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Se vacanza non è libertà

di Luca Gambardella

Ho ripensato in questi giorni alle parole del mio nonno materno. Viveva in un attico affacciato sul Canal Grande e si manteneva dipingendo. Sulla sua tomba, nell’incantevole cimitero sull’isola di San Michele, si può ancora leggere “Giuseppe Canali, pittore poeta, (1885-1973)”.  Io ragazzino ero affascinato da questo nonno più che ottantenne alto, magro ma soprattutto dalle bellissime modelle che giravano per il suo studio che odorava di trielina e colori ad olio. Toccavo pennelli, schiacciavo tubetti e un giorno lui mi riprese. Io feci un commento sul fare quello che volevo e lui mi apostrofò: «Non sei libero quando fai quello che vuoi, ma sei libero quando puoi scegliere quello che vuoi. Allora scegli di essere educato e ti sentirai libero!»

Ve lo racconto perché quest’anno ho scelto di non andare al mare. Con mia moglie eravamo incerti: distanza sociale, mascherine, termometri. Oltre a questo avevamo visto foto delle spiagge di Viareggio e Camogli e ci eravamo demoralizzati. Siamo preoccupati per il possibile contagio e di solito viviamo la vacanza come un momento di piena libertà: ci piacciono le scelte improvvise, i cambi di programma, l’aperitivo e la cena dove e quando vogliamo e il poter decidere la spiaggia all’ultimo momento senza farci grossi problemi. Non ce la siamo sentita di cambiare così drasticamente le nostre abitudini e il nostro modo di rilassarci; andremo in montagna nel bel Ticino e nella cara Valtellina che ben conosciamo.

Ma abbiamo fatto la scelta giusta o siamo stati condizionati? La nostra libertà di scegliere è stata influenzata dall’emotività? Dal bel libro “La strategia dell’emozione” di Anne-Cécile Robert (Elèuthera, 2019) apprendo che “un ossessivo utilizzo dell’emozione in ambito comunicativo crea una condizione limitante che non porta all’azione, ma alla passività. Tutto questo contribuisce a far sì che ci si aggrappi a uno stato emotivo che priva l’individuo del dominio di sé, incoraggiandolo a sentire piuttosto che a pensare”.

Sacrosante parole che aumentano però il mio stato di frustrazione. Ho fatto la scelta giusta o l’emotività, magari aiutata anche dai media, ha avuto il sopravvento sulla ragione e mi ha reso passivo? È possibile una terza via? In fondo chi mi può togliere emozioni e razionalità? Nessuno, perbacco! (Eufemismo) Fanno parte del mio essere umano.

Così mi viene in mente Max, il personaggio del mio ultimo romanzo “Il suono dell’alba” (la Feluca Edizioni, 2019) incapace di scegliere tra le due donne che ha amato. Nemmeno Max trova risposta nella pancia irrazionale e nel cervello razionale, e racconta: “Vorrei parlare di comunicazione che non c’è e che si crea. Vorrei parlare di vita che scorre. Di dettagli. Di tracce, di dettagli e di tracce che fanno la differenza, di amore, sì, perché no, di amore, di amore, di profumi, di sogni e di rimpianti, e di un milione di cose da non fare, e di sesso. Sto scrivendo la mia storia e vorrei leggerla dal cuore e raccontarla. Sì, sì, è la storia di un cuore che ha sofferto e che cerca pace. Ma è sempre un cuore. Da rispettare. Un cuore che sta a metà tra un cervello razionale e una pancia irrazionale. E in questi tre luoghi dormono i miei ricordi, i miei rimorsi, i miei pensieri, mentre la vita scorre, scorre e la mia storia si compie. Sì sì, il cuore è il luogo dove questa storia deve essere raccontata, e qualche volta la storia scappa nella pancia, e qualche volta nel cervello, ma alla fine voglio leggerla nel cuore, nel cuore di chi racconta e nel cuore di chi legge, qui si trova questa storia e con questa certezza dovete godervela.”

E io mi trovo esattamente nella stessa situazione. Ho scelto con la pancia e mi sono fatto sopraffare dalle emozioni? Non sono sicuro; forse ho scelto in maniera troppo razionale, facendo calcoli di distanze, di mascherine, di R0 e contagi? Difficile; difficile capire quando si è liberi veramente, quando siamo liberi di scegliere senza condizionamenti. Forse ha ragione Max, dobbiamo far fluire i nostri pensieri dalla pancia e dal cervello al cuore, luogo dove si crea l’armonia delle decisioni.

La soluzione allora è proprio questa, non avere l’angoscia del fare a tutti i costi (lui ha un milione di cose da non fare) e lasciare scegliere il cuore: e io col cuore quest’anno ho scelto la montagna. Buone vacanze anche a voi.

 

 

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