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Una risata ci seppellirà. E sarà quella di Joker

È uscito nelle sale il film di Todd Phillips che ha vinto il Leone d’Oro alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia

La prima volta fu quando ero piccolo, con Jack Nicholson. Era un Joker gangster che finiva nell’acido per colpa di Batman che si era vendicato della morte dei suoi. Un Joker magistrale che si diceva imbattibile quello di Nicholson e io ero piccolo, un bambino. Tifavamo tutti per Batman, volevamo essere lui, invidiavamo Michael Keaton e tutto il resto.

C’era un tempo dove gli eroi erano tali e non si discutevano, mentre i cattivi erano cattivissimi e basta. Sono definiti Super Villains nel gergo dei fumetti e di Super cattivo, nell’universo DC, troneggia da sempre il Joker.

Come nella commedia dell’arte di Goldoni, se immaginiamo i personaggi mascherati come Batman, anche il Joker è una maschera nel suo essere. In questo caso si chiama Arthur ed è interpretato incredibilmente da Joaquin Phoenix che ti inchioda alla sedia dall’inizio alla fine, con il quale empatizzi e hai la pelle d’oca quando ride. Con Nicholson non avevi molto a che fare, non sapevi nulla di lui a parte che era un mafioso finito del solvente e diventato pazzo e ti faceva paura. Una paura incredibile, ma come può fartela il fantasma, il vampiro o il lupo mannaro… Phoenix e con lui il bravissimo regista Todd Phillips di Joker ti raccontano tutto. Ma proprio tutto. Che ha una mamma, che forse ha un papà, che si innamora, che ha dei sogni e che ha pure un programma preferito. Un Joker che non riesce a stare fermo e non riesce a controllare la risata perché ha un disturbo di tipo psicosomatico.

In questo film Batman non c’è, o meglio c’è ma non fa assolutamente nulla… è un bambino, ben vestito, figlio di un ricco conservatore che vuole diventare sindaco della città del male, Gotham City. Una città dove troneggiano ancora sinistri manicomi criminali e topi di fogna a ogni incrocio. In questo film c’è solo Joker, o meglio, c’è Arthur che diventa Joker in un giorno di ordinaria follia che diventa un mese, un anno. Come sarebbe il mondo se ci fossero i super eroi ci siamo chiesti più volte e con Joker finiamo per chiederci come sarebbe un mondo senza le persone che stanno male, che soffrono. Senza i naufraghi e i reietti sociali. Joker prende le medicine, ma gli tolgono l’assistenza sociale. Joker aiuta sua madre e cerca suo padre per essere qualcuno. Joker non può continuare a vivere senza sapere che è qualcuno, che esiste. Deve esistere, in qualche modo.

Le cronache degli ultimi tempi vedo spesso richieste e disagi di questo tipo. Vengono descritti come ululati nel buio e con questo film Joker diventa uno dei tanti lupi che ululano aiuto e che se non lo trovano mordono, al punto tale che uno dei suoi interpreti, il compianto Heath Ledger, ci ha perso la vita dentro la maschera.

Non è un film di super eroi perché non ci sono eroi.

Non è un film di super cattivi perché alla fine empatizzi con lo stesso villain.

Incredibile la bravura del regista che al grande pubblico aveva regalato commedie blockbuster come la serie Una Notte da Leoni e che ora ci regala un carillon dei nostri tempi con un Pierrot le fou in grande stile. I fan sfrenati dell’uomo pipistrello non troveranno giustizia in questo film e forse va bene così. Chi non se ne intende di fumetti si perderà diverse citazioni, ma può affrontarlo serenamente. Basta ricordare che se Batman è Apollo, Joker è sempre e sempre sarà Dionisio.


Joker è un film di  Todd Phillips del 2019 e il ruolo del protagonista è affidato a Joaquin Phoenix. Il film dura 123 minuti ed è stato prodotto e girato negli Stati Uniti d’America. Ha vinto il Leone d’Oro alla 76ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

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Jacopo C. Buranelli

Laureato in filosofia presso La Statale di Milano con una tesi sul cinema di Ozu, da molti anni si dedica all’editoria e al mondo dell’arte contemporanea e dello spettacolo. Collabora con diverse test ... Vedi profilo completo

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