Unesco, il canto lirico italiano diventa Patrimonio dell’Umanità

Un’arte antica che fonde musica e canto e mantiene viva la lingua italiana nel mondo

Foto: Luca Rossetti – Shore Fire Media

La pratica del canto lirico italiano è entrata ufficialmente a far parte del patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco (organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura). La proclamazione è avvenuta per acclamazione, ossia tramite consenso generale espresso a gran voce, in occasione dell’incontro dei Paesi membri del comitato incaricato, riunitosi di recente in Botswana.

Tredici anni fa il Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco aveva proposto la candidatura di quest’arte affinché fosse riconosciuta come una delle espressioni culturali più autentiche e originali del Belpaese agli occhi di tutto il mondo.

Ha commentato l’associazione tricolore Assolirica: “È un traguardo importantissimo, conseguito dopo un lungo percorso avviato nel 2011 quando i cantanti lirici solisti si costituirono in un’associazione denominata Cantori Professionisti d’Italia col fine di riunire la categoria e permettere un confronto professionale su un ampio ventaglio di problematiche, a partire dalla difesa e la diffusione del valore della musica e più specificatamente del teatro d’opera quale eccellenza e patrimonio della cultura della Repubblica Italiana”.

Fondata nel 2015, Assolirica ha lo scopo di tutelare l’attività professionale svolta dagli artisti lirici. Hanno proseguito i suoi rappresentanti: “Fu proprio il dialogo interno a questa comunità ad accendere quella scintilla che avrebbe portato all’elaborazione di una prima bozza di dossier per candidare l’Opera lirica italiana alla commissione Unesco”. 

“Dopo un lungo e articolato lavoro, una grande eccellenza della nostra nazione ottiene un altro riconoscimento dall’Unesco entrando a far parte del patrimonio immateriale”, ha dichiarato il ministro italiano della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Si tratta di una consacrazione ufficiale di quello che già sapevamo: il canto lirico è un’eccellenza mondiale, tra quelle che meglio ci rappresentano in tutto il Pianeta. È una proiezione dell’immaginario italiano per il quale stiamo lavorando su più fronti”.

Ha commentato il sottosegretario tricolore alla Cultura, Gianmarco Mazzi: “Questo è un riconoscimento ai 400 anni di storia del canto lirico italiano e a una forma d’arte che tra i vari significati ha anche quello di portare la lingua italiana in giro per il mondo, tenendo viva la nostra lingua”.

Prima che nascesse e si sviluppasse il teatro d’opera, già nelle civiltà primitive esistevano rappresentazioni in cui si fondevano musica e canto. Per quel che riguarda la civiltà occidentale, l’influenza del teatro greco è stata determinante.

Durante il Medioevo, esistevano spettacoli che potevano essere considerati vere e proprie opere primordiali. Nel Rinascimento, molte forme di spettacolo preesistenti, come balletti, intermedi, misteri e pastorali, vennero rappresentate sia nelle piazze che presso le corti.

L’opera, così come la conosciamo oggi, nacque alla fine del Cinquecento grazie alla Camerata de’ Bardi o Camerata Fiorentina. Fu questo cenacolo di umanisti a produrre il primo manifesto estetico e la prima teorizzazione del rapporto tra musica e dramma, tra suono e parola.

Il suo consolidamento avvenne nel Seicento, soprattutto grazie a Claudio Monteverdi, diventando, dalla metà del XVII secolo all’Ottocento inoltrato, lo spettacolo per antonomasia aperto a tutte le classi sociali, per esempio con le opere maestose e imponenti di Giacomo Puccini.

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