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“Super”, il salone di accessori e prêt-à-porter donna del fiorentino “Pitti Immagine” al Padiglione Ansaldo di via Tortona;  White Fiera Milano, salone milanese di prêt-à-porter donna e ricerca sempre nel “Tortona District” (o meglio, quartiere Tortona!);  “The One Milano”, salone di “haute prêt-à-porter femminile” a FieraMilanoCity (di cui abbiamo già scritto)  e, ovviamente, le sempre più importanti giornate della “Milano Fashion  Week”, cui si sono aggiunte inaugurazioni (al vertice la nuova boutique Armani di via Sant’Andrea: 1200 mq, collezioni di abbigliamento e accessori Giorgio Armani uomo e donna, e mondo Armani Beauty), incontri, eventi d’ogni genere, inaugurazioni di importanti mostre (“Memos-A proposito della moda di questo millennio” al Museo Poldi Pezzoli; “HEIMAT-A sense of Beloging”, dedicata al famoso fotografo Peter Lindberg all’Armani/Silos), hanno trasformato la metropoli lombarda nell’autentica capitale internazionale del prêt-à-porter.  Una Milano che – nonostante l’ovvia assenza di buona parte di compratori e stampa cinesi – ha subito una importante “invasione totale”.

Basti ricordare che a Super, ad esempio, sono arrivati i buyers di punti vendita internazionali quali i francesi “Galeries Lafayette” e “Bon Marché”, il nuovayorkese “Neiman Marcus”, lo spagnolo “El Corte Inglés”, lo svizzero “Bongénie Grieder”, ed italiani come “La Rinascente” o anche boutique notissime quali Biffi e Pupi Solari.

Poi, però, ecco che improvvisa, inaspettata, è calata anche su Milano la grande nube nera “coronavirus”, o “covit-19”.

Lavinia Biagiotti e Giorgio Armani hanno presentato le loro collezioni a sale vuote, in streaming: e l’atmosfera è irrimediabilmente mutata, mentre ha sospirato di sollievo chi aveva sfilato i giorni precedenti.

Ma veniamo, dunque, alle sfilate importanti che, nel complesso, hanno riconfermato ancora una volta nostalgia e “revival” degli anni dai ’60 agli ’80; le gonne si sono per lo più allungate (midi, o midi-lunghe, anche a pieghe o a portafoglio, in alternativa agli ormai immancabili pantaloni). Anche se non è mancato “lo spirito di stagione” trasportandoci idealmente al Carnevale non di Venezia ma di Rio, con abiti che potevano far ricordare anche Carmen Miranda (film anni 40/50).

Riassumendo per quanto è possibile le sfilate più significative, ecco quindi – dopo lo splendido rosso di questo inverno – Sara Cavazza Facchini che, per Genny, ha ricordato gli anni venti e quaranta dedicati a donne ultra chic, dinamiche, che amano i tailleurs, le cappe e le stole, e lunghi affascinanti abiti da sera. Ultra romantica, Luisa Beccaria ha presentato abiti di tulle e chiffon, ma anche maglie e jeans, sempre in colori delicati, e un’infinità di fiori stupendi, stampati o ricamati, su ogni capo.

Disinvolta, attualissima, in tailleur pantaloni scozzesi e cappelli a larghe falde, ecco poi la donna di Luisa Spagnoli. Etro ricorda invece gli anni ottanta con bluse di chiffon e maglie, pantaloni con stivali da cacciatore, poncho, cappotti-vestaglia, cammello, bordeaux e il suo immancabile paisley. Molto bella, attuale, con tuniche di maglia, trench stampati, lunghe mantelle e importanti stivali in pelle di recupero, ecco la collezione Ferragamo.

Poi, ricordiamo Ermanno Scervino con gli abiti-sottoveste, i maglioncini ricamati con gonne ricoperte di paillettes indossati sotto ad ampi cappotti principe di Galles; il minimalismo con abiti diritti, dolcevita di cashmere, blazer e ampi cappotti di Agnona. Angela Missoni dimostra sempre più di possedere il grande talento di famiglia con la maglia in colori autunnali, tuniche, tailleurs e cappotti-vestaglia straordinari. Eleventy, poi, ha unito il “modernismo visionario” dello stile decò alle “eco architetture” degli anni ’70, unendo il passato al presente.

Poi… ecco la nube, e – mentre sospira di sollievo chi ha presentato la propria collezione i giorni precedenti – Lavinia Biagiotti, decisa, fa sfilare le sue indossatrici in streaming. E così pure Armani.

Lavinia, con felice intuizione (e devozione!) ricorda mamma Laura reinterpretando i famosi abiti-bambola in colori accesi e con grandi fiori, oltre ai “suoi” completi a maglia di tono sportivo ed ai cappotti di cashmere (ma anche di raso!)  che ricordano il guardaroba maschile.

Ed ecco Armani, che abbina rigore a gentilezza, maschile e femminile, in un nuovo equilibrio, nel suo stile coerente ed in continua evoluzione; pertanto sfilano, nel salone privo di pubblico, le piccole giacche con abbottonatura alta e pantaloni infilati negli stivali, fiori e petali scintillanti per il camouflage, mentre il velluto nero (“Note di velluto” il nome della collezione) domina negli abiti morbidi e nel contempo importanti, in  lunghi soprabiti di maglia indossati con scarpe a tacco piatto o stivali, in  abiti da sera scintillanti, di un nero luminoso punteggiato da tocchi di rosa, verde acqua e grigio perla.

La sfilata si è conclusa con un pensiero alla Cina – con cui Armani ha da sempre un legane speciale estetico e culturale – mandando in passerella una selezione delle sue collezioni “Privèe” primavera/estate 2009 e 2019, ispirate proprio alla Cina.

EMI Italian Fashion @ CPM_Settembre 2019

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Maria-Vittoria Alfonsi Caruso

Nata a Brescia.Il suo primo articolo è per "Grazia" a 18 anni con un’intervista a Michelle Morgan. Ha collaborato con "Marie Claire" e "Mamme e Bimbi"; ha scritto per vari quotidiani, settimanali e im ... Vedi profilo completo

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