Una musica “bestiale” | Corriere dell'Italianità

Scrivi la parola o il termine da trovare

Sport e tempo libero

Una musica “bestiale”

L’uomo ha imparato a parlare, cantare e suonare imitando voci e ritmi del mondo animale

di Cristian Repetti

Sapevate che ci sono legami molto stretti tra il mondo della musica e quello degli animali? Lo racconta una nuova opera editoriale, Crocodile Rock (Hoepli), firmata dallo scrittore e giornalista musicale Ezio Guaitamacchi e dal musicista e scrittore Antonio Bacciocchi.

Ezio Guaitamacchi


Antonio Bacciocchi

Ricco di immagini e illustrazioni, il volume è impreziosito dalla testimonianza di Laurie Anderson, musicista e regista statunitense autrice del film Heart of a dog (2015), dedicato alla sua cagnolina Lolabelle. Nella prefazione l’artista americana spiega che è stata proprio la sensibilità di Lolabelle a ispirarla e a farle venire in mente un’idea particolare come il “concerto per cani”, un’esperienza fantastica che l’ha divertita moltissimo. E che ha portato in giro per il mondo, in Scandinavia, a Central Park a New York, in anfiteatri enormi o piccole sale come quella del Teatro Franco Parenti a Milano. “I cani sono ascoltatori incredibili pieni di curiosità e aperti a tutto”, ha commentato la Anderson. “A loro non importa cosa suoni, ma come lo fai”. 

Questi fedeli e affettuosi quattrozampe reagiscono a frequenze, ritmi, dinamiche, intensità spesso in maniera imprevedibile. E sono molto generosi. La musicista ricorda, per esempio, che una volta, sul palco, con lei, c’era un bel cagnone che la osservava attentamente e ispezionava con lo sguardo i suoi strumenti. Mentre ascoltava la musica, le sue orecchie sbattevano. Alla fine dello show il cane è andato verso di lei, ha appoggiato le zampe sul suo petto e… le ha leccato la faccia per due minuti di fila, quasi a volerla ringraziare!
Proseguendo nella lettura, gli autori del volume affermano che i cani ascoltano soprattutto quando si tratta di flauto e suoni flautati. Con quello basso del flauto obliquo, dolce e corposo, sembrano entrare in uno stato d’incanto e di estasi, come i cavalli, attratti anche dai suoni delicati e inconsueti. Quando, invece, avvertono fischi e trilli acuti, come quelli dei fischietti, si mettono in allerta e si eccitano. I gatti sono dotati di un udito straordinario, decisamente potente, con una soglia di ascolto che permette loro di sentire flebili rumori così come dei leggeri movimenti (grazie anche alle vibrisse, i loro baffi, che segnalano le minime variazioni nell’ambiente). I felini tendono a reagire prontamente e negativamente all’intensità sonora: detestano i rumori e non stanno bene nelle case dove la gente urla e la musica è a tutto volume. Il loro orecchio è particolarmente sintonizzato sui suoni acuti, compresi gli ultrasuoni: percepisce fino a 65.000 Hz (tanto per dare un ordine di grandezza, l’udito dell’uomo arriva generalmente fino a 20.000 Hz). Come si può intuire dalla forma appuntita delle orecchie dei mici, esse sono intonate su squittii e pigolii di roditori e uccelli. Sono meno sensibili, invece, alle frequenze più basse: questo spiegherebbe come mai alcuni gatti sono più reattivi alle voci femminili rispetto a quelle maschili. E ancora, i felini sono in grado di orientare i padiglioni auricolari in modo indipendente l’uno dall’atro per concentrarsi su diversi suoni. Riescono pure a distinguere due note che differiscono solo di pochi decimi di tono. Allo stato pratico, cioè, sono dotati di quello che in musica viene chiamato “orecchio assoluto”.

Nella prima sezione di Crocodile Rock, con la supervisione del musicista e ricercatore Walter Maioli, viene analizzato il rapporto tra musica e natura e si spiega come l’uomo abbia imparato a parlare, cantare e suonare imitando voci e ritmi del mondo animale, per poi proseguire analizzando band e artisti, italiani e internazionali, che hanno scelto di utilizzare come nome d’arte quello di un animale e quindi giungere al racconto di album e canzoni ispirati al mondo animale. Il libro racconta i rapporti tra le rockstar e i loro cuccioli, descrive le organizzazioni animaliste supportate dalle star della musica e il loro schierarsi contro il consumo di carne e svela un mix di curiosità e stranezze riguardante il connubio note e quattrozampe. Non mancano ghiotti aneddoti: dalla vicenda dei “Ragni di Marte” al cagnolino che salvò la vita di Dolly Parton (Popeye, da lei definito per questo “un messaggero divino”), dalla genesi “rock” di Greenpeace al vegetarianismo di Paul McCartney, dai gruppi metal che hanno un pappagallo come cantante fino ai latrati di Seamus in un brano dei Pink Floyd. All’interno del volume i due autori analizzano come all’origine del suono ci sia il mondo animale e soprattutto come il mondo del pop-rock sia stato catturato dal fascino “bestiale” di cuccioli, belve feroci, insetti, serpenti o volatili. Un esempio tra i tanti? Pensiamo ai Beatles: in genere gli animali ispirano simpatica, empatia, ammirazione oppure, ogni tanto, anche repulsione, timore reverenziale, paura, come sottolineano Guaitamacchi e Bacciocchi. Ma sono tutte ottime ragioni, per gli artisti, per sceglierli come cifra distintiva della propria avventura artistica. Nei favolosi Anni Sessanta i nomi di insetti andavano di moda sia tra chi adorava il quartetto sia tra chi li detestava. Ebbene, i quattro ragazzi di Liverpool hanno sempre mantenuto rigorosamente dagli esordi alla fine il loro marchio, ma le elaborazioni grafiche della band con “scarafaggi” (questa la traduzione del nome della band in inglese) in varie versioni sono numerose e utilizzate spesso da riviste e fumetti. Alcuni gruppi hanno ripreso nei loghi e in altri disegni la figura dell’animale citato nella loro “ragione sociale”. Pensiamo agli Stray Cats, il cui gatto “fumettistico” è diventato un simbolo per una larga fetta dei fan rockabilly dagli Anni Ottanta in poi. Il nome dei Turtles era contenuto in una tartaruga stilizzata. E il lupo ululante e con denti bene in vista compare spesso accanto al nome degli Steppenwolf.

“È stato un lavoro lungo e complesso”, ha raccontato Antonio Bacciocchi. “Praticamente ogni rockstar ha avuto o possiede un animale da compagnia. Trovare storie significative e selezionarle è stato davvero impegnativo. Credo che alla fine sia uscito il meglio, ma ci sarebbe materiale per un’altra decina di libri sull’argomento», spiega lo scrittore, musicista, blogger. Bacciocchi è stato il batterista di gruppi come Not Moving, Link Quartet e Lilith. Ha inciso una cinquantina di dischi e ha calcato alcuni tra i più prestigiosi palchi italiani, europei e americani in apertura dei concerti di Clash, Iggy and the Stooges, Manu Chao, Siouxsie e molti altri. Ha scritto una quindicina di saggi musicali e, da tempo, cura un blog di musica e cinema. Collabora a quotidiani e periodici come critico musicale e lavora per RadioCoop. Da oltre 30 anni convive con diversi cani lupo, l’ultimo dei quali si chiama Grimm.

Ha raccontato, dal canto suo, Ezio Guaitamacchi: “Quando Paul Winter mi fece ascoltare quei duetti poetici tra il suo sax e il canto delle balene o l’ululato dei lupi mi sono commosso. Proprio come le canzoni degli Eagles o dei Byrds avevano fatto “volare” la mia fantasia di “ragazzo degli anni Settanta. Aver collaborato con Greenpeace insieme ai Clannad o gli U2 è stato entusiasmante, tanto quanto l’aver condiviso l’affetto dei nostri cuccioli con moltissimi musicisti amici. Vedere poi il mio cagnolino Dylan, sul palco, insieme a Laurie Anderson è stata un’emozione indescrivibile”. Musicologo, musicista, entertainer, Guaitamacchi è un decano del giornalismo musicale. Ha pubblicato e diretto riviste specializzate, scritto e condotto programmi radio-tv, ideato centinaia di spettacoli di racconti, suoni e visioni, inventato rassegne e festival, diretto Master e seminari. Ha scritto oltre 20 saggi su rock e dintorni. Dal 2014 dirige la collana musicale di Hoepli. Nel 1990-91 ha creato il festival “Musica& Natura” ed è stato membro del consiglio direttivo di Greenpeace Italia. I suoi cagnolini (Dylan, Joni e Taylor) vanno pazzi per il rock. Crocodile Rock ci ricorda anche quanto possano essere delle guide esistenziali i nostri quattrozampe. Aveva proprio ragione Elvis Presley, citato, insieme con tanti altri miti indimenticabili, nel libro: “Gli animali non conoscono l’odio: dovremmo essere come loro”.

Tags:

Potrebbero interessarti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.
* campi obbligatori