“Vogliamo ricordare san Domenico come un uomo che visse con gioia” | Corriere dell'Italianità

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“Vogliamo ricordare san Domenico come un uomo che visse con gioia”

DOMENICANI IN FESTA PER GLI 800 ANNI DALLA NASCITA DEL FONDATORE

di Gino Driussi, giornalista

Con una celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Bologna, card. Matteo Zuppi, nella basilica di san Domenico della città felsinea, si è aperto il 6 gennaio l’anno giubilare in occasione dell’VIII centenario della morte di san Domenico Guzman, il fondatore dell’ordine dei frati predicatori, cioè dei domenicani. Alla cerimonia era presente anche il maestro generale, fra Gerard Timoner. E’ in quella chiesa che si trova il monumento sepolcrale realizzato per san Domenico, morto a Bologna il 6 agosto 1221 e canonizzato da papa Gregorio IX nel 1234.

A causa della COVID-19, sono stati cancellati gli altri eventi che erano previsti per l’apertura dell’anno giubilare e non si sa ancora se e in quale forma si svolgeranno quelli annunciati per i prossimi mesi, tra cui – sempre a Bologna – la messa per la traslazione di san Domenico (24 maggio), quella per la solennità del santo (4 agosto), un convegno storico (dal 22 al 25 settembre) e la chiusura del giubileo (il 6 gennaio 2022). Proposto anche un pellegrinaggio in 10 tappe sull’ultimo viaggio di san Domenico da Roma a Bologna, il “cammino dei pellegrini”, che comprende santuari sacri all’ordine, passando da Viterbo, Siena e Firenze.

“A tavola con san Domenico”

Dal luglio 2019, maestro generale dei domenicani è – come detto – il filippino fra Gerard Timoner, che ha appena compiuto 53 anni. L’88° successore di san Domenico è il primo asiatico a ricoprire questa carica.  “Il tema delle celebrazioni giubilari – ha dichiarato – è “A tavola con san Domenico”, che si ispira al dipinto custodito a Bologna nella parrocchia della Mascarella. Si tratta del primo ritratto del santo poco dopo la sua canonizzazione. Mi piace immaginare il nostro padre Domenico non come un santo assiso iconograficamente su un piedistallo, ma come un uomo che vive con gioia a tavola la comunione con i suoi fratelli, riuniti dalla stessa vocazione di predicare la Parola di Dio. L’anno giubilare ci suggerisce di riflettere su queste domande: che cosa significa per noi essere a tavola con san Domenico qui e ora, hic et nunc? In che modo il suo esempio ci ispira e ci incoraggia a condividere la nostra vita, la fede, la speranza e l’amore, i nostri beni spirituali e materiali così che anche altri possano essere nutriti su questa stessa mensa? In che modo questa tavola diventa luogo per condividere la Parola e spezzare il Pane di vita?”.

Chi era Domenico Guzman?

Ma facciamo un passo indietro nella storia. Domenico Guzman nacque a Caleruega, in Spagna, verso il 1170.  Terminati gli studi, venne ordinato sacerdote nel 1197. Di passaggio  a Tolosa all’inizio del 13° secolo, vi si stabilì  per combattere l’eresia catara e fu proprio non lontano da quella città francese, precisamente a Fanjeaux,  che  tra il 1213 e il 1214  nacque in Domenico l’idea di dare inizio a un nuovo ordine monastico dedicato alla predicazione. Nella primavera del 1215 avanzò la proposta a Innocenzo III e il 22 dicembre 1216 papa Onorio III, successore di Innocenzo, conferì l’approvazione ufficiale e definitiva all’ordine dei predicatori. Ottenuto il riconoscimento ufficiale, i domenicani crebbero rapidamente. Domenico morì a Bologna, dove si trovava per presiedere il capitolo generale dell’ordine, come già ricordato nel 1221.

L’impronta del Concilio

Oggi i domenicani nel mondo sono circa 5mila, sparsi in 80 nazioni. La famiglia domenicana include anche monache dedite alla vita contemplativa, suore apostolicamente impegnate e confraternite laiche e sacerdotali. Tanti sono i figli di san Domenico divenuti illustri: da Tommaso d’Aquino ad Alberto Magno, da Meister Eckhart a Francisco de Vitoria, considerato uno dei padri nobili del diritto internazionale. Tra le figure che hanno lasciato un’impronta rilevante durante i lavori del Concilio Vaticano II, ricordiamo i domenicani francesi Marie-Dominique Chenu e Yves Congar. L’ordine vanta anche un Premio Nobel per la pace: il belga Dominique Pire (1958), impegnato accanto ai rifugiati nel secondo dopoguerra. Per un’antica tradizione, il teologo della Casa pontificia, ossia il “consigliere in questioni di dottrina” del vescovo di Roma, è scelto tra le fila di questi religiosi (ricordiamo in particolare lo svizzero Georges Cottier, che ricoprì questa carica  dal 1989 al 2005, fu fatto cardinale da Giovanni Paolo II nel 2003 e morì nel 2016 ). Oggi è il polacco Wojciech Giertych. Quattro sono stati i pontefici domenicani nella storia della Chiesa cattolica, di cui un santo (Pio V) due beati (Innocenzo V e Benedetto XI) e un servo di Dio (Benedetto XIII).

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