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Storia di Nicolò, dalla Puglia a Malta

NUOVI EMIGRAZIONE ITALIANA

di Maluel Epifani

Secondo le statistiche, gli italiani che si trasferiscono all’estero o che sono in procinto di farlo, prediligono i Paesi del nord Europa come destinazione. 
Difatti, secondo l’AIRE, oltre al primo posto dell’Argentina (che ospita la più grande comunità italiana, ovvero più di 800’000 persone), le mete preferite dagli italiani sono la Germania, la Svizzera, la Francia e la Gran Bretagna. Ovviamente nelle prime posizioni troviamo anche altri Paesi extraeuropei, come il Brasile e gli USA.

Non è il caso di Nicolò, un ragazzo italiano di 25 anni, originario di Ostuni in Puglia, che ha deciso di lavorare e vivere in una piccola isola al centro del Mediterraneo: Malta. “Sicuramente, dal punto di vista climatico, è stato più semplice l’adattamento. Qui le temperature sono molto simili a quelle a cui ero abituato in Puglia e, almeno sotto questo punto di vista, non sento la nostalgia di casa. La stessa cosa però, non vale per il cibo. Quello sì che mi manca”.

Nicolò, qual è stata la cosa che ti ha colpito di più appena arrivato a Malta?

Ricordo perfettamente che, appena arrivato, ho avuto grandissime difficoltà nel riconoscere i ‘veri maltesi’. Mi spiego meglio. Malta è una nazione davvero multiculturale e per questo, sin dai primi giorni, ho conosciuto gente che veniva da ogni parte del globo e ho incontrato non poche difficoltà nel riconoscere gli ‘autoctoni’. L’integrazione qui funziona davvero e devo dire che si riesce a valorizzare sia il lavoratore che il turista straniero.

E invece a livello lavorativo? Sei riuscito a trovare subito un impiego?

Io sono arrivato qui perché avevo trovato lavoro ancor prima di trasferirmi. Ho iniziato a lavorare inizialmente come cameriere su alcuni battelli privati e da lì sono entrato nel mondo del lavoro. Nel frattempo ho migliorato molto il mio inglese e sono riuscito a trovare un impiego in un’agenzia di scommesse online. Una delle cose più importanti qui è imparare l’inglese, anche se non è l’unica lingua ufficiale. Una volta acquisita questa conoscenza linguistica, la ricerca del lavoro è molto agevolata.

Sei riuscito a integrarti facilmente con questa nuova realtà?

Onestamente sì. C’è da dire che sono un tipo socievole e molto aperto, quindi questo avrà sicuramente favorito la mia integrazione. Ho notato però che le persone qui sono tutte molto disponibili. Difficilmente mi sono sentito messo da parte o addirittura giudicato male solo perché straniero. Vorrei anche sottolineare che i primi a giovare di una buona integrazione sono i maltesi stessi. Una buona fetta di mercato è incentrata sugli stranieri, siano essi turisti o semplicemente lavoratori. Quindi magari c’è anche una certa benevolenza per questo. Infondo aiutiamo la crescita dell’economia e questo non è poco ai fini di una buona e corretta integrazione.

Hai notato grandi differenze con l’Italia?

Ci sono tante, tante differenze. Qui è tutto molto diverso dall’Italia, soprattutto a livello alimentare. Sento una differenza enorme anche sul sapore dell’acqua. E poi, un’altra grande differenza è legata al mondo del lavoro. Qui lavorano davvero tutti. Ci sono tante possibilità per chi ha voglia di migliorarsi e qualcosa da fare si riesce a trovare sempre. Inoltre si viene effettivamente valorizzati. Purtroppo, soprattutto nel sud Italia, questo non avviene. Quando ero a Ostuni mi è capitato di lavorare in nero, senza nessuna sicurezza e con ritmi di lavoro assurdi. Qui invece mi hanno detto sin da subito quali sarebbero stati i miei diritti e quali i miei doveri. E questo mi ha trasmesso tanta serenità.


Oggi chi è Nicolò?


Credo che si possa ridurre tutto in una sola frase: oggi sono un uomo. Da quando sono arrivato qui, ho cambiato completamente la mia vita, mi sono fatto un nome crescendo nella mia azienda e ho iniziato a badare a me stesso senza nessuno a ‘guardarmi le spalle’. Ormai sono qui da quasi 4 anni e in poco tempo sono riuscito a fare cose che in Italia non avrei mai fatto a questa età. Ora ho un mio appartamento, pago le tasse e a fine mese mi organizzo per rientrare nelle spese. Insomma, sono cresciuto. Cosa che invece in Italia, per cause di forza maggiore, non succede. Vedo tanti miei coetanei che non riescono ancora a trovare uno scopo e che non vengono valorizzati sul mondo del lavoro e questo mi dispiace davvero tanto. Se solo si riuscisse a risolvere anche questo problema, l’Italia non avrebbe eguali. Però purtroppo, a quanto pare, siamo ancora lontani dalla soluzione.

 

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