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Cultura

Tutti i nostri corpi

L’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura alla poetessa statunitense Louise Glück, sconosciuta in Italia, ha messo ancora una volta in evidenza il conservatorismo dell’editoria italiana, che da decenni non ama esplorare nuove letterature, non ama rischiare con generi, quali ad esempio la poesia, che non attirano l’attenzione di masse di lettori. 

L’autrice americana è stata pubblicata in Italia solo da due editori, l’ultimo dei quali, il piccolo editore napoletano indipendente “Dante e Descartes” (che, tra parentesi, conosco molto bene, perché ha la sede in via Mezzocannone, di fronte all’università che ho frequentato nei miei anni giovanili), aveva pubblicato la sua raccolta Averno in sole 200 copie. 

Eppure, sono proprio i piccoli editori, oggi, ad avere il coraggio di sperimentare, di innovare, di proporci libri scritti in altre latitudini, in altri formati.

Uno di questi editori, Voland, che è molto presente nella mia biblioteca assieme ad altri piccoli editori quali Keller e 66th and 2nd, ha pubblicato, lo scorso marzo, un libro molto originale, che proviene dalla Bulgaria. Normalmente si sa molto poco di questo Paese, raramente sulle prime pagine dei giornali. Io invece vi sono particolarmente legato, grazie a un viaggio che feci nel momento più difficile della mia vita; fu un lungo weekend a Sofia, che poi estesi anche a Plovdiv, l’antica città romana. Non trovai lusso e opulenza, ma tanto calore e ospitalità, a cominciare da quella del mio amico virtuale, che poi diventò reale assieme alla sua famiglia, che provvide a prenotarmi un albergo, dignitoso e accogliente, in centro. Di Sofia ricordo in particolare una piazza in cui c’erano, nel raggio di pochi metri l’una dall’altra: una moschea, una sinagoga, una chiesa ortodossa e una cattolica. Le visitammo l’una dopo l’altra, e avemmo problemi solo nella chiesa cattolica, a causa dei pantaloni corti del mio compagno di viaggio che non avevano scandalizzato nessuno negli altri luoghi di culto. Per entrare nella moschea, ci eravamo semplicemente coperti con un mantello. 

Oltre a saper poco di questo Paese, in Italia si sa ancora molto poco degli autori bulgari, tra i quali vi è senza dubbio Georgi Gospodinov, scrittore poco più che cinquantenne, considerato il più talentuoso della sua generazione. Poeta e prosatore raffinato, nel libro pubblicato quest’anno da Voland, Tutti i nostri corpi, si cimenta in una raccolta di racconti brevi, se non addirittura brevissimi. I più lunghi riempiono due pagine; i più corti, contenuti in una frase, riempiono appena un rigo. 

Alcuni esempi sono:

Agosto: Il pomeriggio dell’anno.

Separazione: Perché piangi ora, non mi hai ammazzato tu? …

Immagino questo scrittore come uno scultore che lavora la nuda pietra, riducendola, plasmandola, fino a tirarne fuori l’essenza con una frase, un concetto che fulmina il lettore, lo inchioda alla poltrona, lo lascia lì a riflettere. Alcuni di questi racconti sono stati scritti in Svizzera, nei pressi di Zugo, come Rituali: “[..] Aprire il giornale locale “Zuger Woche”, senza capire la lingua e senza conoscere i personaggi del posto che vedi nelle notizie. Controllare le previsioni del tempo, pensando ai cipollotti appena spuntati e a un ciliegio in fiore nel cortile. Pieno di premure per un mondo a cui non appartieni”.

Tutti i centotré racconti, definiti nel sottotitolo Storie superbrevi, offrono spunti di riflessione.

Va sottolineata la grandezza della traduzione di Giuseppe Dell’Agata, che ha avuto l’arduo compito di rendere eccellente anche in italiano questo lavoro così scarno di parole.

Di Gospodinov è stato detto: “Definito il Milan Kundera della Bulgaria per i suoi viaggi nel mondo interiore, potrebbe essere accostato anche a Friedrich Dürrenmat per la sua riscrittura del mito del Minotauro, ma a ben vedere Georgi Gospodinov è uno scrittore unico.”

Ed è unico questo libro, che si è accomodato stabilmente sulla mia scrivania: ogni tanto lo sfoglio per rileggere alcuni racconti. Ogni volta la rilettura mi stimola nuove riflessioni. Sono certo che la stessa cosa capiterà anche a voi. Buona lettura!

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Maurizio Nappa

Maurizio Nappa, 48 anni, napoletano, si occupa da più di 20 anni di sicurezza sul lavoro nell'industria chimica; vive in Svizzera da più di 12 anni. Il suo amore per il continente africano è nato graz ... Vedi profilo completo

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