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Si fa presto a dire “basta”! Le malattie dell’Italia non sono genetiche

Le notizie di cronaca delle ultime settimane sembrano ricordarci costantemente che la nostra Italia non riesce a guarire da più di una delle sue malattie croniche. Non credevo al mio naso quando a fine luglio sono stato invitato ad una riunione dell’Università di Pittsburgh a Roma e ho faticato a raggiungere l’ascensore nell’elegante cortile del palazzo vicino a Piazza Venezia a causa dell’odore insopportabile che proveniva dai cassonetti dell’immondizia. Il portinaio ha visto la mia faccia e ha commentato “la sindaca Raggi è stata eletta da quelli che non vogliono gli inceneritori e così mo’ ce ne tenemo la monnezza che puzza” (prima malattia: la colpa è sempre di qualcun altro).

Poi ha aggiunto “però magari c’hanno ragione loro perché gli inceneritori fanno venire i tumori” (seconda malattia: livelli cosmici di ignoranza da quando tramite internet sono tutti scienziati). Ed è rimasto stupito quando gli ho risposto che allora i tumori ce li prendiamo noi al Nord visto che il Comune di Roma trasferisce ora i rifiuti agli inceneritori dell’Emilia Romagna e addirittura della Svezia.

Passato da Roma a Torino per festeggiare un evento famigliare, porto a cena in trattoria figli e nipoti e alla fine, quando chiedo il conto, mi vedo arrivare un foglietto bianco con la cifra dell’importo. Ma non mi si chiede neppure se voglio fattura o ricevuta? (penso fra me). La certezza dell’impunità e quindi il livello di impudenza è tale che non viene presa neppure in considerazione l’ipotesi di un conto regolare. Foglietti bianchi e pagamento in contanti, buona serata.

In uscita, commento lamentoso sui ritardi del governo sul fronte del reddito di cittadinanza. Ma se la gente non paga le tasse dove troviamo i soldi per il reddito di cittadinanza? Chiedo provocatoriamente. Risposta: le tasse le devono pagare i ricchi (terza malattia: a pagare deve sempre essere qualcun altro). Ma se lei ha bisogno di essere operato per un intervento chirurgico, chi paga le medicine e i dottori? Lo Stato naturalmente e se no chi? (quarta malattia: lo Stato è un’entità astratta, una specie di nuvola nel cielo, che comunque deve pagare tutto a tutti).

Finito il giro si torna a Milano e si trova il Corriere della Sera che pubblica le solite intercettazioni, questa volta di dipendenti comunali (anche una vigilessa urbana) da cui emerge una inestricabile rete di favori e scambi per evitare il pagamento di multe (quinta malattia: la corruzione va stroncata, ma solo quella degli altri e soprattutto dei politici. La nostra, piccola e quotidiana, ce la teniamo).

Interessante notare che da un’indagine svolta in occasione della morte del procuratore generale di Milano, Saverio Borrelli, 1000 interviste condotte sempre per il Corriere della Sera tra il 23 e il 24 luglio, due italiani su tre (67%) ritengono che Mani Pulite rappresentò un’azione positiva per l’Italia, ma uno due (50% esatto) è convinto che la corruzione nel settore pubblico sia oggi diffusa come allora e uno su tre (34%) è del parere che sia ancora più diffusa rispetto agli anni 90. Inoltre, secondo il 48% la corruzione riguarda soprattutto la politica nazionale e i grandi appalti, ma ben il 31% è del parere che la corruzione sia diffusa capillarmente e soprattutto in ambito locale.

La conclusione mi pare chiara ed è quella che è troppo facile parlare di DNA. Nei miei studi non ho mai trovato il “gene della corruzione” o il “gene dell’evasione”. Non si può dire che le cinque malattie di cui abbiamo parlato siano genetiche e che quindi si debbano per forza tramandare di padre in figlio (o da madre a figlia, per rispetto alle pari opportunità). Noi, che da tempo viviamo in Svizzera (e che sappiano bene quali e quante altre cose non vanno), sappiamo però bene che è possibile eccome non ammalarsi di queste patologie. Bastano due medicine essenziali, l’educazione (cioè il passaggio da genitori a figli dei valori di onestà e solidarietà sociale) e la certezza della pena (cioè chi sbaglia paga, sempre e comunque, senza “sì, però” e senza il “beh, vabbè” di antica memoria).

Senza dimenticare che i primi a beneficiare di un sistema senza corruzione e senza evasione sono proprio i meno fortunati e i meno abbienti. In caso contrario, infatti, si rimedierà sempre al vuoto delle casse dello Stato, con la medicina di Quintino Sella: tassiamo i poveri, perché hanno poco, ma sono tanti.

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Alberto Costa

Nato a Biella nel 1951, a Milano. Chirurgo oncologo. Ancora studente incontra l’oncologo Umberto Veronesi e insieme lavorano all’Istituto Tumori di Milano fin dal 1973, fondano nel 1982 la Scuola Euro ... Vedi profilo completo

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