Viaggio a Vietri sul Mare col ceramista Lucio Liguori, tra tradizione e innovazione. L’intervista

“La mia ceramica è un po’ diversa, perché voglio essere diverso. Mi faccio ancora gli smalti da solo, saremo rimasti in tre, ma questo fa la differenza”, dice l’artista

di Antonella Montesi

Vi portiamo in viaggio a Vietri sul Mare, il paesino della costiera amalfitana famoso nel mondo per le sue ceramiche. Qui incontriamo Lucio Liguori, ceramista di fama internazionale. Un colloquio che si svolge tra anfore decorate con le iconiche sardine e smalti fatti in casa.

Io faccio un mestiere, soprattutto”, così si presenta Liguori, tra i più iconici ceramisti vietresi, attivo sul territorio, dove porta avanti la tradizione fittile arricchendola di elementi nuovi e di ricerca.
I suoi clienti risiedono principalmente negli Stati Uniti: sono tantissimi gli americani che, dopo essere stati in Costiera ed aver soggiornato negli alberghi e nelle ville decorate dal Maestro, gli commissionano lavori oltreoceano.

Incontro Lucio nella piazzetta di Vietri, dove le sue anfore, come succede anche ad Amalfi e ad Atrani, fanno da biglietto da visita per tutti coloro che arrivano in Costiera. Un onore meritatissimo, nonostante Vietri sia patria di tanti altri artisti ceramisti: Solimene, Raimondi, D’Acunto, Mosca, gli altri due Liguori, Domenico e Pasquale, per non parlare di quelli che non ci sono più, ovvero Gambone, Escher, Dölliken, ma che tanto hanno contribuito a rendere grande e unica la ceramica vietrese.

È tutto un gioco di corsi e ricorsi, di influenze sulla tradizione e di una tradizione che determina l’innovazione. Così come, ad esempio, osserva il critico Enzo Biffi Gentili, “Escher per il decoro geometrico prende spunto dal pavimento della Casa del fauno di Pompei che aveva visitato prima di arrivare a Vietri dall’Olanda”.

Lucio Liguori mi apre le porte del suo atelier: un luogo che racchiude la magia di queste zone, senza tempo, inerpicato sulle alture di Raito, patria della famiglia Liguori e sede oggi dei laboratori di ceramica più interessanti. Un cane bianco, un gatto bianco e due pappagalli variopinti fanno compagnia a questo artista. Un atelier-laboratorio-sala espositiva, un luogo dove Liguori – persona sensibile ed empatica- vive e trasforma in materia le sue emozioni e sensazioni.

L’artista continua a definirsi un “mestierante”, perché mestiere è quello che ha appreso a dodici anni nelle botteghe dei maestri e che a sedici anni lo aveva già reso bravo da poter competere con i maestri tornitori di lunga esperienza.

Ci spiega: “La mia ceramica è un po’ diversa, perché voglio essere diverso…ho rivisitato le forme ed i decori che risalgono ai grandi artisti degli anni Venti del Novecento e ai cosiddetti ‘viaggiatori’, che portarono elementi innovativi su quello che era già presente nel territorio e che hanno trovato qui un terreno fertile, in quanto c’erano i vasai. Inoltre, si produceva la materia prima, come gli smalti, si andava a prendere la sabbia di Tropea che veniva macinata, una sabbia silice, molto dura, che veniva tagliata con il piombo. Questa patina, oltre a essere artigianale, creava effetti bellissimi: innanzitutto perché i pezzi venivano cotti a legna, e la legna, con gli ossidi di carbonio, creava effetti particolari sulla ceramica. E, dato che lo smalto era carico di piombo, i colori risultavano brillantissimi (oggi il piombo è vietato in quanto tossico, ma ci sono altri materiali con effetti altrettanto interessanti, ndr). Dopo è stato usato il vetro sullo smalto, il vetro prodotto dalla famosa vetreria Ricciardi (il complesso, risalente al periodo industriale, che fa bella mostra di sé alle porte di Vietri, rimasto inutilizzato da decenni e in attesa di una nuova destinazione d’uso) e da lì è nata la ceramica vetrosa di Vietri (quasi un gioco di parole, vetro-Vietri), i cui esponenti più importanti sono stati Solimene, Procida e Gambone.
Proprio Gambone ha perfezionato questa tecnica: i colori e il loro effetto, ha lavorato per sottrazione, ‘ha tolto’. I suoi pezzi sono dei capolavori. Con il collega Andrea da Rienzo crearono a Firenze ‘La Faenzarella’, una fabbrica storica. Gambone presentò i primi pezzi alla mostra internazionale nel Museo di Faenza, vincendo tre volte il primo premio. Noi riprendiamo quella tradizione, quelle patine prodotte a Vietri
”.

Come si lavora oggi a Vietri?

Oggi ognuno lavora per conto proprio. Una volta per cuocere si usava una grande fornace comune che veniva gestita da un mastro fornaciaio, che sapeva come non far rompere i pezzi durante la cottura: era un mestiere. Oggi i forni sono facili da gestire, sono regolati da un computer e, soprattutto, sono più maneggevoli e leggeri”.

Lucio ci prepara uno spuntino con pane saraceno e piennoli, i pomodorini del Vesuvio

Tu come lavori?

Io seguo personalmente sia le cotture, che la creazione delle materie prime. Gli smalti non li compero, ma li faccio io, sia quello per le stoviglie che quello artistico. Ormai qui saremo rimasti in tre persone a farsi gli smalti da soli, ed è quello che fa la differenza”.

Mentre ci racconta del suo mestiere con passione, Lucio ci prepara uno spuntino con pane saraceno e piennoli, i pomodorini del Vesuvio. Il pappagallo grande e coloratissimo ne mangia un po’: sta meglio qui che nell’albergo dove viveva finché non ha chiuso.

Faccio poi un giro per l’atelier, tra gli scaffali ricolmi di ceramica proveniente dalla produzione ormai di cinquant’anni di Lucio Liguori: figure antropomorfe, piatti, presepi, vasi, le iconiche alici e le famose anfore giganti.

Si impara sempre. Anche quando sei tu a spiegare qualcosa a qualcuno, impari sempre dall’altro. Insegni, ascolti, impari: è un processo di apprendimento continuo”, dice Lucio che con me ripercorre le tappe del suo divenire artista.

Gavetta e rivisitazione della tradizione, la creazione di un proprio stile personale. “La ceramica è fatta di segni, è importante la patina che deve essere bella”.

La ricerca di uno stile proprio, la gavetta, gli inizi difficili: le prime opere vendute tramite un antiquario di Amalfi che vendeva anche ceramica. Lucio è molto legato e riconoscente a questa città, perché Amalfi è stata un trampolino di lancio. “Quando facevo un pezzo pensavo al suo negozio, pensavo a un modo di essere, ad uno stile mio, per differenziarmi dagli altri”.

Lucio parla pure di turismo, un motore che tiene in vita tutta la Costiera e in particolare l’economia di Vietri sul Mare. Sia il turismo alto, che cerca prodotti come quelli di Lucio, che quello più commerciale, legato a tutta l’oggettistica più approcciabile, per stile e prezzo, dei negozi che riempiono il centro della cittadina: servono entrambi. E anche qui Lucio si riallaccia alla tradizione, ricordando che negli anni Trenta, prima della Guerra, da Vietri inviavano già la ceramica in America.

Oggi Lucio Liguori è un artista apprezzato e soprattutto contento del suo lavoro: a noi che viviamo all’estero piacerebbe vederlo omaggiato in una mostra, magari organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura in collaborazione con l’amministrazione del Comune di Vietri. E’ bello pensare anche a una sinergia tra una galleria d’arte di Zurigo o di Berlino con il Museo della Ceramica di Raito, Villa Guariglia. Sarebbe un arricchimento per tutti noi.

Con questo spirito, ci congediamo da questo artista, dalla sua terra e dalla sua arte.
Per concludere, una curiosità: se volete pernottare in camere con ceramiche d’artista, vi segnaliamo questo albergo familiare sulla Marina di Vietri: cliccare qui

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