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Giornata mondiale contro il cancro infantile

Il 15 febbraio è stata la giornata mondiale contro il cancro infantile.

Ogni anno, nel mondo, circa 300 mila bambini e ragazzi tra 0 e 19 anni si ammalano di cancro, che continua ad essere la principale causa di morte nei pazienti pediatrici, dopo le malattie infettive. “In Ticino – ci spiega il dottor Pierluigi Brazzola, Caposervizio e Responsabile di Emato-Oncologia pediatrica all’Ospedale di Bellinzona – parliamo di 10-15 nuovi casi all’anno su una popolazione di 350 mila abitanti. Ovvero un caso ogni 40 mila abitanti. Le cifre sono in linea con quelle raccolte nella vicina Penisola, dove abbiamo avviato una serie di importanti collaborazioni, ad esempio con il Centro di Emato-Oncologia Pediatrica dell’Ospedale San Gerardo di Monza.”

Sono numeri importanti, ma stabili, per quanto si tratti forse di una stima al ribasso. “Ancora una trentina di anni fa – chiarisce Brazzola – la registrazione dei tumori in età pediatrica non era affatto precisa. Possiamo però dire che con la casistica divenuta sempre più precisa e affidabile, negli ultimi dieci anni non si nota una tendenza all’aumento.”

Se dunque si registra un crescente numero di tumori negli adulti, e se ne stanno ricercando i legami con fattori esterni, come il degrado ambientale e l’inquinamento, questo non è il caso dei tumori in età pediatrica. “I tumori nei bambini e nei ragazzi hanno un’eziologia molto diversa rispetto a quella negli adulti. I secondi sono anche dipendenti dall’ambiente: dopo diversi anni di esposizione a certi fattori esterni, il corpo si ammala. Nei giovani, però, non si parla di tumori secondari ma primari. Negli ultimi 40 anni, la ripartizione dei tipi di tumori nei bambini è rimasta la medesima. Non osserviamo spostamenti di categoria e aumenti sostanziali di un tipo di tumore rispetto ad un altro.”

Grazie alla ricerca medica, oggi il cancro infantile è una malattia curabile e la mortalità legata alle complicanze ed agli effetti a lungo termine delle cure si è dimezzata. Un recente studio, Childhood Cancer Survivor Study, finanziato dal National Institute of Health, ha analizzato le storie di 34 mila bimbi che all’età di 5 anni hanno avuto una diagnosi di cancro tra il 1970 e il 1999: tra i bambini monitorati, tutte le cause di mortalità a 15 anni dalla diagnosi sono calate dal 12,4% al 6%. “Anche se la sopravvivenza varia notevolmente a dipendenza del tipo di tumore, oggi il tasso di guarigione si aggira attorno all’80%. Cinquanta anni fa solo 1 bimbo su 5 sopravviveva al cancro. Grandi progressi sono stati fatti”, ricorda Brazzola, “nelle cure farmacologiche. Se da sempre si è proceduto ad applicare ai giovani le ricerche e le cure sviluppate per combattere il tumore nell’adulto, oggi abbiamo a disposizione farmaci sempre più mirati e specifici per i bambini e i giovani malati. Ad esempio, dalla chemioterapia si è passati a nuovi farmaci “target” (cioè diretti contro una specifica alterazione della cellula tumorale)”.

Ricevere una diagnosi corretta e tempestiva così come aver accesso alle cure, strumentazioni e trattamenti adeguati è fondamentale per aumentare la possibilità di guarigione. E infatti là dove questo non è possibile, il tasso di mortalità è molto più alto: nei Paesi più poveri i tassi di sopravvivenza sono bassissimi (tra il 10 e il 40%). “Purtroppo nei tumori in età pediatrica non si può agire in termini di prevenzione, per la natura stessa della malattia e la sua eziologia. Questi tumori non sono dipendenti da contesti ambientali, né dall’alimentazione o stili di vita. Mi trovo spesso a ricordarlo ai genitori dei miei pazienti, distrutti e pieni di sensi di colpa verso i figli”, dice Brazzola.

E se dare la diagnosi di tumore ad un adulto è difficile, come farlo con un piccolo? “La linea adottata è quella di non nascondere nulla. Usando un linguaggio e dando informazioni adeguate all’età, grazie anche al supporto di materiali didattici come libri e dépliant informativi, al bambino o al ragazzo non viene nascosto nulla. Il messaggio, a mio avviso importante, che va comunicato, è quello che il cancro è una malattia dalla quale si può guarire ma la guarigione non sarà immediata. Ci saranno momenti difficili ma il giovane non sarà solo. È fondamentale riuscire ad istaurare un rapporto di fiducia e aperto con il medico curante. È una battaglia che si fa tutti insieme.”

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Valeria Camia

Nata a Piacenza. Laureata in filosofia e in relazioni internazionali, in Svizzera ha conseguito un dottorato di ricerca in Scienze Politiche. È stata assistente di ricerca presso la stessa università ... Vedi profilo completo

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