Uno chef a casa tua. Intervista al top manager Claudio Torchia | Corriere dell'Italianità

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Uno chef a casa tua. Intervista al top manager Claudio Torchia

di Cristina Penco
In foto Claudio Torchia

Prelibatezze di alta cucina, realizzate con materie prime di pregio e curate nei minimi dettagli, servite su una tavola imbandita di tutto punto. Nessuno spostamento richiesto: si rimane nella sicurezza, nella privacy e nella tranquillità della propria casa o di un altro ambiente privato. E zero incombenze: una cena romantica o un ritrovo tra amici, un pranzo di famiglia, un brunch o un aperitivo alternativo, tutto viene realizzato su misura da un professionista del settore che si mette ai fornelli all’interno delle proprie mura domestiche. È ciò che avviene nel servizio innovativo di Chef@Home, lanciato dal top manager Claudio Torchia. Fiorentino, classe 1973, Torchia è il fondatore del progetto di cui ripercorre le tappe fondamentali, illustrandone le peculiarità, ai microfoni del Corriere dell’Italianità.

Una startup che coniuga il piacere e l’esigenza della socialità a sicurezza e comfort del proprio nido o di un altro contesto selezionato. Quando e com’è nata questa intuizione?
“È successo nell’aprile 2020. Ho pensato a come potessero cambiare le nostre abitudini dopo il primo lockdown. Ho riflettuto sul modo in cui, alla riapertura, le persone potessero riaffrontare la nuova vita anche dal punto di vista sociale. Uno degli aspetti che mi sembrava evidente era che per un periodo ci sarebbe stata diffidenza da parte della gente a frequentare luoghi pubblici. Nello stesso tempo, però, a maggior ragione dopo mesi di isolamento, erano molti coloro che volevano tornare ad apprezzare la gioia della convivialità e della buona tavola. Tutto è avvenuto in tempi record. In quaranta giorni, in capo al 10 maggio, erano già pronti sito, logo, app del servizio. Ed è partita un’importante campagna di comunicazione con uscite rilevanti in tv e in radio”.

Pranzi e cene gourmet personalizzabili nei sapori e nella forma, goduti nella comodità e nel calore di una casa. Niente consegne a domicilio: è lo chef che si presenta direttamente al domicilio indicato. Come funziona Chef@Home fin dal primo contatto?
“Attraverso l’app dedicata il cliente può fornire indicazioni preziose per definire il profilo perfetto dello chef che desidera, scegliendo la fascia di prezzo e i costi per l’evento che ha in mente. Si possono specificare, ovviamente, intolleranze ed eventuali allergie degli invitati. Per noi questo primo passaggio è fondamentale. Successivamente partiamo alla ricerca del personal chef più adatto al tipo di cucina prescelto, in grado di combinare sapori di un tempo con tecniche innovative di preparazione. Proponiamo un percorso enogastronomico su misura per ogni palato”.

Chi procura il necessario?
“È lo chef che fa la spesa, prestando a giusta attenzione a gusti e sapori, ma anche a evitare lo spreco alimentare e a rispettare la stagionalità dei prodotti prediligendo prodotti a chilometro zero. Se i commensali sono più di otto con lui c’è un cameriere. Ci occupiamo anche della mise en place, essenziale ed elegante. Quello che il cliente deve fare è semplicemente “gustare” l’evento che ha voluto organizzare”.

Dunque, proponete una vera e propria esperienza emozionale a tavola, ma non in un locale stellato, bensì in una zona di comfort personale o comunque in una location scelta dal cliente.
“Siamo l’unica realtà nazionale in grado di offrire questo tipo di servizio a livello capillare in tutta Italia. Abbiamo un portale che include 2.500-3.000 chef disponibili su richiesta”.

Che bilancio può fare finora?
“In tre mesi, dal 10 luglio fino a metà ottobre, abbiamo organizzato almeno un centinaio di eventi. Avevamo già numerose prenotazioni per Natale e per Capodanno, ma abbiamo dovuto annullarle. In autunno, infatti, a ridosso del secondo lockdown, in una fase particolare di incertezza dal punto di vista normativo, la scelta è stata quella di fermarci responsabilmente, pur continuando a tenere vivo il fronte dei social, delle gift card e dei regali personalizzati in occasione di feste e ricorrenze. Inoltre, abbiamo acquisito un ristorante a Courmayeur”.

Dopo Pasqua, con la fine del terzo lockdown, accenderete di nuovo… i fornelli. Verso quali nuove direzioni siete orientati attualmente?
“Ci stiamo avvicinando ai grandi resort, alle strutture di lusso, a ville e case in affitto di fascia elevata dove può essere proposto questo tipo di servizio integrativo che riscuote grande apprezzamento da parte degli ospiti”.

Quali sono i tre ingredienti per un team vincente come quello di Chef@Home?
“Ottima comunicazione, struttura tecnologica e informatica all’avanguardia, uno staff di selezione in ambito chef e servizio di sala di eccellenza”.

Che scenario futuro prevede nel settore della ristorazione?
“Difficilmente si tornerà indietro. Le tendenze principali, in generale, sono la forte spinta dell’e-commerce, l’esplosione del delivery e, purtroppo, sempre più chiusure nel retail tradizionale. In ogni caso credo che, quando si tornerà a un regime di “normalità”, la voglia di andare al ristorante ci sarà sempre. Ma, di pari passo, aumenterà il desiderio di vivere le atmosfere della convivialità nella dimensione domestica”.

Che tipo di background professionale ha alle spalle?
“Per diversi anni ho ricoperto ruoli apicali nell’ambito della logistica. Da due anni e mezzo sono amministratore delegato di una società di lavoro, ma continuo a occupare incarichi di alta managerialità in ambito logistico. Sono, inoltre, presidente di una società di formazione”.

Come si fa a diventare un imprenditore, oltre che un top manager, di successo?
“Lavoro sempre con la testa del manager. È la mia impronta. Nel caso della startup Chef@Home, mi sono circondato di un team di persone dedicate e professionali per far sì che l’attività diventasse comunque di livello manageriale elevato, ma con un rischio di impresa tale da andare a investire in un progetto innovativo ed estremamente attraente. Quello che per me fa la differenza è sempre la sfida. Si punta a portare a casa un obiettivo imprenditoriale, ma sempre con la testa di un manager, per l’appunto”. 

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