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Scossoni e conferme nel ballottaggio per il Consiglio degli Stati

“La politica non è una scienza esatta, ma un’arte” scriveva Otto von Bismark oltre un secolo fa, arrivando a sostenere che essa è “la scienza del relativo”. Questa citazione del “Cancelliere di ferro” mi è venuta in soccorso di fronte alla grande sorpresa dei risultati nei cinque cantoni in cui domenica scorsa si è svolto il ballottaggio (secondo turno) per eleggere i rappresentanti nel Consiglio degli Stati. Sorpresa che ha confermato come il ballottaggio non sia sempre scontato, prevedibile, perchè in questa sorta di corpo a corpo elettorale conta il radicamento, il prestigio personale oltre che il sostegno del partito, conta in definitiva ogni singolo voto.

L’onda lunga del partito dei verdi ha subito una battuta d’arresto, innegabile. Dopo l’ampio successo riscosso alle elezioni del 20 ottobre scorso, sulla linea di un trend che aleggia sull’intera Europa, la mancata elezione di alcuni big del partito ambientalista nel secondo turno di domenica scorsa è giunta inaspettata. A Berna lo sforzo di Regula Rytz, presidente del partito, d’insediare il seggio dei socialisti e dell’UDC non è andato a buon fine: non sono bastati i 141’337 voti per entrare nella Camera dei cantoni, è finita al terzo posto. In molti si chiedono cosa sia mancato per la vittoria annunciata dei rosso-verdi, che dopo il primo turno sembrava a portata di mano. È mancata soprattutto la mobilitazione nelle zone e nelle città dove gli elettori rosso-verdi sono in grande maggioranza, probabilmente assopiti dall’ottimo risultato conseguito al primo turno.

Stessa musica a Zurigo, città simbolo della scalata dei verdi, dove il liberale uscente Ruedi Noser (liberale) ha respinto l’attacco della verde Marionna Schlatter con un successo di voti che non lascia spazio ai se e ai ma: ha vinto in 159 comuni su 162 ed è stato battutto unicamente nei capisaldi elettorali dei verdi, Zurigo e Winterthur. Una sconfitta che chiama in causa soprattutto il ruolo e l’atteggiamento dei Verdi Liberali – l’altra forza protagonista del cambo ambientalista – criticati apertamente dalla Schlatter per il loro scarso grado di partecipazione attiva.

Ma lo scossone più forte è arrivato dal Ticino, il cantone che quest’anno ha avuto una visibilità ampia nello scenario politico nazionale, avendo Ignazio Cassis nel Consiglio federale – a capo dell’importante Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) – e Marina Carobbio-Guscetti Presidente del Consiglio Nazionale. La performance elettorale di Marina Carobbio è costata il seggio a Filippo Lombardi, parlamentare influente e tra i leader più acclamati del Partito Popolare Democratico, che per 20 anni ha rappresentato ininterrottamente il PPD nel Consiglio degli Stati. Il ballottaggio che invece interessava l’area del centrodestra ha visto prevalere Marco Chiesa dell’Unione Democratica di Centro – il più votato nel cantone – sul candidato liberale (PLR) uscente Giovanni Merlini. Un 2019 da incorniciare dunque per la Presidente Marina Carobbio che consente ai socialisti ticinesi di segnare un doppio record: per la prima volta un socialista e per la prima volta una ticinese nel Consiglio degli Stati!

Si apre ora il gran ballo delle elezioni dei 7 membri del Governo da parte del Parlamento nel prossimo mese di dicembre. Nelle ultime settimane è partito il treno – soprattutto nei partiti più grandi e nel circuito mediatico – dei posizionamenti, delle possibili stategie e alleanze, spesso in modo approssimativo, probabilmente per saggiare gli umori e il pensiero dei vari contraenti. Il bersaglio di tutti pare essere il seggio di Ignazio Cassis che, complice la frenata elettorale del suo partito e la contemporanea avanzata dei verdi, dovrebbe fare spazio a un candidato del partito ambientalista. L’esito del ballottaggio di domenica scorsa indurrà probabilmente le forze politiche a riconsiderare le posizioni fin qui esplicitate. In cui rientrano, ad esempio, le affermazioni di Regula Rytz che la settimana scorsa dichiarava l’esigenza di rivedere la “formula magica”, proponendo 2 seggi a ognuno dei due partiti maggiori (UDC e PSS) e un seggio ciascuno agli altri tre. Affermazioni che puntavano direttamente a Ignazio Cassis, ma probabilmente dovranno essere riviste alla luce della sonora sconfitta elettorale patita da lei stessa a Berna.

L’UDC, in questa prospettiva, ammonisce in contromossa i socialisti minacciando il seggio di Simonetta Sommaruga. Siamo, lo ribadiamo, alle schermaglie iniziali di una partita non facile, che richiederà molta intelligenza e coazione. Intelligenza soprattutto da parte delle forze politiche della Svizzera di lingua italiana: l’esempio degli ultimi anni, che hanno visto la terza comunità linguistica in ordine di grandezza numerica lottare con successo su vasti fronti, rischia di essere repentinamente offuscato e d’implodere. Un pericolo che dovrebbe richiamare tutte le parti in campo al buon senso e all’equilibrio che ha garantito nel tempo e garantisce tuttora la buona governabilità della Svizzera.

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Franco Narducci

Nato a S. Maria del Molise (IS) nel 1947. Fino al 1981 ha lavorato nel settore dell’ingegneria edile. Ha diretto l’ENAIP del Cantone Argovia e dal 1985 al 1996 l’ENAIP nazionale Svizzera. Nel 1996 è d ... Vedi profilo completo

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