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Cultura

Tommaso Gallarati Scotti: un illustre esule italiano in Svizzera

di Lorenzo Bellini

Nell’analizzare lo scacchiere internazionale durante la seconda Guerra Mondiale gli occhi dei posteri sono puntati troppo spesso solamente sulle nazioni protagoniste del conflitto, senza considerare quanto sia stato importante anche il ruolo di quelle neutrali. In Europa sicuramente i due Paesi che riassumono al meglio questa posizione, almeno tra il 1939 e il 1945, sono: la Spagna franchista, teoricamente alleata dei regimi totalitari dell’Asse, ma che già nel 1943 offre possibili basi alle operazioni Alleate in scena in Africa, e la Svizzera, rifugio per tradizione di dissidenti e di rifugiati provenienti da territori occupati e governi totalitari.

Proprio il Paese confederato è il fulcro di scambi diplomatici tra le varie potenze belliche impegnate nel conflitto. All’indomani dello sbarco Alleato in Sicilia del 9 luglio del ’43, con l’Italia divisa e occupata, alcuni esuli antifascisti incominciarono a tessere contatti con gli ambasciatori americani, inglesi e russi per poter avviare il futuro democratico dell’Italia. Tra questi individui, sin dal Natale 1943 spicca la figura di Tommaso Gallarati Scotti, Conte di Candia, firmatario del Manifesto degli Intellettuali Antifascisti di Benedetto Croce del 1925, filo monarchico e cattolico liberale, schierato per la modernizzazione della Chiesta Cattolica. Durante il suo esilio svizzero egli risiede tra Lugano e Balerna e collabora a “L’Italia e il secondo Risorgimento”, supplemento della “Gazzetta Ticinese” diretto da Luigi Einaudi.

Il suo impegno è volto da subito a evitare il suo più grande timore: una possibile guerra civile, una volta deposto il regime mussoliniano. Sin dai suoi primi mesi a Lugano, egli comincia a frequentare altri fuoriusciti liberali e durante tutto il ’44, nei suoi colloqui privati con la Principessa di Piemonte, Maria José del Belgio, consorte del futuro re Umberto II, Gallarati Scotti cercherà di sottolineare l’importanza per la monarchia di modernizzarsi, prendendo esempio dalle corone nordeuropee, manifestando anche la necessità di una Costituente e di un governo a Roma in cui sia possibile inglobare i filo-comunisti, ma con un ruolo centrale per la casata Savoia. Non esclude però la possibilità di una compagine istituzionale repubblicana. All’alba della liberazione di Roma, sarà proprio Tommaso Gallarati Scotti che consiglierà gli Alleati di mettere a capo delle operazioni militari della Resistenza Raffaele Cadorna, un uomo capace, dichiaratamente antifascista, ma di fede politica non tendente a sinistra.

Attraverso la figura del nobile lombardo, e la sua attività diplomatica di primo piano nella Resistenza, si fotografa alla perfezione il ruolo centrale giocato nello scacchiere italiano dagli esuli politici in Svizzera. Tommaso Gallarati Scotti, che lascerà l’esilio dopo esser stato richiamato a servire la patria, si propone nel panorama storico come personaggio istituzionale tipico del secondo dopoguerra, rappresentante di una società e di un mondo ormai al tramonto già dopo il 1918.

 

L’autore: Lorenzo Bellini, nato a Varese, giovane studente di storia presso l’Università Statale di Milano, si specializza e predilige gli studi sul Basso Medioevo nell’area dell’Italia settentrionale. Coltiva interessi relativi anche al mondo della musica, sia come strumentista, sia come parte di un’associazione culturale con cui organizza concerti di artisti emergenti.

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