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Sarebbe l’ora di praticare l’eco-saggezza

Gli scenari per il futuro sul nostro pianeta non sono confortanti, ma siamo in tempo per cambiarli. Se ci rimbocchiamo le maniche e non stiamo a guardare, ovviamente. Alcune conseguenze che i cambiamenti climatici in atto hanno apportato potrebbero essere irreversibili in tante zone del mondo, ma abbiamo ancora un certo margine d’azione. Sicuramente dovranno muoversi la politica e l’economia, ma anche ciascuno di noi nel suo piccolo dovrà pensare in modo ecosostenibile.

Dai prodotti a KM Zero alla bio cosmesi e ai vestiti “che non inquinano

Scegliere prodotti alimentari sostenibili apporta numerosi vantaggi sia per la salute che per l’ambiente: dalla freschezza e la stagionalità dei prodotti all’assenza di costi di spedizione e trasporto, fino alla possibilità di abbattere inquinamento e sprechi, riducendo l’utilizzo di carburanti, imballaggi e prodotti chimici. Secondo un’indagine condotta da Pulsee Luce & Gas Index in collaborazione con Nielsen questa è una tendenza sempre più diffusa tra gli italiani: il 44% acquista prodotti “a chilometro zero”, il 51% è attento a comprare alimenti da filiera controllata, mentre l’83% sceglie frutta e verdura di stagione.

La bio cosmesi è un’ottima scelta per prendersi cura del proprio corpo. Per una skincare naturale e sostenibile, in particolare, è bene stare alla larga da prodotti che contengono sostanze chimiche come petrolati, parabeni e siliconi, dannosi sia per la salute che per l’ambiente. I cosmetici eco-bio, al contrario, si contraddistinguono per un’alta concentrazione di principi attivi estratti dalle piante e di elementi presenti in natura, l’utilizzo dei quali, oltre ad aiutare il pianeta, evita di soffocare la pelle, creare irritazioni o causare altre problematiche. Sempre più italiani scelgono la sostenibilità anche quando si tratta di cura della pelle: il valore del fatturato generato dai cosmetici a connotazione naturale e sostenibile in Italia è superiore ai 1.800 milioni di euro, equivalente a più del 16% del totale dell’industria cosmetica (dati Rapporto centro Studi Cosmetica Italia).

Anche come ci vestiamo può fare una concreta differenza. L’industria del fast fashion è una delle più inquinanti al mondo: a livello globale ogni anno vengono prodotte circa 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. L’alternativa sostenibile e sempre più diffusa per far fronte a questa problematica è il second hand (abiti di seconda mano) che sta crescendo a un ritmo undici volte più veloce rispetto alla vendita al dettaglio tradizionale e che, secondo alcune analisi, arriverà a valere 84 miliardi di dollari entro il 2030 (fonte: Analisi Thredup; GlobalData). Scegliere il vintage non vuol dire vestire abiti di seconda scelta, significa piuttosto avere più scelta tra stili che si sente più adatti alla propria persona (senza essere condizionati necessariamente dalla moda del momento), promuovendo nel contempo un’economia circolare in cui le persone comprano e vendono continuamente oggetti tra di loro.

Intanto per essere informati sul fronte degli effetti del progressivo riscaldamento globale si può consultare il sito dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici che fornisce dati scientificamente validati. L’aumento delle temperature ha impatti fortissimi su paesaggio, aree verdi dentro e fuori le città e anche sulla nostra dieta visto che il comparto dell’agricoltura sarà tra quelli profondamente colpiti.

Il clima cambia il paesaggio. Se la Svizzera somiglia sempre più alla Toscana…

Che il clima modifichi il paesaggio e la vita di tutti i giorni non è una novità. L’Altopiano Svizzero, lo Schweizer Mittelland, territorio che si estende dal lago di Ginevra al lago di Costanza, si starebbe “toscanizzando”. Secondo la Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio (SL-FP), il “riscaldamento climatico” e i conseguenti periodi sempre più lunghi di caldo e siccità, stanno diradando le aree verdi che prendono sempre più le tonalità chiare del giallo e del marrone – che dominano le campagne della Toscana. Addio dunque alla Svizzera a “verde” e ricca d’acqua – conclude la SL-FP – è ormai destinato a cambiare definitivamente, influendo anche sulla biodiversità.

Foreste ridotte del 60% per ogni abitante

Negli ultimi 60 anni ogni abitante del pianeta ha perso oltre il 60% di foreste: siamo passati dall’avere 1,4 ettari di foresta per ogni persona nel 1960 ad appena 0,5 ettari nel 2019. È questo il risultato della ricerca effettuata dall’Istituto di ricerca su foreste e prodotti forestali, in Giappone, e pubblicate sulla rivista Environmental Research Letters. I motivi? Si distruggono molti più ettari di verde rispetto a quanti se ne creino e intanto la popolazione cresce (siamo a quasi 8 miliardi di persone sul globo terrestre). La perdita complessiva di foreste è di 81 milioni di ettari, circa 3 volte l’intera superficie dell’Italia: un grave problema che impatta sugli ecosistemi naturali e sulla vita di almeno 1,6 miliardi di persone.

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