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Un cucchiaio di E171? Grazie, no

Additivi alimentari e salute

di Ivan Santi

Dal 2022 il biossido di titanio sarà bandito dalle tavole di tutta Europa. Lo ha deciso la Commissione europea dopo aver discusso del dossier preparato dall’EFSA (European Food Safety Authority, ovvero l’Autorità europea per la sicurezza alimentare), organizzazione che periodicamente effettua le valutazioni di sicurezza su ciò che finisce nei nostri stomaci.
Chi ha l’abitudine di leggere le etichette, sa bene che quando tra gli ingredienti che compongono un alimento compare una E seguita da un numero, essa sta a indicare un additivo alimentare. I più utilizzati nell’industria alimentare sono quelli antiossidanti (usati appunto per prevenire il deterioramento causato dall’ossidazione) ma ce ne sono parecchi e diversi, tra coloranti, emulsionanti, stabilizzanti, gelificanti e addensanti, conservanti e dolcificanti.

Il biossido di titanio – segnalato anche con la sigla E171 o con la formula chimica TiO2- viene utilizzato comunemente in prodotti come gomme da masticare, pasticcini, integratori alimentari, zuppe e brodi, prodotti da forno, salse, alimenti per bambini e neonati, creme spalmabili e frutta secca trasformata. Viene, inoltre, impiegato anche dall’industria cosmetica in prodotti per la cura della persona, come i dentifrici, nelle vernici e in alcuni medicinali.

Il suo uso come additivo alimentare (ed esclusivamente questo), autorizzato in Europa per la prima volta nel 1966 e in Svizzera nel 1979, non viene più ritenuto sicuro, in particolare perché non si possono più escludere rischi di genotossicità, cioè danni all’informazione genetica delle cellule quindi al Dna.

Questa polvere, usata come sbiancante, è composta dal 5 al 45% da nanoparticelle. Già nel 2016 l’Efsa aveva raccomandato di eseguire nuovi studi perché mancavano dati per definire una dose giornaliera accettabile. Secondo i test effettuati a maggio 2021, dopo l’ingestione l’assorbimento di particelle di biossido di titanio è basso, tuttavia esse possono accumularsi nell’organismo, come ha sottolineato Maged Younes, il presidente del gruppo di esperti Efsa sugli additivi.

Lo stesso discorso vale anche per i mangimi destinati agli animali: in questo caso l’E171 viene assimilato non solo dal bestiame, ma -seppur indirettamente- anche da coloro che ne consumano la carne.

In più, dopo aver condotto uno studio specifico sull’inalazione, l’International Agency for Research on Cancer ha classificato il biossido di titanio come possibile cancerogeno per gli umani, classe 2b, se inalato. Questo mette a rischio tutte le persone che lavorano nei settori industriali- farmaceutico, alimentare, cosmetico- dove viene utilizzato.
Nel 2019 sia l’Agenzia per la sicurezza alimentare francese Anses che quella olandese Nvwa avevano confermato l’esistenza di troppe incertezze. Nel 2020 la Francia lo ha vietato e nel 2021 ha prorogato la misura. Ora tutta l’Europa si allinea a questa decisione e, a meno che non venga adottata un’obiezione entro la fine dell’anno dal Consiglio o dal Parlamento europeo, il testo che bandisce l’E171 dalle nostre tavole entrerà in vigore all’inizio del 2022. Ci sarà poi un periodo di 6 mesi per l’eliminazione delle scorte dopo il quale si applicherà il divieto totale della sostanza nei prodotti alimentari.

Per quanto riguarda la Svizzera, in virtù del principio di precauzione, anche l’USAV – l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria- proibirà l’uso dell’E171 come additivo alimentare e modificherà coerentemente l’ordinanza sugli additivi, si legge sul sito ufficiale.
Non bisogna lasciarsi prendere dal panico: non esiste un rischio acuto per la salute e gli alimenti contenenti biossido di titanio possono ancora essere consumati. I consumatori possono comunque tranquillamente evitarli, dal momento che l’uso di questo additivo è soggetto all’obbligo di caratterizzazione e figura nell’elenco degli ingredienti degli alimenti preimballati.

Insomma, basta leggere le etichette.

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