Salviamo il mondo (anche) a tavola | Corriere dell'Italianità

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Salviamo il mondo (anche) a tavola

di Alessandro Vaccari

Possiamo salvare il mondo prima di cena” è l’ottimistico titolo che l’editore italiano ha deciso di dare all’ultima fatica saggistica di Jonathan Safran Foer (titolo originale “We are the weather. Saving the planet begins at breakfast”, Penguin 2019).

Al di là di questa semplificazione editoriale, l’autore traccia un quadro estremamente allarmato ma rigorosamente basato su dati scientifici dello stato del pianeta, investito da un inarrestabile processo di riscaldamento globale causato dall’emissione di gas serra.

I drammatici cambiamenti climatici possono ormai essere solo parzialmente contenuti e il contributo più concreto che ciascuno di noi può dare al raggiungimento di questo obiettivo è un radicale mutamento delle abitudini alimentari, in primo luogo da parte degli abitanti della parte più ricca del pianeta.

Foer ritiene infatti che le buone abitudini ambientali che molti di noi si sforzano di adottare nella vita quotidiana, attraverso il corretto riciclo e lo smaltimento dei rifiuti, abbiano un impatto ambientale contenuto  e che valgano  soprattutto come abitudine di autoeducazione al rispetto  dell’ambiente.

Secondo l’autore, invece, gli allevamenti intensivi che producono la maggior parte di carne e prodotti di origine animale, consumati soprattutto nel mondo occidentale ma in misura crescente anche nei paesi che escono da una condizione storica di povertà, sono forse la causa principale del riscaldamento globale.

Metano e protossido di azoto sono infatti quantitativamente il secondo e terzo gas serra immessi nell’atmosfera e l`allevamento animale è responsabile del 37% delle emissioni antropiche di metano e del 65% di quelle di protossido di azoto. Fra il 1960 e il 1999 le concentrazioni di questi due gas serra sono aumentate rispettivamente a un ritmo doppio e di sei volte superiore rispetto a qualsiasi quarantennio dei duemila anni precedenti. Inoltre il metano ha un “potenziale di riscaldamento globale” ossia una capacità di intrappolare calore 34 volte superiore e il protossido di azoto addirittura 310 volte superiore rispetto all’anidride carbonica.

Ecco perché l’autore invita pragmaticamente i suoi lettori a rinunciare al consumo di carne e di prodotti di origine animale, almeno prima di cena, come contributo efficace e non solo simbolico che ognuno di noi può dare per tentare di frenare i catastrofici processi climatici   già in atto.

Questo testo, a differenza del precedente “Eating animals”,2009 (tr.it.”Se niente importa”) non affronta il pur fondamentale tema degli aspetti etici del consumo di carne e di prodotti di origine animale e ha il pregio di non assumere un tono predicatorio o moralistico nei confronti delle abitudini alimentari predominanti nelle nostre società. Inoltre l’autore accosta l’elencazione di dati scientifici alla sua esperienza personale, filtrata dalle sue grandi e riconosciute capacita di narratore: ne risulta un’opera di ottima divulgazione, rigorosa ma al tempo stesso accessibile ed estremamente coinvolgente per il lettore.

Proprio per questo è una lettura imprescindibile e che lascia il segno, mettendo in discussione ciascuno di noi non nelle proprie convinzioni teoriche ma nelle scelte di vita quotidiana.

Il prossimo 23 gennaio alle ore 20 Jonathan Safran Foer presenterà il suo saggio presso il Kaufleuten di Zurigo in un incontro che si svolgerà in lingua inglese.

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