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Vogliamo restare sani senza pagarne il prezzo

Intervista a Michael Rolaz, Direttore Strategie e Progetti all’Ospedale Cantonale di Basilea Campagna.

In un numero recente del Corriere degli Italiani, abbiamo cominciato ad approfondire il tema degli elevati costi della salute in Svizzera. Sebbene il problema riguardi tutto il territorio, alcuni cantoni ne soffrono maggiormente. È il caso ad esempio di Basilea-Città, dove si registrano i premi assicurativi per l’assistenza sanitaria più alti. Con 27 strutture ospedaliere e un totale di 2689 medici, la regione di Basilea, comprendente Città e Campagna, presenta la concentrazione più elevata di fornitori di prestazioni sanitarie, tanto da superare in offerta la domanda. Nel 2015, Lukas Engelberger e Thomas Weber, direttori del Dipartimento della Sanità nei due cantoni, hanno proposto la fusione degli ospedali KSBL e USB, al fine di ridurre i costi di gestione. La fusione, data per certa, è stata rifiutata a sorpresa quest’anno, in fase di voto popolare.

Sul problema dei costi della salute in Svizzera ed in particolare sulla regione di Basilea, parliamo oggi con Michael Rolaz, Direttore Strategie e Progetti all’Ospedale Cantonale di Basilea Campagna.

Sig. Rolaz, ci può dare una sua opinione personale sul motivo per cui la salute in Svizzera è così cara?

Il motivo principale sta nel fatto che la popolazione invecchia. Invecchiando ci ammaliamo di più. Aumenta l’incidenza delle patologie tipiche della vecchiaia, per fare due esempi, la demenza o le operazioni alle anche. Mentre in passato l’unico rimedio spesso era il contenimento del dolore, oggi abbiamo possibilità di intervento quasi per ogni problema. Di conseguenza cresce la richiesta di prestazioni mediche e con essa il numero di strutture mediche per soddisfarla, infine i premi sulla salute. All’origine del problema non ci sono le assicurazioni, ma il consumo sempre più elevato di prestazioni mediche. Per chiarezza, non intendo dire che andiamo dal medico anche quando non ne abbiamo bisogno. Semplicemente, per il fatto stesso che esistono trattamenti, noi li richiediamo. Inoltre abbiamo un ottimo sistema sanitario, caratterizzato da tempi brevi di attesa, macchinari all’avanguardia, tutti vantaggi che hanno un costo.

Quali fornitori di prestazioni sono maggiormente responsabili dell’aumento dei costi sulla salute?

Penserei innanzitutto alle strutture per l’assistenza domiciliare quali la Spitex. È chiaro desiderio da parte dei politici che i pazienti possano ricevere cure a casa, per ridurre la spesa che deriva dall’ospedalizzazione. Ci tengo a precisare, tuttavia, che gli ospedali, nonostante abbiano un costo, si trovano oggi sotto forte pressione economica e dunque più che spendere, cercano di risparmiare, ovunque sia possibile farlo. I costi vanno imputati inoltre al crescente numero di specialisti, ad esclusione del medico di famiglia. D’altro canto, ha senso che i pazienti svolgano i primi accertamenti dallo specialista, piuttosto che in una struttura ospedaliera.

Poche settimane fa il ministro Alain Berset ha annunciato che i premi delle casse malati nel 2020 aumenteranno solo di poco. Sembrerebbe un passo in avanti, nonostante continuiamo a invecchiare. Cosa è cambiato dunque?

Purtroppo dobbiamo essere cauti. Si tratta con tutta probabilità di un effetto a breve durata a seguito del quale gli importi continueranno a crescere. Tra le cause di tale effetto vi è la modifica del tariffario ambulatoriale, che banalmente sta generando ritardi nella stima dei costi per il nuovo anno. In altre parole, gli ospedali non hanno ancora fatturato tutte le prestazioni effettuate. Un’altra ragione per il contenimento dei premi delle casse malati riguarda il nuovo obbligo di effettuare determinati trattamenti in ambulatorio, dunque senza pernottamento. I trattamenti ambulatoriali costano meno. Questo è un dato di fatto. Detto ciò, col tempo, vedremo quale sarà il contributo reale di queste due misure sui costi della sanità.

Come mai in alcuni cantoni i premi sono comunque aumentati?

Si tratta di cantoni che tradizionalmente spendono molto in salute, dove la popolazione è mediamente più anziana e dove vivono gruppi di individui che per abitudine e necessità vanno maggiormente dal medico. Non stupisce che le assicurazioni sanitarie siano più caute in questi casi. Il cantone più caro è Basilea-Città.

Tornando al nuovo tariffario, possiamo affermare che sia cambiato in meglio?

Gli ospedali sono scettici a riguardo. Il vecchio tariffario non permetteva di coprire i costi. Il nuovo ha ridotto ulteriormente il rimborso su diverse prestazioni. Per sopravvivere, si rende necessaria una maggiore efficienza in ambito ambulatoriale. Disgraziatamente negli ospedali, dove i medici nel mezzo della discussione col paziente, devono correre in sala operatoria per un’urgenza, questa efficienza è impensabile. Sicuramente, per ciò che riguarda alcune prestazioni, l’aggiornamento del tariffario ha senso.  È il caso, ad esempio, dell’intervento alla cataratta, oggi molto più rapido che in passato. Per contro, il rimborso per l’operazione al tunnel carpale è talmente basso da farci andare in perdita ogni volta. Sarebbe opportuno effettuare questa operazione unicamente negli studi medici specialistici. La perdita di profittabilità si traduce, per riassumere, nella perdita di opportunità di intervento, nonostante rimanga la necessità di finanziare strutture complesse equipaggiate per le emergenze e le più svariate prestazioni. È un autentico dilemma e si impone un cambiamento. A Basilea Campagna, abbiamo cominciato a ridefinire alcune delle strutture presenti sul territorio, trasformandole da ospedali in centri a carattere specialistico. L’ospedale stazionario di Laufen dovrebbe occuparsi in futuro unicamente di interventi ambulatoriali. L’ospedale Bruderholz, invece, è destinato ad occuparsi esclusivamente di apparato motorio e riabilitazione. In poche parole, non possiamo più offrire un largo spettro di prestazioni ovunque.

Nella regione di Basilea, a quanto abbiamo letto, la situazione sembra aggravata anche da un eccesso di fornitori di prestazioni. Si è persino detto che in questa regione si opera troppo, oltre il dovuto. È ancora vero tutto questo?

È vero che qui ci sono molti ospedali e specialisti e che l’offerta deve adeguarsi meglio alla richiesta. In passato abbiamo formulato la proposta di fondere l’ospedale universitario di Basilea-Città con quello cantonale di Basilea Campagna. L’idea era di rendere più efficiente il servizio sanitario e di salvaguardare il ruolo dell’ospedale universitario in città. Oltre a razionalizzare l’offerta sanitaria, volevamo ottimizzare i costi amministrativi e operativi, all’interno di un’unica struttura. Basilea Città ha votato contro. La nuova struttura ospedaliera doveva andare in gestione ad una società per azioni, ma senza scopo di lucro. Il termine “società per azioni” ha fatto temere un abbassamento della qualità del servizio, nonché degli stipendi degli impiegati. Anche le rivalità storiche hanno giocato un ruolo importante nella decisione. Basilea-Città e Campagna si guardano con sospetto da sempre. Il cantone Basilea Campagna non si sente accettato. Basilea-Città teme di dover accollarsi i conti della Campagna. A livello di contenuto della proposta non è stata, in realtà, mossa alcuna critica. Sulla necessità di razionalizzare l’offerta, erano tutti in accordo.

È giustificato affermare che a Basilea si operi troppo?

Esistono studi aneddotici un po’ datati secondo i quali le mogli dei ginecologi vengono sottoposte meno al taglio cesareo. Sinceramente, non posso immaginare che pazienti vengano operati senza necessità. Le linee guida proibiscono di pagare incentivi in relazione alla quantità di prestazioni. Addirittura è d’obbligo, per ottenere contratti di prestazione, che le strutture ospedaliere si impegnino a non incentivare i medici ad operare di più.

Cosa succederà adesso a Basilea Campagna?

In parte lo abbiamo già accennato. Ora non resta che effettuare in entrambi i cantoni separatamente, ma in maniera equivalente, una rigorosa pianificazione ospedaliera da tradursi in contratti di prestazione, allo scopo di razionalizzare l’offerta sanitaria in base alla domanda. In conseguenza a questa pianificazione, gli ospedali con capacità in eccesso per una determinata prestazione, perderanno la possibilità di offrirla e fatturarla nell’ambito della assicurazione di base. Le richieste alle istituzioni competenti per i contratti di prestazione relativi al 2021 sono state inoltrate ad ottobre. Ci vorrà qualche mese per sapere chi vince e chi perde.

Per concludere, oltre a ciò che è stato detto, cosa potrebbe aiutare a ridurre costi sanitari?

La digitalizzazione dei dati del paziente potrebbe aiutare a non ripetere inutilmente una diagnosi, ad esempio nel caso di una seconda opinione. La prevenzione sicuramente aiuta, ma non credo particolarmente alle campagne sulla prevenzione. L’esperienza insegna che la gente non cambia facilmente le proprie abitudini.

È difficile rispondere a questa domanda. La realtà è che vogliamo restare sani, giustamente, ma non vogliamo pagarne il prezzo. Prenderei questo fatto, ormai di tendenza in diversi ambiti del vivere, a spunto di riflessione.

 

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