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Un fumetto che parla di radiologi

Si può dire che i medical drama siano particolarmente amati dal pubblico e non ci è voluto molto perché questo trend raggiungesse anche il mondo della cultura pop, così come il mondo dei manga. La casa editrice Shueisha, leader del settore dato che è la stessa che ha prodotto Dragon Ball e One Piece, nel 2015 ha lanciato sulle pagine del suo magazine più famoso Radiation House, disegnato da Tomohiro Yokomaku e Taishi Mori. La storia narra le vicende di un ambulatorio, nello specifico di una equipe di radiologi che si dedicano anima e corpo alla vita in ospedale, con ripercussioni anche sulla propria esistenza.

Da poco il manga è uscito in Italia per la casa editrice J-POP e ha subito incuriosito noi della redazione. Sulle orme di successi come Dr. House e Scrubs, abbiamo chiesto a Alice Vanzati, dottoressa presso l’ospedale di Lecco e specializzata, dal 2014, in anatomia patologica, nonché manga fan, di leggere il primo numero di Radiation House e di dirci la sua opinione da esperta.

A tuo avviso, per quanto riguarda la parte scientifica del manga, si nota una buona preparazione sui temi trattati?

Per prima cosa sono rimasta molto colpita dalla scelta del campo. La radiologia, così come la anatomia patologica e la medicina di laboratorio sono definite “servizi”, sono cioè specialità che portano la diagnosi senza la quale la parte medica e la parte chirurgica non vanno avanti. Non sono esattamente specialità di grido come quelle che si dispiegano in sala operatoria, e questa scelta di “nicchia” per i personaggi l’ho davvero apprezzata!
Io sono anatomopatologa quindi non ho una conoscenza dettagliata della radiologia, ma come medico posso dire che il manga è ben documentato. La parte tecnico scientifica è molto dettagliata, corretta e, se vogliamo, un po’ da otaku… diciamo che da medico e manga fan mi ha fatto un po’ pensare al fatto che probabilmente anche gli autori sono “super fan” dei medical drama!

Da lettrice di manga e da medico, hai trovato la storia interessante e avvincente?


Sì, più che per le dinamiche tra i personaggi, che dal numero 1 è ancora un po’ presto per definirle, mi ha incuriosito molto il confronto della storia con la realtà del sistema sanitario giapponese. 
Da anatomopatologo è interessante leggere che sia i medici italiani che quelli giapponesi vivono situazioni analoghe, in netta antitesi con i colleghi di paesi come gli Stati Uniti (infatti nel manga sono citati come meta da sogno per ogni ricercatore) o quelli del Regno Unito. Dal manga si evince come anche in Giappone, così come in Italia, la medicina “di servizio” ha un riconoscimento sempre molto limitato, il che comporta mancanza di fondi e poco sviluppo sul campo. 
Londra, invece, è una meta europea molto ambita per chi opera nel campo. Insomma, posso ben dire che ho trovato molta affinità con i miei “colleghi” del manga.

Quali sono le principali differenze che hai potuto notare tra il sistema sanitario giapponese descritto nel manga e quello italiano?

Nel manga non vengono citate grandi differenze e non serve fare una comparazione o sapere nel dettaglio come funziona la sanità in Italia o in Giappone per leggere la storia. Si possono notare le
 criticità tipiche delle macro società, dove c’è sovraffollamento e dove si ricorre sempre più spesso alla medicina. La burocrazia, i giochi di potere, le dinamiche da laboratorio… tutto questo può essere avvincente se raccontato bene come in questa serie.

Come mai, a tuo avviso, si è sviluppato un notevole interesse verso il mondo medico scientifico anche da parte di settore di entertainement come appunto i manga o le serie tv?

La medicina ha fatto passi da gigante e il suo legame con la scienza e la tecnologia è ancora di più indissolubile. Le persone vanno più spesso dal medico rispetto a un tempo, anche perché la medicina risolve più problemi e offre più soluzioni. Di conseguenza si sviluppa una curiosità, un interesse verso un nuovo mondo, un nuovo linguaggio che parla di scienza comprensibile a tutti.
 Con internet le informazioni sono disponibili a un accesso diretto, non sempre positivo perché questo può portare a falsi miti, diagnosi azzardate e paranoia ingiustificata. Tuttavia, è innegabile che il fascino popolare sia stato sfruttato al meglio, basti pensare davvero a serie di successo da E.R fino a Gray’s Anatomy. La medicina esce dalle aule buie dell’università, si dimentica delle porte chiuse in laboratorio e si apre al pubblico, attraverso film e manga. Radiation House è un bel manga, godibile sia da medici che non, sono davvero rimasta colpita da questa interessante novità… lo consiglierò a tutti miei colleghi.

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Jacopo C. Buranelli

Laureato in filosofia presso La Statale di Milano con una tesi sul cinema di Ozu, da molti anni si dedica all’editoria e al mondo dell’arte contemporanea e dello spettacolo. Collabora con diverse test ... Vedi profilo completo

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