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Volevo nascondermi

Volevo nascondermi” è un film di Rai Cinema in concorso a Berlino e nelle sale cinematografiche italiane dal 27 febbraio per la regia di Giorgio Diritti e la magistrale interpretazione di Elio Giordano.

Il film racconta la strana vita di Antonio Ligabue nato nel 1899 a Zurigo da mamma italiana e padre ignoto, e deceduto nel 1965 a Gualtieri di Reggio Emilia.

Nel film viene ripreso l’intero percorso artistico e umano del maggior pittore naif italiano che amava dipingere autoritratti ed animali feroci: tigri, gorilla, leoni e giaguari. Il film è completamente girato nella provincia di Reggio Emilia, dove Ligabue visse e trascorse gran parte della vita, spesso in solitudine, combattendo la fame ed il freddo.

Antonio Ligabue, che visse una vita segnata da violenti drammi famigliari e progressive crisi nervose, fu spesso ricoverato in manicomi sia in Svizzera, a San Gallo, che in Italia, a Reggio Emilia.

Venne espulso dalla Svizzera nel 1919 verso l’Italia dopo aver aggredito la donna che lo aveva avuto in affidamento. Raggiunse Gualtieri, paese d’origine del patrigno senza sapere una parola di italiano, ma parlando solo il tedesco dialettale del Cantone di San Gallo. Era straniero in Svizzera e arrivò in Italia come straniero. Ma in questo piccolo paese trovò l’accoglienza di persone che lo aiutarono dandogli un posto da dormire ed un lavoro presso una cooperativa che in quel periodo era dedita alla costruzione dell’argine maestro del Grande fiume.

I seri problemi psichici portarono il pittore a scegliere di dormire nei cascinali della zona e a dipingere tra i pioppi del Po. È proprio nella nebbia di questi argini maestri che Ligabue, imbottito di vecchi abiti militari, incontrò la persona che gli cambierà la vita. Marino Mazzacurati. Egli credette nel pittore e lo aiutò, anche ospitandolo a casa sua, a sviluppare una pittura capace di esprimere al meglio la capacità artistica di Ligabue. I vecchi del paese ricordano ancora quando Ligabue pagava con i suoi quadri il pane dal fornaio, il pranzo in trattoria e anche il cambio gomma dal meccanico.

Inizialmente, in vero, nessuno dava valore a quelle opere che erano spesso destinate ad essere accatastate nelle umide cantine del paese.

Dopo un paio di mostre collettive arrivò però per Ligabue la mostra più importante , quella di Roma che fece esplodere la sua celebrità nel campo della pittura naif.

Le cantine a Gualtieri vennero svuotate e le sue opere, che avevano preso valore, vendute a fior di quattrini. Ligabue si comperò la prima di una serie di moto che per lui significavano il successo dopo anni di tristezza ed incomprensione. Anche se non seppe mai usarne una, di quelle moto. Ma lo si vedeva spesso intento a pulirle ed a lucidarle.

Con gli anni, gli capitò anche di innamorarsi perdutamente di una signora del luogo che gestiva una famosa trattoria e a cui si dice portasse ogni domenica un enorme vassoi di pasticcini. Il successo, che a Ligabue forse interessava davvero poco, non lo gustò molti anni. Infatti il 27 maggio del 1965 a 65 anni di età morì a causa di una emiparesi che lo aveva colpito un paio di anni prima.

Il film racconta bene la quotidianità del mondo contadino e del piccolo paesello vicino a Reggio Emilia, dove il senso dell’accoglienza era un sentimento concreto e capace anche di essere rivolto ad uno straniero con un aspetto di certo non rassicurante. Tutto il contrario dei nostri giorni dove lo straniero viene allontanato, irriso a volte picchiato e anche bruciato.

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