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Voci dal liceo Vermigli di Zurigo

Continuiamo a pubblicare i pensieri di ragazzi e ragazze, per non dimenticarli, sul coronavirus.

 

Ormai sono quasi due mesi che per me la normalità non esiste quasi più. Ero abituata a tutt’altro: andare a scuola, vedere i miei compagni e i professori, avere uno stretto contatto con loro, mentre invece adesso devo accontentarmi delle video lezioni. Prima sognavo spesso di fare lezione mentre ero a letto, bella rilassata; ma ora che è successo per davvero, ho capito che non è poi così bello come immaginavo.

Mi mancano i banchi della scuola, mi manca potermi confidare con i prof che ho più a cuore, mi manca scherzare e discutere con i miei amici. Una delle cose che mi manca di più è la pausa pranzo. Punto di ritrovo di tutti noi liceali. 40 minuti pieni di allegria e sorrisi.

Mi manca la mia quotidianità. Svegliarmi, andare a scuola, uscire da scuola e girare per le strade di Zurigo. Mi manca passare i weekend con i miei amici, nel mio bar preferito. È davvero strano, uscire e vedere una Zurigo morta, come non la si ha mai vista prima; io abituata a vederla sempre nel suo massimo splendore specialmente nei weekend più festosi, per le stradine cupe, strette e allegre della Niederdorf.

Riesco a tirare qualche sospiro di sollievo quando spunta il sole (me lo dicono un po’ tutti che sono meteoropatica). Se c’è il sole sono felice ma se piove è la fine. Inizio a sentire dentro di me uno stato di angoscia e ansia totale, il che mi porta ad essere poco produttiva e spesso anche molto scontrosa. Non so per quanto ancora resisterò, alla fine non devo fare chissà che grande sacrificio, bisogna solo stare a casa, fare lezione in modo rilassante…ma perché a me tutto questo sembra una tortura, un incubo dal quale spero presto di svegliarmi?

Forse, dopo tanto tempo ho trovato la risposta alla mia domanda. Nessuno mai mi ha privato della mia libertà, nessuno ha mai scelto per me e fa male sapere che per la prima volta un qualcosa di orrido mi stia obbligando a vivere una realtà che mai avrei immaginato. In questo momento desidero solo una cosa: la mia libertà (Carmen L.)

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Dovremmo tutti essere fieri di noi stessi per aver “resistito” fino ad ora, cambiando drasticamente le nostre vite. Finalmente iniziano ad arrivare piccoli spiragli di ritorno alla normalità ed è merito di chi ha tenuto duro, rispettato le norme imposte e soprattutto di chi combatte in prima linea. Questa “nuova normalità”, a cui ci siamo abituati, spesso è risultata essere più difficile di quanto ci aspettavamo. Sicuramente tanti di noi hanno pensato a un certo punto di non potercela più fare, ma penso che, anche se lentamente, tutto tornerà presto a com’era prima portando con sé lati negativi ma anche positivi. È proprio su di essi che dovremmo concentrarci ed apprezzarli (Szabrina S.)

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Le ultime settimane sono state molto particolari. Anche se mi sono adattata abbastanza bene a questa situazione e ho provato a fare varie attività a casa per non perdere completamente il ritmo, come molti miei compagni sto arrivando ad un punto dove la situazione inizia a pesare. Sono consapevole che queste misure sono molto importanti per rallentare il virus, ma l’incertezza della situazione mi preoccupa. Spero che questo periodo particolare e difficile passi in fretta (Isabel G.)

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La quarantena è davvero alienante, e ne riconosco la necessità. Ma mi manca il contatto con gli altri miei coetanei, e mi affligge di più il pensiero di trasgredire ed eventualmente vanificare tutto, gli sforzi fatti da tutti noi.  Le difficoltà però sono tante: senza avere una giornata ben scandita diventa davvero un’impresa concentrarsi ed organizzarsi. Insomma, nel corso della quarantena mi sono resa conto di quanto siamo vulnerabili di fronte ad eventi inaspettati. In ogni caso è un’esperienza che mi ha toccata profondamente e spero di uscirne con uno stile di vita che terrà conto di nuovi valori, più attenti alle esigenze degli altri. (Margherita V.)

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