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Un galateo per ragazze da marito del Ventunesimo secolo

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di Mario Farina

Cosa ci fa un maschio, vestito con un completo elegante, iscritto a due leghe di fantacalcio, sposato, che ha nel bagagliaio la borsa per il calcetto, in metropolitana con in mano un libro rosa intitolato Galateo per ragazze da marito (Bompiani 2019, 379 pp.), e scritto per giunta da un’autrice che di cognome fa Soave? Ci arriveremo, ma procediamo per gradi.

Per prima cosa va detto che il libro di Irene Soave non è veramente un manuale. Le signorine non sono automobili e non hanno un libretto di istruzioni. È invece un’opera che si riconnette, in modo colto e piacevole, tanto alla grande tradizione italiana dei galatei di condotta – di cui l’autrice ci informa essere ghiotta lettrice – quanto alla raffinata scrittura di costume del secolo scorso. I nomi di Gabriella Parca, Natalia Aspesi e Donna Letizia puntellano così quelli delle autrici dei veri e propri galatei, come Irene Brin e la contessa Clara, a segnare quello che è forse l’intento più interessante del libro, e cioè mostrare l’intreccio, spesso problematico ma sempre profondo, tra società e costume. Perché se la società scappa verso la frenesia del progresso e ci obbliga a correrle dietro col fiato corto, è proprio nel costume, nel buon costume di una volta, che è possibile trovare uno spazio per respirare, riconoscendo nelle sue tacite regole qualcosa che ci lega a un passato dal quale, bene o male, sentiamo di provenire.

Con una penna ironica e mai cinica, Irene Soave traccia così quella che potremmo chiamare una morfologia storica delle regole della buona condotta. Come la foglia di una pianta che cresce, la regola cambia forma, colore, persino sentore, si adatta alle circostanze, muta e si trasforma, ma sotto sotto conserva il proprio spirito iniziale, che è quello di dare un’indicazione, magari sommaria, di come stare al mondo. È così, che gli insegnamenti che erano propri di usi ormai dimenticati come gli epistolari amorosi, tornano utili oggi, in tempi si sexting selvaggio e di allegati indesiderati che affollano i profili Whatsapp delle povere ragazze da marito.

E il fascino di questo libro è forse proprio il modo in cui cerca di capire come mai non riusciamo a liberarci delle regole. E anzi, assistiamo oggi a una impronosticabile rinascita di un certo tradizionalismo che qualche tempo fa sarebbe sembrato persino bigotto. Mia madre, classe 1948, era assolutamente sbigottita quando apprendeva che ragazze mie coetanee si aspettavano un anello di fidanzamento, lei che a vent’anni bruciava reggiseni e a ventidue faceva già autocritica. Com’è dunque che non ci liberiamo dal galateo e dalla sua regola? Irene Soave una tesi ce l’ha, perché se è vero che i galatei si sono effettivamente estinti, qualcosa del loro spirito si è conservato in un’altra forma letteraria che gli assomiglia molto e che conosce oggi un’ampia fortuna, e cioè nella manualistica di autoaiuto. Non più un canone astratto calato dall’alto, non più il peso della tradizione sulle spalle delle signorine, ma qualcosa di più sottile, come la voce di una persona amica che ci suggerisce cosa fare.

Perché in realtà, questo Galateo per ragazze da marito ha un protagonista nascosto, che non è semplicemente a donzella a cui procacciare un anello. È il fatto, ben più serio, che – ci piaccia o no – è arrivato il nostro momento. E quando dico “nostro” parlo in senso ampio di quella generazione che oggi galleggia, in gioie e dolori, tra i trenta e i quaranta, di cui l’autrice è degna rappresentante anagrafica. Il mondo, miei cari, inizia a essere davvero roba nostra. Iniziamo a occupare i posti nelle amministrazioni pubbliche, nelle dirigenze delle società private, nelle redazioni dei giornali, nelle scuole, nelle università e per questo abbiamo bisogno di capire un po’ meglio chi siamo, e il libro di Irene Soave risponde precisamente a questa esigenza, aiutandoci a capire quel che possiamo aspettarci quandi iniziamo quella cosa tanto umana e tanto difficile che è provare a stare con qualcuno, magari con le spalle cariche da un precariato emotivo ed economico che le generazioni precedenti non hanno dovuto sopportare.

Ero partito da una domanda. Cosa ci fa un maschio con in mano questo libro? In realtà, ci fa un sacco di cose. Senza dubbio, può vedere se gli riesce di capirci qualcosa di quella complessa altra metà del cielo attorno a cui ruota buona parte della sua vita, gettare uno sguardo nell’armamentario emotivo di una signorina da marito. Perché il libro di Irene Soave assomiglia un po’ alla porta della camera che, con malizia o distrazione, le ragazze della classe lasciano socchiusa in gita al liceo e che i loro compagni osservano quasi con timore, tanto sono esotici e sconosciuti gli afrori che percepiscono passandovi accanto. E poi lo devo ammettere. Questo libro potrebbe rivelarsi anche un ottimo, inatteso, strumento di conquista. Perché mai, in metropolitana, ho ricevuto tanti sguardi femminili incuriositi come in quella settimana in cui, con giacca e camicia, leggevo un libro rosa il cui titolo completo è: Galateo da ragazze da marito. Come non concederci quasi mai, quasi e nessuno, e riuscire a non sposarsi lo stesso.

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