Ucraini in Italia. La felicità per l’accoglienza, la nostalgia di casa | Corriere dell'Italianità

Scrivi la parola o il termine da trovare

EVIDENZA Italianità nel mondo

Ucraini in Italia. La felicità per l’accoglienza, la nostalgia di casa

Le testimonianze di alcuni degli allievi della scuola Nazionale di balletto di Kiev

di Silvia Tironi

La danza li ha salvati. L’Italia li ha salvati. Dalle bombe, dalla guerra. Loro sono alcuni degli allievi della scuola Nazionale di balletto di Kiev, sono una quindicina, hanno tra i 12 e i 18 anni e un sogno nel cassetto che scalpita per essere realizzato. Tornare sulle due punte. A casa. Per il momento il loro sogno si è arrestato. Ma continua ad essere alimentato. Hanno trovato la salvezza presso L’Accademia Ucraina di balletto di Milano, che da qualche settimana è diventata un loro rifugio. Perché il conflitto scoppiato tra Russia e Ucraina ha costretto i ballerini e ballerine a tirare il freno a mano, a stoppare il sogno di entrare a far parte dell’Opera di Kiev. Ma il loro sogno è solo rimandato: il fuoco della danza brucia ancora dentro di loro, nonostante tutto. I loro piedi non smetteranno di stare sulle punte e di indossare le scarpette. Quelle scarpette che sono state i loro strumenti di fuga dai bombardamenti, la loro ancora di salvezza, che li hanno condotti in questa enclave felice nel cuore della città della Scala e di Roberto Bolle. 

L’Accademia Ucraina di balletto è un’oasi di pace in nome dell’arte: dal 2005 nella prestigiosa istituzione diretta da Caterina Calvino Prina, insegnano infatti ucraini, bielorussi, russi e italiani. Qui non ci sono rivalità né ostilità: qui tutti sono uguali.

 A portare in Italia i suoi ragazzi e le sue ragazze (tra di loro c’è anche un giovanissimo danzatore maschio) ci ha pensato Irina Skripnic, la loro insegnante. “Il viaggio verso la salvezza è stato lungo e molto faticoso. Io sono fuggita in pullman, i miei ragazzi hanno invece fatto la strada a piedi. Abbiamo atteso una decina di ore al confine prima di riuscire a varcarlo”, racconta la maestra, che è stata una delle prime insegnanti dell’Accademia meneghina.  Prima di allora tutti sono stati costretti a vivere sottoterra, per provare a ripararsi dalle bombe: “Io ho vissuto per 8 giorni in metropolitana, mentre le ragazze vivevano nelle cantine. Si parla di bunker ma in realtà sono proprio scantinati. Anche durante quei giorni terribili ho sempre cercato di mantenere i contatti con loro”, prosegue Irina. Che ogni giorno cerca di parlare con chi è ancora in Ucraina e non ancora in salvo. Perché anche a loro lei vuole dare una opportunità di vita: “Una delle mie ragazze è in Germania, due sono a Vilnius, una in Olanda. L’ultima con cui ho avuto i contatti, originaria di Kharkov, è rimasta senza casa, crollata sotto le bombe, le hanno ucciso i cani e distrutto la macchina. In qualche modo è riuscita ad entrare in Russia con la famiglia. Vorrei farla arrivare qui. Per quanto riguarda i ragazzi dell’ultimo corso, che sono maggiorenni, vorremmo cercare di farli arrivare in Italia attraverso una lettera di invito, anche perché c’è il rischio che possano essere chiamati alle armi. Stiamo cercando di capire se attraverso questa lettera riusciranno a superare il confine. Qui in Accademia potrebbero finire gli studi e ricevere il diploma”, sospira la Skripnic, molto attenta alle esigenze dei suoi allievi. “Parlo molto con le ragazze, che hanno tanta nostalgia di casa. Sto cercando di far capire loro che si devono abituare”, prosegue, “che devono prendere il buono di questa splendida accoglienza. In generale non ci aspettavamo un’accoglienza così: qualunque persona con cui le ragazze entrano in contatto è disponibile e pronta ad aiutarle”. 

Oltre all’Accademia, sono tante le famiglie che si sono messe a disposizione per accogliere questi ragazzi e le mamme o le nonne che li hanno accompagnati in questo lungo viaggio verso la pace e la libertà. Le Marcelline, dal canto loro, stanno offrendo loro la possibilità di studiare. Per essere preparate quando un giorno potranno tornare a casa. Quella con la C maiuscola.

LA TESTIMONIANZA DI VASILISA E VLADISLAVA. QUANDO ARRIVA LA PACE?

Vasilisa Nikiforova e Vladislava Palashovskaya, entrambe 18 anni, sono due delle allieve della Scuola Nazionale di Kiev accolte dall’Accademia Ucraina di balletto di Milano, dove sono arrivate ormai un mese fa. Da un giorno all’altro la loro vita è stata stravolta, nulla è stato più come prima. Chiusa la scuola, hanno chiuso il loro sogno in una valigia, lo hanno trascinato con loro fino a Milano. Vasilisa e Vladislava erano felici a Kiev. Oggi dai loro occhi traspare tutta la sofferenza per aver lasciato la casa e la famiglia. La loro non è stata una scelta, ma una necessità. Quando parlano della danza il viso si distende e si apre a un sorriso carico di speranza. Sanno di essere fortunate. Le compagne le hanno accolte a braccia aperte, sono sempre molto gentili con loro e con gli altri e cercano in ogni modo di farle sentire parte del gruppo. Un po’ di italiano, un po’ di inglese, qualche gesto e… le barriere si abbattono in un attimo.

Ragazze, con chi siete riuscite ad arrivare in Italia?

Vasilisa: “Sono arrivata con la mamma. I nonni e il papà sono rimasti in Ucraina, ma sono sempre in contatto con loro”.

Vladislava: “Anche io sono arrivata con mia mamma e lasciato in Ucraina la maggior parte della mia famiglia”. 

C’è una possibilità che anche gli altri componenti della tua famiglia ti possano raggiungere qui in Italia? 

Vladislava: “No, è difficile, anche perché è una scelta loro. La nonna non vuole assolutamente saperne di lasciare il nostro Paese, altri non possono venire per via dell’età e altri ancora vogliono rimanere lì per aiutare”. 

Vasilisa, come sono scandite le vostre giornate? Come è cambiata la vostra quotidianità?

“Le giornate, a parte il fatto che non ci sono le persone delle nostre famiglie e quelle con cui eravamo abituate ad interagire, non sono cambiate, anche se la nostra vita ha subito uno stravolgimento. Facciamo quello che facevamo a Kiev: si va a scuola e poi ci sono le lezioni con la nostra insegnante”.

Vi siete sentite accolta qui a Milano?

Vasilisa: “Si sì, sono stata accolta benissimo. Usando un po’ l’inglese in qualche modo riesco a comunicare con le altre ragazze della scuola. So anche qualche parola in italiano (ride, ndr). Tra l’altro, appena arrivata qui, mi sono trovata subito su un palco perché ho partecipato a uno spettacolo all’Ecoteatro e ho potuto ballare. È stato molto bello ed emozionante”.

Vladislava: “Qui in Italia mi trovo bene, mi piace tutto, ma non vedo l’ora di tornare a casa”. 

Vasilisa, il tuo sogno è quello di andare un giorno a ballare all’opera di Kiev? 

“Sì, lo desidero tanto. Appena prima dello scoppio della guerra c’è stato un concorso per noi ragazze dell’ultimo anno per poter entrare nel corpo di ballo dell’Opera. Io ho superato la fase iniziale e a giugno avrei dovuto fare il concorso ufficiale. Speriamo di poterlo fare presto. Un cielo di pace, la fine della guerra, e questo è il mio grande sogno, il mio pensiero fisso, il mio desiderio più grande”.

Vladislava, la danza vi protegge dalla guerra?

La danza, in questo momento, è un modo per allontanare i cattivi pensieri e per alleggerire una situazione molto complicata che non mi aspettavo proprio di vivere. Quando balliamo riusciamo a non pensare a quello che sta accadendo. Sì, la danza ci ha salvate”.

durante lo spettacolo