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Tante scuse dal “padre dei vaccini”

Cultura EVIDENZA

Tante scuse dal “padre dei vaccini”

Edward Jenner all’asta

Di Laura Torretta

Foto: Lettera del Dr. Edward Jenner datata 26 GIUGNO 1801, (courtesy Christie’s)

“Il Dr. Jenner porge i suoi omaggi ma gli rincresce molto di non poter inviare oggi alcun vaccino”: inizia così una lettera del 26 giugno 1801 indirizzata a un certo Mr. Long, che Christie’s presenta in un’asta londinese di “Libri, manoscritti, fotografie dal Medio Evo alla Luna”, in programma online fino al 28 aprile.

È in offerta, con una valutazione di 4mila-6mila sterline, accanto a incunaboli, primi libri a stampa, antiche legature, carte geografiche, scatti della NASA. Ma quello che a prima vista sembra un comune messaggio di scuse scritto in forma impersonale e che prosegue con l’assicurazione al destinatario, identificato in William Long, medico dell’ospedale St. Bartholomew di Londra “che si provvederà a spedire la fornitura non appena sarà possibile”, non è affatto banale dal momento che il mittente è Edward Jenner, il “padre dei vaccini.  Infatti, la scoperta della vaccinazione come tecnica per sconfiggere le malattie infettive si deve proprio a lui che in Inghilterra, alla fine del Settecento, si dedicò alla battaglia contro il vaiolo.

A quei tempi, la malattia aveva assunto proporzioni inquietanti in molti Paesi europei: soltanto per quanto riguarda la Gran Bretagna si contavano 40 mila morti ogni anno. In Europa, i medici sapevano di una pratica frequentemente adottata in Cina a scopo preventivo: persone sane cercavano di farsi contagiare da individui che avevano contratto una forma lieve della malattia, detta alastrim.  In questo modo, dopo la guarigione, acquisivano una immunità che durava per tutta la vita anche nei confronti del vaiolo più grave.

Manoscritto ottocentesco con note biografiche e
ritratto di Edward Jenner

Medico condotto a Berkeley, zona rurale nella contea di Gloucestershire, Edward Jenner aveva iniziato ad avvicinarsi al mondo della medicina facendo da assistente al farmacista e al chirurgo del suo paese, proseguendo poi gli studi con John Hunter, famoso medico del St. George’s Hospital di Londra.  Dopo aver rilevato che nelle mucche si sviluppava il vaiolo vaccino in una forma simile all’alastrim, osservò anche come le mungitrici che venivano contagiate da questo morbo, definito cowpox, una volta superata la malattia non si ammalavano della sua variante umana (smallpox), assai più letale.  Jenner pensò allora che era possibile una sorta di immunizzazione inoculando il vaiolo vaccino in persone sane.

L’occasione di mettere in pratica la sua ipotesi gli si offrì nel maggio del 1796, quando Sarah Nelms, una giovane mungitrice, si presentò nel suo studio con le mani devastate da lesioni dovute al vaiolo vaccino. Jenner decise di inoculare del materiale prelevato dalle pustole della ragazza nel braccio di James Phipps, il figlio di 8 anni del proprio giardiniere. Come previsto, si formò una pustola, segno che il vaiolo vaccino aveva attecchito e il bambino sviluppò una leggera febbre, ma guarì nel giro di pochi giorni. Per verificare se l’immunizzazione fosse davvero acquisita era però necessaria una prova. Così, qualche mese dopo, Jenner iniettò a James della materia, questa volta prelevata da una lesione di un individuo colpito dalla versione umana della malattia, e aspettò, trepidante, l’esito dell’esperimento: il piccolo non si ammalò. È stato il primo a diventare immune al vaiolo senza esserne mai stato ammalato. Grazie a questo medico di campagna nasce, dunque, la pratica della vaccinazione.

Ma poiché anche allora era quanto mai valida l’espressione latina nemo propheta in patria, gli inizi sono problematici per Jenner. In un primo tempo invia un rapporto del suo esperimento alla Royal Society, che lo rifiuta. La società inglese e la comunità scientifica si mostrano guardinghe, anzi diffidenti, al punto che quando Jenner si reca a Londra alla ricerca di volontari per la vaccinazione, non riesce a persuaderne nemmeno uno. Il medico viene beffeggiato, fioriscono le vignette satiriche con le teste delle mucche che escono dai corpi dei vaccinati. Soltanto due anni più tardi il medico decide di pubblicare un suo lavoro in cui dà conto di altri 22 esperimenti condotti con successo su altrettante persone, tra le quali il proprio bimbo di soli 11 mesi.

Nel testo, con una sorta di fusione tra i vocaboli latini variola major e vacca, conia per la malattia la nuova definizione di variolae vaccinae: di qui il termine vaccino che ora risulta quanto mai di attualità, tanto che si può ipotizzare che vincerà il Guinness dei primati come vocabolo più ripetuto in tutto il mondo nel 2021

Per la cronaca, nonostante le difficoltà sorte al momento del debutto, nel giro di una decina di anni il vaccino di Jenner si fa strada in tutta Europa, nell’America del Nord e del Sud, in Asia. E Napoleone, che a quel tempo era in guerra con la Gran Bretagna, decide di vaccinare la sua intera armata.  Ed è così soddisfatto che spingendosi a definire Edward Jenner uno dei più grandi benefattori dell’umanità, libera in segno di gratitudine due prigionieri di guerra inglesi.

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