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Tra Dickens e De Amicis

La vita di Francesco Cirio, il fondatore della nota azienda di conserve

di Giovanna Guzzetti

Il quadro è da libro Cuore. Secolo, il diciannovesimo; luogo il Piemonte; il protagonista, un emulo del deamicisiano Garrone. Stiamo parlando di Francesco Cirio, sì proprio quello dei pelati (l’aggettivo è più che sufficiente a incorporare il sostantivo pomodori) che sono stati una icona del nostro Paese nel mondo. Una storia d’altri tempi ricostruita oggi da Allegra Groppelli e Beba Slijepcevic, in Che il mondo ti somigli, volume presentato di recente a Cibus a Parma, pubblicato per i tipi di Sperling & Kupfer.

La storia ha origine nel 1836, la notte di Natale, quando Francesco nasce. In una famiglia poverissima con la madre che fino a poco prima di darlo alla luce aveva lavato i panni delle famiglie più abbienti. Francesco nasce però sotto una buona stella visto che, subito, viene beneficiato da una medaglia d’oro della contessa Durini che il padre del neonato aveva soccorso quando la sua carrozza si era arenata nella neve proprio davanti alla misera dimora dei Cirio. La contessa celebrò con quel dono l’aiuto del contadino e la nascita di un piccolo destinato, di per sé, ad una vita irta di difficoltà. Se il brand Cirio viene associato d’acchito a Napoli, la verità è che tutto parte da Nizza Monferrato, dove la famiglia del futuro fondatore dell’industria delle conserve vive.

Non c’è pane in quel paese per tutti i figli che circondano la tavola della famiglia e, presto, Francesco e Lodovico, suo fratello, si trasferiscono a Torino, senza sapere né leggere né scrivere. E qui incontrano Don Bosco che li accoglie e li ammonisce con una frase che per Francesco sarà la stella polare. “Sai che cosa vuole il Signore? Vuole che diventiamo la migliore cosa che ci è possibile”.

Francesco si industria in ogni modo per guadagnare qualcosa: dalla consegna a domicilio della frutta nei giorni di neve (e così fioccano anche le mance…!), al lavoro nei cantieri. Ed è qui che la sua storia comincia a coniugarsi con Napoli: a difenderlo dalle angherie dei più anziani è proprio un ragazzo partenopeo, Gennaro, che Francesco non dimenticherà mai nella sua vita e che tornerà a trovare dopo aver realizzato una fortuna ed essere passato dal tugurio di famiglia ad una casa ricca di sfarzi. Frutto, appunto, della sua intuizione: quella di fare in modo che i consumatori potessero disporre di cibi come piselli, pomodori o pesche tutto l’anno. Un’arte quella della conservazione che Francesco apprende in Francia, da un pasticcere, e che fa sua con il successo che sappiamo.

Nel 1856 avvia la sua azienda conserviera a Torino; nel 1867 riceve prestigiosi riconoscimenti all’Esposizione Universale di Parigi. Quando poi va a trovare Gennaro nella sua città e scopre il gusto dolce dei pomodori del Sud (succosi e zuccherini senza eguali), Francesco Cirio subisce una fascinazione imprenditoriale. Lì, alle falde del Vesuvio, sarebbe dovuta iniziare un’altra tappa della sua avventura di imprenditore che si arresta con la sua morte nel 1900. Lo stabilimento di San Giovanni a Teduccio, divenuto emblema della Cirio (da qui la napoletanità del marchio) in tutto il mondo.

Quanto a fascinazioni, Francesco ne subisce una, sentimentale, che dura tutta la vita: Eleonora, giovane rampolla di quella nobile famiglia Durini che lo conobbe appena nato. Un sentimento giocoforza non corrisposto, anzi quasi deriso dalla ragazza, ma che si ripresenterà al termine della vita dell’ex povero ragazzo piemontese: Eleonora, a fianco di Francesco prossimo al trapasso, lo saluterà con quel Che la morte ti somigli che, ora, dà il titolo al libro. Dove si celebra la genialità dell’imprenditoria italiana nel mondo, riassunta in un marchio, Cirio (chi non ricorda lo slogan Come natura crea Cirio conserva?), che, dopo alterne vicende relative alla proprietà (tra cui la vicenda Cragnotti, patron della società, condannato definitivamente dalla Cassazione a 5 anni e 3 mesi per il crac da 1,125 miliardi di vecchie lire che spazzò via i risparmi di oltre 35mila risparmiatori) è ora saldamente nelle mani italiane di Conserve Italia.

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