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Equal-salary, una certificazione per le aziende

Partiamo da un paio di dati: tra il 2005 e il 2015 il divario salariale tra uomini e donne occupati in “professioni tecniche” è diminuito solo del 2,6%. A livello globale, la differenza che corre, a parità di mansione, fra lo stipendio di un uomo e quello di una donna, è di circa il 20%, che si allarga al 45% per il primo 1% dei lavoratori e varia da Paese a Paese (fonte: ILO 2016 Global Wage Report). Negli Stati Uniti il divario retributivo è il 22%, in Europa il 16,4% e in Svizzera il 15,1%. In Italia, la differenza in busta paga fra uomo e donna è del 23,7%.

A dispetto delle campagne e della consapevolezza sociale e politica delle disuguaglianze di genere, le donne continuano ad essere retribuito di meno. Perché? Passiamo al vaglio alcune ipotesi.

Le donne costituiscono solo una piccola parte della forza lavoro. No! Sono quasi 71 milioni le donne impiegate. A livello globale, la forza lavoro retributiva è composta per il 52% da uomini e per il 48% da donne.

Le donne sono poco affidabili perché, quando diventano mamme, scelgono i figli al lavoro, ovvero diventano casalinghe. Non proprio. Basti sapere che, nel mondo, tra le donne con figli di età inferiore a un anno, quasi il 58% di loro lavora a tempo pieno o a tempo parziale.

Le donne svolgono tipicamente lavori nel settore dei servizi a bassa retribuzione. Sono badanti, addette alla cura, maestre… Sbagliato. Le donne rappresentano un’ampia percentuale delle professioni manageriali e imprenditoriali, nella finanza così come nella ricerca scientifica (basti pensare al team di ricercatrici che ha recentemente isolato il corona- virus Covid-19). Precisamente, il 55% delle donne che lavorano sono impiegate in questi lavori che, per i maschi, sono fonti di dignitosi, se non ingenti, guadagni.

Le donne non sono il principale ‘bread-winner’ della famiglia, ma hanno lavoretti qua e là in modo che la famiglia possa avere qualche extra a fine mese. Falso. Nei Paesi occidentali, negli Stati Uniti, ad esempio, entrambi i genitori lavorano nel 61% delle famiglie di coppie sposate con figli di età inferiore ai 18 anni e dal 1960, c’è stato un sostanziale aumento del numero di famiglie mantenute esclusivamente da donne.

Le donne sono meno istruite. Per nulla. Tra le donne, l’iscrizione a livelli di educazione secondaria è aumentata in modo esponenziale negli ultimi vent’anni e ora supera quella degli uomini. Inoltre, dagli anni ’80 ad oggi, le donne hanno ottenuto più lauree che gli uomini e la loro presenza in corsi accademici in precedenza dominati da uomini, come giurisprudenza e medicina, è ormai un dato di fatto – anche se meno lo è, ben si sa, la presenza femminile in discipline quali l’informatica e l’ingegneria.

Allora, perché, in termini di retribuzione, le donne continuano ad essere discriminate?
“Parte del problema – secondo Véronique Goy Veenhuys, Fondatrice della Fondazione EQUAL-SALARY – è che molte aziende non sanno come innovare i propri parametri salariali e adattarli alle richieste della società. Anche se si è consapevoli delle discriminazioni lavorative e salariali perpetuate in diversi contesti lavorativi, dirigenti e responsabili delle risorse umane non sanno come affrontare e imple- mentare la questione in maniera costruttiva.”

Véronique Goy Veenhuys, Fondatrice della Fondazione EQUAL-SALARY

A togliere il velo di Maya, che sembrerebbe impedire a queste aziende di agire per garantire che uomini e donne siano pagati equamente a parità di lavoro, ci vuole pensare la Fondazione EQUAL-SALARY. Insieme all’Università di Ginevra ha sviluppato una solida metodologia per l’analisi obiettiva delle retribuzioni, e con PwC lavora per promuovere la certificazione EQUAL-SALARY tra le aziende.

“Una volta che PwC ha emesso il rapporto di audit, e se i risultati sono conformi ai requisiti, la Fondazione EQUAL-SALARY assegna la certificazione all’azienda candidata, dandole il diritto di utilizzare il marchio EQUAL-SALARY per le loro comunicazioni interne ed esterne”, spiega Véronique Goy.

La Fondazione EQUAL-SALARY non è nata tutt’a un tratto, come ricorda la stessa Véronique Goy: “Ho sempre provato un profondo disagio di fronte al dato molto concreto, che sono i soldi, purtroppo, ad attribuirci un valore, uno status sociale. Per questo, ho creato EQUAL-SALARY, uno strumento pratico e scientifico, che permette alle aziende di verificare e promuovere che le donne e gli uomini siano pagati equamente. La differenza salariale ha un impatto a tre diversi livelli: individualmente, all’interno dell’azienda e, in ultima analisi, a livello nazionale. In Svizzera, ad esempio, il gap salariale ha un impatto economico di circa 7,7 miliardi di franchi.

Una domanda però rimane, per le aziende, dove a parte l’etica, conta anche il profitto: perché dovrebbero voler ottenere la certificazione EQUAL-SALARY? Véronique Goy è chiara al riguardo. Garantendo tra- sparenza e, al contempo confidenzialità, la certificazione EQUAL-SALARY permette alle aziende di acquisire quello che possiamo chiamare “vantaggio competitivo”: diventano più attraenti. Oltre il 76% delle donne crede di subire ingiustizie legate al proprio salario. Queste donne saranno portate ad investire le proprie capacità in aziende dalle quali sono pienamente valorizzate, e questo, di ritorno, giova alle azien- de stesse che si ritrovano ad assumere dei talenti.

Inoltre, la certificazione EQUAL- SALARY aiuta le aziende a mantenere le uguaglianze salariali. La certificazione non solo dimostra che un’azienda paga equamente i suoi dipendenti, ma spinge l’azienda stessa ad avere processi di gestione delle risorse umane ben strutturate, che porteranno a un miglioramento continuo.

Infine a beneficiare della certificazione è l’immagine aziendale e la sua reputazione, entrando a far parte della comunità di aziende che prendono sul serio lo Sviluppo So- stenibile promosso dalle Nazioni Unite.

Più di 2000 anni fa Platone disse: Se ci si aspetta che le donne facciano lo stesso lavoro degli uomini, dobbia- mo insegnare loro le stesse cose. Dato che alle donne vengono insegnate le stesse cose degli uomini e fanno lo stesso lavoro degli uomini, non è tempo che siano pagate con lo stesso stipendio?

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Valeria Camia

Nata a Piacenza. Laureata in filosofia e in relazioni internazionali, in Svizzera ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze Politiche. È stata assistente di ricerca presso la stessa università ... Vedi profilo completo

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