proseguito. Il mese successivo ho deciso di diventare istruttrice».

Il metodo combina esercizi di respirazione con quelli che inducono la risata. Quali sono i benefici sia per il corpo che per la mente?
«Quando ridiamo aumentiamo le riserve d’ossigeno nell’organismo e nel cervello. Ci sentiamo più energici e in salute. Si abbassa il cortisolo, ormone dello stress. Si espande la capacità respiratoria, mentre, quando siamo bloccati da ansia e paura, si tende ad avere il classico “respiro corto”. Stabiliamo con gli altri un contatto visivo, che crea una connessione. La risata illumina lo sguardo e la pelle, ci rende più belli. Una persona che sorride è sicuramente più magnetica e affascinante».

Come si inizia a ridere “dal nulla”, occhi negli occhi con gli altri, ma senza altri stimoli di tipo comico?
«Si parte inspirando. Durante l’espiro si vocalizza, per esempio, la “A” finché il suono non si trasforma in una risata”. Si possono provare anche altre vocali, prestando attenzione ai punti del corpo che si risvegliano: pancia, gola, torace, viso. Un esercizio che possiamo fare al mattino, prima di alzarci dal letto, è questo: piego le ginocchia, le porto al petto, le cingo con le braccia e mi dondolo ridendo. Posso farlo anche da sdraiata, supina, con la schiena al pavimento, favorendo così lo stiramento della colonna vertebrale».

Quando si trova di fronte ad allievi che fanno resistenza e sono oppositivi, che tipo di approccio ha?
«Chiedo loro di guardare in profondità dentro sé stessi e di chiedersi: “Cos’è che non mi permette di ridere?”. Quale parte di sé non autorizza a farlo? I motivi possono essere diversi: un problema fisico, una sofferenza o un lutto dopo cui abbiamo “promesso” che non saremmo mai più stati felici, false credenze inculcate fin dall’infanzia (pensiamo a espressioni come “risata sguaiata”, “fare l’oca giuliva”). Non bisogna colpevolizzare nessuno. Ci siamo dimenticati, forse, che esiste la gioia? Cosa siamo venuti a fare sulla Terra, siamo qui per espanderci e portare luce o per farci trascinare nel buio? La risata è un dono che abbiamo ricevuto. Siamo l’unica specie al mondo che l’ha ricevuto. Ci riconnette alla nostra anima e agli altri intorno a noi».

Lo yoga della risata è entrato anche nelle scuole, in corsi anti-bullismo, e nelle imprese, nell’ambito della formazione aziendale e nel team building.
«Il messaggio che emerge è lo stesso e ugualmente importante. Lo yoga della risata unisce, non lascia nessuno escluso, tutti possono farlo. Non si ride di qualcuno, ma con qualcuno. Tutti insieme».

Ci sono esercizi che si possono fare in coppia?
«Si può puntare il dito indice verso il partner, facendo una risata con l’intenzione di “sgridarlo” simpaticamente, col sorriso, come se gli dicessimo: “Ti ho beccato”, ma ridendo. Poi si fa subito dopo l’esercizio dell’apprezzamento: alzando il pollice in alto, facendo l’ok con le dita e disegnando un cuore con le mani, sempre ridendo. Aiuta a stemperare piccole tensioni e a superarle, andando oltre. Oppure, a turno, si possono mostrare i propri difetti: il nasone, la panciona, i capelli radi, le orecchie a sventola, ma sempre ridendo, con ironia e autoironia».

E con i bambini?
«Ai piccoli piacciono molto gli animali. Si può chiedere loro di imitare il leone, l’elefante o quello che vogliono ridendo. Oppure facendo il loro supereroe preferito, facendo sì che ridano mentre allungano il braccio come Superman in volo o quando posizionano le mani per lanciare, idealmente, le ragnatele di Spiderman».

Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che le risate indotte migliorano l’umore non solo nelle persone sane, ma anche in pazienti cardiopatici e oncologici.
«Ad Albenga Silvia Mecca, counselor, laureata in psicologia, e Cristina Pavan, trainer di yoga risata che ha studiato con me, hanno dato vita a un progetto molto importante. Hanno portato lo yoga della risata come terapia comportamentale presso lo studio “Muovi la salute”. È un centro di fisioterapia che tratta i malati del morbo di Parkinson. Questi ultimi, spesso, presentano irritabilità e disturbi dell’umore e tendono a isolarsi. Per coinvolgerli si comincia generalmente da esercizi di respirazione basati su tecniche yoga per poi passare a risate stimolate (da una ricerca condotta presso la California State University e pubblicata sulla rivista “Explore: The Journal of Science and Healing” è emerso un miglioramento del benessere e dell’umore in questo tipo di pazienti che praticano yoga della risata, ndr). Sarebbe interessante far arrivare iniziative simili anche negli ospedali, rivolte a medici e operatori sanitari».

Cosa sogna per il futuro?
«Vorrei portare lo yoga della risata in Africa, tra i bambini e le donne del Gambia, dove intendo andare entro la fine dell’anno, appena sarà possibile, al seguito di un’associazione umanitaria. Si ride tutti nella stessa lingua. Ci avete mai pensato? Bastano una risata e uno sguardo a creare connessione tra gli esseri umani».

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