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Vite in fumo

Di Maria Moreni

Sono quasi 8 milioni, nel mondo, le morti annue legate al fumo (nello specifico, 7,7 milioni nel 2019). Ed è allarme sulla generazione futura: il 90% dei nuovi fumatori è già diventato dipendente entro i 25 anni e dunque avrà decenni di fumo davanti a sé. I tabagisti continuano ad aumentare. Sono alcuni dati resi noti su due lavori pubblicati rispettivamente sulle riviste scientifiche “The Lancet” e “The Lancet Public Health” e condotti dal gruppo di lavoro Global Burden of Disease. Dal 1990, la percentuale di fumatori a livello globale è diminuita tra gli uomini del 27,5% e del 37,7% tra le donne, ma il loro numero assoluto cresce, specie nei Paesi emergenti.

Nel 2019, anno su cui si sono concentrati i report, i dieci Stati con più fumatori, che insieme danno conto dei due terzi di tutti i fumatori nel mondo, sono risultati Cina (dove oggi vive un fumatore su tre, 341 milioni in tutto), India, Indonesia, Usa, Russia, Bangladesh, Giappone, Turchia, Vietnam, Filippine. In Svizzera, il consumo di tabacco provoca ogni anno il decesso di 9.500 persone, comportando un costo annuo di cinque miliardi di franchi. In Italia il fumo uccide oltre 90 mila persone ogni anno, di cui oltre 63 mila maschi. Nella Penisola i tabagisti sono 6,3 milioni tra i maschi e 4,5 milioni tra le donne.

FUMO E COVID

In tempi recenti, inoltre, alcune ricerche hanno provato una correlazione tra il consumo di tabacco e l’aumento del rischio di contrarre il Covid e di subire un decorso più grave della malattia. Da un’indagine sull’evoluzione del consumo di tabacco durante il primo lockdown parziale nella primavera 2020, eseguito da Dipendenze Svizzera e Unisanté in collaborazione con AT Svizzera, è emerso che il consumo giornaliero sul territorio elvetico è tendenzialmente aumentato e che la pandemia rappresenta un rischio, in particolare per chi fuma quotidianamente. I dati dell’Amministrazione federale delle dogane, inoltre, indicano un aumento massiccio della vendita di sigarette, passata da 8,6 miliardi di sigarette nel 2019 a 9,3 miliardi durante lo scorso anno, ciò che corrisponde a un incremento del 4%. Anche per gli italiani la pandemia ha cambiato in modo significativo le abitudini rispetto al fumo: dopo una riduzione ad aprile 2020 rispetto a gennaio 2020 (pre-lockdown) c’è stato un aumento dei fumatori a maggio 2021, con una prevalenza del 26,2 (circa 11,3 milioni) rispetto anche a novembre 2020 (24%), più di un milione di fumatori in più. Non diminuisce inoltre il numero di giovani consumatori: 1 su tre tra i 14 e i 17 anni ha già avuto un contatto con il fumo di tabacco e quasi il 42% con la sigaretta elettronica. Lo hanno reso noto i nuovi dati di uno studio longitudinale dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) svolto in collaborazione con l’Istituto Farmacologico Mario Negri. Sono state realizzate 3 survey su un campione (3.000) di 18-74 anni rappresentativo della popolazione italiana secondo le principali variabili socio demografiche nei seguenti tempi: gennaio 2020 (pre-lockdown), aprile 2020 (pieno lockdown), novembre 2020 (parziale lockdown), maggio 2021 (parziali riaperture). Ha dichiarato Roberta Pacifici, direttore Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS): «Un ruolo chiave nell’aumento dei fumatori lo hanno avuto i nuovi prodotti del tabacco (sigarette a tabacco riscaldato, HTP) e le e-cig. Infatti il loro uso in Italia contribuisce alla iniziazione e alla ricaduta del consumo di sigarette tradizionali e ne ostacola la cessazione, alimentando l’epidemia tabagica».

ALLARME GIOVANI

Sempre nelle indagini riportate su “The Lancet”, che presentano dati relativi a 204 Paesi del mondo, è emerso un altro dato allarmante che riguarda le nuove generazioni: si inizia a fumare e a divenire dipendenti sempre prima. Solo un 10% di loro, come già ricordato, non è dedito al fumo, contro il 90% di “incalliti” che proseguiranno su questa strada ancora per molti anni. Tra i coordinatori dello studio figura Emmanuela Gakidou, dell’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME), University of Seattle a Washington, che ha spiegato: «La persistente elevata percentuale di giovani fumatori nel mondo, insieme con la diffusione di nuovi prodotti a base di tabacco e di nicotina, mette in luce il bisogno urgente di raddoppiare le politiche di controllo del fumo». E ancora: «Se un individuo non inizia a fumare prima dei 25 anni, è molto inverosimile che diverrà un fumatore dopo. Questa evidenza offre una finestra cruciale di opportunità di interventi atti a prevenire che i giovani comincino a fumare, migliorando così la loro salute per il resto della loro vita». Rispetto ai momenti iniziali lo studio rileva che a novembre 2020 il 4,7% dei mai fumatori di sigarette tradizionali, ad aprile (durante il lockdown) è diventato fumatore. Infatti, mentre il 2,1% di chi non ha mai usato le e-cig (sigarette elettroniche) è diventato fumatore di sigarette tradizionali ben dieci volte di più, il 19,6% di chi è un utilizzatore di e-cig è diventato anche fumatore. Allo stesso modo, se il 3,2% di chi non ha mai usato HTP (sigarette a tabacco riscaldato) è diventato fumatore, il 19,3% di chi è utilizzatore di HTP ora è anche fumatore di sigarette tradizionali. Per quanto riguarda le ricadute, ciò che si evidenzia è che il 17,2% di chi era un ex fumatore di sigarette tradizionali ad aprile durante il lockdown duro, a novembre è tornato a consumare sigarette tradizionali. Anche in questo caso hanno giocato un ruolo importante come fattore di rischio il consumo di HTP e di e-cig.

LE (VALIDE) RAGIONI PER SMETTERE

Con la campagna 2021 “S’engager à arrêter” / “Commit to Quit”, “Prometto di smettere”, l’Organizzazione Mondiale della Sanità intende incoraggiare 100 milioni di persone a smettere di fumare. Per molti la sigaretta quotidiana, o le sigarette quotidiane, sono purtroppo una sgradevole routine, che diventa poi un’abitudine psichica. Secondo diversi sondaggi, tuttavia, quasi due terzi di coloro che fumano e che hanno già compiuto 15 anni desiderano metter fine a questa dipendenza. Le ragioni per desiderare di farlo sono molteplici (la piattaforma stopsmoking.ch ne elenca oltre 100): non solo è stato dimostrato che il consumo di tabacco è nocivo per il sistema cardiovascolare e per le vie respiratorie e che aumenta significativamente il rischio di tumore, ma anche che ha conseguenze sociali negative e che inquina l’ambiente. Chi smette di fumare migliorerà il suo stato di salute, aumenterà il suo personale senso di benessere e il suo livello di produttività nello studio e nel lavoro, senza dimenticare che, a fronte dell’ultima emergenza sanitaria mondiale, ridurrà anche il rischio di subire un decorso grave se dovesse contrarre il Covid-19.

IN ATTESA DI UNA LEGGE FEDERALE

Da molte parti, in Svizzera, si richiede l’approvazione di una legge federale sui prodotti del tabacco (LPTab) efficace, che garantisca una protezione completa della popolazione giovanile dai prodotti che contengono tabacco e nicotina. Nel Paese elvetico l’attuale legislazione in materia è ancora molto permissiva, con il risultato che il tasso dei fumatori è elevato (27%) ed è rimasto invariato per quasi un decennio. L’obiettivo più importante è fare in modo che le persone non inizino a fumare. Come dimostrato da numerosi studi, oltre la metà delle fumatrici e dei fumatori ha iniziato prima di aver compiuto 18 anni, mentre chi a 21 non ha ancora fumato, è molto improbabile che cominci in seguito e perseveri nel consumo. Per questa ragione, diverse organizzazioni (come l’Associazione svizzera per la prevenzione del tabagismo) chiedono che siano vietate nel modo più completo la pubblicità e qualsiasi tipo di promozione del tabacco, compresa la possibilità, per i produttori di sigarette, di essere sponsor, in particolare online, per proteggere concretamente le fasce più giovani della popolazione. Mentre il Consiglio nazionale non è andato oltre l’adozione di qualche restrizione di portata minima, la Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio degli Stati (CSSS-S) ha provato a fare un passo avanti, chiedendo che la pubblicità del tabacco sia vietata nel modo più assoluto, sia sulla stampa sia su Internet, e che vengano posti limiti alla promozione delle vendite di tutti i prodotti contenenti tabacco e nicotina, correggendo le decisioni prese dalla Camera bassa durante la sessione autunnale. Si attende di vedere se, nel corso della prossima sessione estiva, il Consiglio degli Stati seguirà quanto raccomandato dalla suddetta Commissione. Viene sottolineato, tuttavia, che, anche se si dovesse riuscire a proseguire nella direzione suggerita, il disegno di legge in questione porrebbe la Svizzera in una posizione comunque arretrata rispetto a quella che potrebbe essere la sua se adottasse una legislazione veramente efficace nella lotta al tabagismo. Per coloro che combattono contro questa pratica occorrerebbero, pertanto, misure di controllo del consumo di fumo più incisive tra cui un rincaro dei prezzi e una migliore protezione contro il fumo passivo.

I DANNI DEL FUMO PASSIVO

Il recente rapporto “Tobacco Control To Improve Child Health And Development” ha invitato a sensibilizzare sull’importanza di forti misure di controllo nei confronti del tabacco per proteggere la salute e lo sviluppo dei bambini. Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno segnalato che il fumo passivo uccide circa 1,2 milioni di persone ogni anno. Di queste morti, 65.000 riguardano piccoli e adolescenti sotto i 15 anni. Chi vive a stretto contatto con i fumatori fin dalla prima infanzia corre un rischio maggiore di soffrire di malattie polmonari e altre infezioni respiratorie, ma anche sviluppare problemi comportamentali. Tra le modalità per combattere questa problematica, l’Oms ha sottolineato l’importanza di politiche antifumo globali che prevedano la necessità di avere sempre più spazi all’aperto dove sia impedito di fumare, tra cui i cortili delle scuole, i parchi giochi, le spiagge, nonché luoghi chiusi, come spazi comuni in edifici e condomini, per proteggere le persone dall’esposizione al fumo passivo, comprese proprio le donne incinte e i bambini.

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