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Ritorno all’arte e alla cultura. Linee guida e proposte per la riapertura

Mostre sospese, opere d’arte senza fruitori, professionisti della cultura obbligati a ripensare il proprio mestiere.

L’impatto economico della chiusura forzata dei siti culturali è altissimo, con conseguenze a catena che dal comparto del turismo si propagano a numerosi altri settori, ma grazie al ricorso a forme di comunicazione alternative, basate sul digitale, e alla capacità di reinventarsi dimostrata da molte istituzioni e lavoratori della cultura, sembra essersi fatta largo una nuova percezione del patrimonio culturale che ne fa un valore irrinunciabile per la vita quotidiana di un pubblico molto vasto.

Tale affezione sopravvivrà al ripristino delle forme dirette di fruizione? E quali sono i tempi e i modi che si prevedono per le riaperture dei siti della cultura?

Torino, Venaria Reale. Le opere della mostra Sfida al Barocco riposano in attesa di un’inaugurazione rimandata dallo scorso 13 marzo. Roma, Scuderie del Quirinale, i capolavori di Raffaello, dopo una fugace presentazione al pubblico, come addormentati, aspettano il ritorno dei visitatori. Parma, capitale italiana della cultura 2020, ha visto sbriciolarsi anni di programmazione, e forse solo il sapersi confermato il titolo anche per l’anno venturo potrà lenire i danni maggiori.

In Italia – come in tanti paesi del mondo – musei, collezioni, ville, palazzi e siti turistici si sono dovuti fermare a seguito delle misure assunte per fronteggiare il dilagare dell’emergenza sanitaria. Come loro, università, biblioteche, archivi e centri di ricerca hanno chiuso i battenti comportando, per un gran numero di studiosi, il congelamento delle attività.

Come dimostrano le molte iniziative portate avanti attraverso i canali social e le piattaforme digitali, visite virtuali, conferenze e webinar – parola ormai entrata nel vocabolario di molti – hanno rappresentato un’occasione di potenziamento della possibilità di trasmissione delle conoscenze, ampliando l’accessibilità anche a particolari categorie di utenti, fisicamente, economicamente o geograficamente svantaggiate. Ma non tutte le attività della cultura possono ricorrere alle risorse digitali: per quanto attiene alla ricerca, ad esempio, un contributo importante arriverà dall’implementazione del sistema delle pubblicazioni open access (fronte sul quale, spiace dirlo, l’Italia rincorre la Svizzera a grossa distanza), ma per tanta parte dei ricercatori e dei professionisti impegnati in questo ambito di studi, il rapporto diretto con l’opera d’arte o con il documento rimane un elemento imprescindibile e necessario.

Durante i primi giorni di maggio, il Comitato Tecnico-Scientifico per l’emergenza Covid-19 ha messo a punto, su sollecitazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, delle linee guida per la riapertura di biblioteche, musei e siti culturali. Dopo il vaglio del governo, se l’indice di contagio continuerà a mantenersi sotto controllo, si passerà all’applicazione dei protocolli.

Oltre all’individuazione di sistemi di sanificazione specifici, gli aspetti – e le problematiche – su cui si concentrerà l’attenzione saranno i seguenti. Per biblioteche e archivi, si ridurrà il numero di utenze o si prediligerà il prestito, ma a ostacolare il ritorno a pieno regime è in special modo la costatazione che anche i libri e i volumi cartacei necessitano di un periodo di “quarantena”: ben dieci giorni devono trascorrere prima di poter concedere un testo a un nuovo lettore. Per i siti culturali, come facilmente prevedibile, criticità minori riguarderanno i luoghi all’aperto, mentre per gli altri, sulla scrupolosa applicazione dei protocolli incideranno le dimensioni degli ambienti e la concentrazione dei flussi di visitatori. Oltre al consueto obbligo di mascherina e alla presenza di dispenser di gel igienizzanti, ci dovremo abituare agli ingressi contingentati e a fare affidamento su sistemi di prenotazione che limitino quanto più possibile il ricorso alla biglietteria e all’uso dei contanti. Dispositivi touch-screen e audioguide condivise dovranno essere riposti per un po’, prediligendo applicazioni su cellulari e tablet personali.

Oltre a risposte pratiche, legate alla gestione economica e materiale, in questi mesi sono giunte anche proposte per favorire un “cambio di visione”: tra queste, quella dello storico dell’arte Tomaso Montanari si segnala per l’idea di unire museo e scuola, provando così a limitare i tanti problemi in cui l’emergenza ha gettato entrambi.

Pur mettendo al primo posto la sicurezza sanitaria, è però importante ribadire la necessità, non solo economica, di riammettere le persone a fruire direttamente dei beni culturali. Come argomentato dagli studiosi, da Walter Benjamin (L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Arte e società di massa, Torino 1966 [1955]) in avanti, l’opera d’arte vive della relazione che si crea con chi la osserva, e chi la osserva sentirà tale rapporto tanto più intensamente quanto meno sarà mediato.

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Serena Quagliaroli

Nata a Gaeta (LT), nel 1988. Ricercatrice FNS presso l’Archivio del Moderno, Accademia di Architettura dell’Università della Svizzera Italiana. Laureata in Lettere Moderne (2010) e in Arti Visive pres ... Vedi profilo completo

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