Visita al sanatorio Hoffmann di Kierling, dove si spense Franz Kafka

Nel 2024 si celebrerà il centenario della scomparsa del celebre scrittore, sempre attuale, che ha segnato la letteratura del XX secolo

di Amedeo Gasparini

I suoi ultimi giorni Franz Kafka li passò al sanatorio Hoffmann di Kierling vicino a Klosterneuburg, non lontano da Vienna. Nel 1917 gli fu diagnosticata la tubercolosi, al tempo una grave e spesso mortale malattia respiratoria. Nella primavera del 1924, le condizioni di salute peggiorarono, così si trasferì presso il sanatorio Hoffmann nella speranza di trovare sollievo e cure migliori. Nonostante la salute precaria, lo scrittore continuò a lavorare sui progetti letterari. Fra gli ultimi scritti, “La tana”, un breve racconto che esplora i temi dell’isolamento e della vulnerabilità.

Al sanatorio Hoffmann si arriva con una corriera da Klosterneuburg. La fermata, che dà il nome alla zona circostante, si chiama ancora Kierling. Un gruppo di volontari della Österreichische Franz Kafka Gesellschaft si dà il cambio ogni giorno per accogliere i visitatori al terzo piano di un palazzo di primo Novecento, dove lo scrittore morì.

Rimangono solo due stanze del sanatorio: ad oggi, non si sa bene dove Kafka morì.

La Gesellschaft cura la sala memoriale e durante l’anno organizza diversi eventi legati allo scrittore boemo. Letture, conferenze, presentazioni di libri, spettacoli, lezioni accademiche e passeggiate letterarie.

Nel 1983, in occasione del centenario della nascita di Kafka, a Kierling venne inaugurata una sala-studio. Nel giugno 2014 è stata radicalmente ridisegnata in occasione del novantesimo anniversario della morte di Kafka.

Quando si entra si viene accolti dalle molte fotografie. Max Brod, Felix Weltsch, Oskar Baum, Otto Pick, Albert Ehrenstein: gli amici dello scrittore. Una bella foto con Ottilie David, la sorella prediletta. Poi una serie di sguardi: quello imperioso del padre, Hermann Kafka, quello smarrito della madre Julie Löwy, quello enigmatico di Milena Jesenská, quello di sfida di Franz Werfel. E poi ancora il medico Robert Klopstock, l’ultima fidanzata Dora Diamant.

La ricca biblioteca offre volumi in tutte le lingue dello e sullo scrittore. Qualche oggetto originale, ma non di Kafka, è esposto nella piccola mostra. Fotografie del sanatorio Hoffmann in bianco e nero, tra i sempreverdi della vallata, oggi come allora. Poi la lunga cronologia curata da Charlotte Spitzer, che ripercorre il 1924, l’ultimo anno di vita dello scrittore. Si inizia da gennaio, quando Kafka viveva con Diamant nel quartiere di Steglitz a Berlino.

Fu un inverno gelido, segnato dall’inflazione. Lo stato di salute di Kafka peggiorava visibilmente. Giornate di lunga febbre, a letto. Poi la visita di Brod, a fine mese. Trasloco nel quartiere di Zehlendorf. A inizio febbraio la malattia peggiorò ancora; i medici berlinesi gli prescrissero le cure palliative. A Berlino lo raggiunse anche zio Siegfried Löwy, insistendo che il nipote andasse in pianta stabile in sanatorio.

Il 17 marzo Kafka tornò a Praga, con l’aiuto di Brod, mentre Dora rimase in Germania. Lo scrittore visse con i genitori, presso cui scrisse “Josefine, la cantante ovvero il popolo dei topi”. A inizio aprile, giunse al sanatorio Wienerwald (a Pernitz, in Austria); qui lo raggiunse Dora. Immediato il trasferimento a Vienna, ordinato dai medici. Il tragitto di diverse ore lo espose ulteriormente al freddo. Nella clinica laringologica del professor Markus Hajek, Kafka stava in camera comune – da vestito pesava meno di cinquanta chili.

Ricevette la visita del cognato Karl Hermann e di Weltsch in aprile, mentre Werfel gli spedì rose e il suo nuovo romanzo su Giuseppe Verdi. Nella stanza i pazienti morivano continuamente. Kafka sapeva che il suo destino era segnato e volle lasciare la clinica. Nell’aprile del 1924 arrivò al sanatorio Hoffmann di Kierling.

Dora lo seguì anche qui e cucinava per lui, che comunicava solo tramite bigliettini, visto che non riusciva più a parlare. Spitzer conferma che il 20 aprile Kafka uscì per l’ultima volta all’aperto. Lo stesso giorno Prager Presse pubblicò “Josefine” nell’allegato pasquale. Ad inizio maggio arrivò Klopstock; Ottilie gli fece un’ultima visita, con il cognato Karl e lo zio Siegfried. Poi scrisse l’ultima cartolina a Brod: «Grazie di tutto!».

Nella sua ultima lettera del 2 giugno Kafka chiese ai genitori di non andare a trovarlo. Lo stesso giorno lavorò alle correzioni di “Un digiunatore”.
Franz Kafka morì il 3 giugno 1924 verso mezzogiorno. La salma fu trasferita dal sanatorio Hoffmann a Praga.

In alcune riviste vennero pubblicati gli elogi funebri di Brod, Baum, Jesenská, Weltsch, Anton Kuh e Edwin Rollett. L’11 giugno occorse la sepoltura nel nuovo cimitero ebraico di Praga, dove riposa tuttora.

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