Vincenzo Vela, il padre (ticinese) del Rinascimento artistico italiano | Corriere dell'Italianità

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Cultura

Vincenzo Vela, il padre (ticinese) del Rinascimento artistico italiano

Uomo del suo tempo, che nel confronto tra due realtà di confine, fece del suo contributo artistico un impegno militante. Il ritratto di Vincenzo Vela nelle parole di Gianna Mina, direttrice del Museo Vela a Ligornetto, in Ticino.

Di Valeria Camia

Signora Gianna Mina, Direttrice del Museo Vela, cos’era per l’artista Vela il confine?
“Nelle opere dello scultore ticinese Vincenzo Vela, il confine geografico-territoriale tra Italia e Svizzera diventa orizzonte e l’orizzonte diventa fonte d’ispirazione per l’impegno politico, artistico, sociale e didattico dell’artista. Nato nel 1820 a Ligornetto, in Ticino, cantone cattolico e conservatore, periferico nel contesto svizzero, eppure importante negli anni delle guerre risorgimentali, di cui aveva ospitato proprio gli esuli politici, Vincenzo Vela viene nutrito dalla temperie liberale e anti-clericale dei moti mazziniani. E nello scambio, nel confronto tra due realtà di confine, il contributo artistico si fa anche militante.”

Come riusciva Vela a trasmettere i suoi ideali politici e a renderli comprensibili ai cittadini?
“Vela è un artista che oggi potremmo a ragione definire “impegnato”. I suoi temi sono i temi del suo tempo, veri e reali. Senza usare retorica, evitando allegorie, Vela è un artista partecipe, che ritrae l’intellighenzia del suo tempo, i politici e anche i sovrani – cosa certo non facile per lui, svizzero, repubblicano e democratico! Attraverso le opere d’arte, Vela vuole rappresentare valori superiori, compresi dai suoi contemporanei. Pensiamo allo Spartaco, la figura del Garibaldi a Como e l’Alfiere di Torino: Vela ha saputo rispondere alle esigenze del pensiero progressista che stava costruendo l’Unità d’Italia.”
Con l’unità d’Italia nel 1861, Vela torna; in Svizzera, continuando a produrre a Ligornetto nella sua casa, che era anche studio, atelier e museo, un caso architettonico unico nel panorama artistico del tempo.

Quella casa, studio, atelier è il luogo stupendo in cui ci troviamo, il Museo, gestito dall’Ufficio Federale della Cultura. Come arriva il Museo ad essere patrimonio della Confederazione, gestito dall’Ufficio Federale della Cultura?
“La disposizione testamentaria del figlio dell’artista, chiamato Spartaco, prevedeva che il suo patrimonio e la residenza fossero donate alla Confederazione per farne un museo (o, eventualmente, una scuola d’arte). Fu questa una decisione molto coraggiosa! Le opere di Vela, dal forte impatto sociale, andavano ad essere esposte in un Cantone clericale e conservatore, decentrato e (al tempo) privo di musei. Ad essere dispiegata, poi, era una collezione difficile, di figure in gesso e per di più aventi ad oggetto vicende e protagonisti di un’altra realtà nazionale, quella di oltre confine. Questa scelta si comprende solo alla luce della disposizione all’insegnamento, che Vela fece quasi ‘missione di vita’ negli anni torinesi, e alla luce della sua concezione del lavoro artistico come exemplum morale anche per i posteri.”

Qual è oggi il ruolo del Museo, oggi?
“Il Museo deve essere uno spazio nel quale all’opera si affianca il pubblico che può e ha diritto ad interagire con l’oggetto, in vari modi, secondo la propria sensibilità e attraverso vari eventi e atelier eterogenei e intergenerazionali. Oggi il Museo Vela, recentemente ristrutturato dall’architetto svizzero Mario Botta, vive nell’apertura, nell’inclusione e nella condivisione del sapere. Guardando ad esperienze parigine e soprattutto anglosassoni, esso ricerca il giusto equilibrio tra apertura a ogni genere di pubblico e rigore, evitando di diventare ‘un parco giochi’, e di essere luogo di ‘nostalgia’, o, addirittura, un luogo elitario, esclusivo e detentore di verità.”

Al Museo Vincenzo Vela un’estate ritmata, oltre che dagli eventi collaterali, anche da diversi atelier rivolti ad un pubblico eterogeneo e intergenerazionale. Protagonisti la natura, la fotografia e la danza.

  • A partire dall’allestimento In-flore-scientia, visitabile fino all’11 agosto.
  • Domenica 16 giugno: (ri) scoprire profumi, culture e sapori del Parco attraverso visite guidate, un laboratorio per i ragazzi e una cena etnica.
  • Dal 24 al 26 giugno:  atelier Sun Prints Lab curato dalla fotografa Noris Lazzarini, un’occasione per imparare antiche tecniche fotografiche per riprodurre stampe di fiori e foglie.
  • Dal 15 al 19 luglio torna il campus Ticino in Danza!

www.museo-vela.ch

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Valeria Camia

Nata a Piacenza. Interessata all’interculturalità e alle politiche sociali, ha studiato Filosofia e Scienze Politiche Comparate. In Svizzera è stata docente all’università di San Gallo e assistente di ... Vedi profilo completo

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