Versatile, polifunzionale e sempre più hi-tech: è la gioielleria del futuro. E parla italiano

L’industria italiana è leader a livello europeo, sia per giro d’affari (oltre 7 miliardi di euro) sia per numero di lavoratori (quasi 30.000 addetti)

Gioielli contemporanei, versatili e leggeri, dal design unisex, interscambiabili tra uomini e donne. Colori e accostamenti contrastanti che richiamano le geometrie e le linee grafiche pop in stile anni Ottanta. Materiali classici lasciati allo stato grezzo e altri, più alternativi, mixati a diamanti e pietre preziose, monili che raccontano la personalità di chi li indossa attraverso simboli, emoji, lettere.

Sono alcune delle principali tendenze che si sono osservate, di recente, a Vicenzaoro September (VOS), il salone internazionale di Italian Exhibition Group – IEG, tenutosi nella cittadina veneta dall’8 al 12 settembre. La fiera si è svolta in concomitanza con VO’Clock Privé, aperta agli appassionati di orologeria contemporanea.

Le novità di mercato che sono state presentate riflettono i cambiamenti storici e sociali del nostro tempo. Le proposte dell’alta gioielleria sono orientate sempre di più nelle direzioni della sostenibilità e della tecnologia: le creazioni – altamente performanti, smart, dotate di varie funzionalità – sono spesso ottenute con materie prime di recupero, riutilizzate e riciclate, lavorate con macchine ad alta precisione.

Nei prossimi anni al centro delle dinamiche anche nell’oreficeria made in Italy i protagonisti saranno soprattutto ambiti come il digitale (conpasserelle virtuali, realtà aumentata, stampa 3D, esperienze nei negozi che integrano online e off line), i social network, la tracciabilità e l’intelligenza artificiale.

Alla fine del secondo trimestre del 2022, nello Stivale, il settore in questione contava 10.987 imprese registrate in cui sono impiegati 36.000 lavoratori, di cui 18.000, cioè la metà (49,4%), presso aziende artigiane.

In particolare, le imprese nelle tre province leader, Arezzo, Alessandria (con il distretto di Valenza Po) e Vicenza, raggruppano da sole 8.000 lavoratori, concentrando poco meno della metà (45,0%) dell’occupazione nell’artigianato orafo italiano.

In questa industria l’Italia risulta leader in Europa. Nel 2021 il comparto – fatto principalmente da micro e piccole imprese – ha raggiunto 7,1 miliardi di euro di fatturato, pari al 39,8% del giro d’affari totale dell’Unione Europea, superando le performance di Austria (3,1 miliardi) e Francia (2,9 miliardi) messe assieme. Sono dati tratti da uno studio condotto per sostenere le attività di Confartigianato Orafi, presentato a VicenzaOro.

La Penisola mediterranea è anche prima, nell’Unione Europea, per il numero di lavoratori impiegati in questa produzione, ovvero 29.600 dipendenti, oltre un quarto (27%) della forza lavoro del settore nell’UE, superiore ai 23.700 lavoratori francesi, ai 12.600 tedeschi, ai 6.800 polacchi e ai 6.200 spagnoli.  

Allo stesso tempo, è difficile trovare personale qualificato. Delle 5.400 assunzioni previste nel 2022 per orafi e gioiellieri, 3.460, cioè il 64,1%, sono considerate difficili da effettuare. Proprio nelle tre regioni specializzate nel settore, ovvero Toscana, Veneto e Piemonte, si concentra l’88,5% delle posizioni vacanti.

In base ai risultati annuali chiusi a maggio 2023, l’export made in Italy dell’oreficeria vale 10,7 miliardi di euro. Le province principali per le esportazioni, le già citate Arezzo, Vicenza e Alessandria, rappresentano complessivamente il 67,4% delle vendite italiane oltralpe.

Gli scambi commerciali tricolori avvengono principalmente nei mercati extra europei, che rappresentano il 75,0% del valore delle esportazioni del settore nel 2023, una percentuale notevolmente superiore al 47,9% dell’intero export Made in Italy. I principali acquirenti sono cinque: Stati Uniti (14,3%), Svizzera (13,0%), Emirati Arabi Uniti (10,5%), Francia (9,5%) e Turchia (5,9%).

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