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Politica

Voto in Emilia e Calabria: 1 a 1 o paese spezzato?

di Toni Ricciardi

Finalmente si è votato e – prima di rituffarci nella prossima campagna elettorale in vista del voto in altre regioni importanti del paese come Toscana, Campania e Puglia –, ci attende la settimana del Festival di Sanremo. Almeno per una settimana le polemiche saranno di natura diversa, si spera.

Analizzando il voto a caldo – mentre scriviamo ancora non si hanno i dati definitivi, ma ben consolidati –, il risultato consegna una regione al centrosinistra (Emilia-Romagna) e una al centrodestra (Calabria). Nel mezzo, il M5S che ancora una volta dimostra la sua inconsistenza nel voto territoriale e soprattutto quanto il momento che sta vivendo sia molto complicato. Dopo 10 anni dalla sua nascita, proprio nella città che ha visto il primo Vaffaday viene assestato un colpo che potrebbe esser mortale. Certo, in Parlamento rappresenta ancora quasi il 30%, al netto delle recenti scissioni e delle probabili future, tuttavia, sembra aver perso il suo posto nella società. Non a caso, sul piano nazionale il primo pensiero va al Pd che si ritrova nella stessa condizione della Lega post europee. Staremo a vedere cosa accadrà nelle prossime settimane negli assetti governativi e quali saranno le prossime priorità del governo Conte.

Passando ai territori, in Emilia Romagna, dove per molti mesi la Lega era data in vantaggio e dove solo nelle ultime settimane si parlava di un possibile testa a testa, ha vinto il centrosinistra, nonostante i risultati della Lega siano stati impressionanti. Il partito di Salvini vince nelle province di Ferrara, Rimini, Parma (nonostante il movimento di Pizzarotti) e, soprattutto, stravince nella provincia di Piacenza. In questa provincia, fa rumore il 70% ottenuto a Bettola, paese di Bersani. A Bibbiano, che da un anno è divenuto tristemente uno dei comuni più famosi d’Italia, nonostante sia assurto a campo di battaglia nazionale, la Lega perde. Analizzando il risultato, ripetiamo a dati semi definitivi, che nel voto emiliano-romagnolo emergono tre dati, tenendo conto che entrambi i candidati avevano a supporto 6 liste collegate.

Il primo: ci sono chiaramente due partiti che hanno trainato le coalizioni e che superano abbondantemente il 30%, ovvero Pd e Lega.

Secondo, nonostante le campagne elettorali siano sempre più sui social, il contatto con il territorio e la campagna elettorale casa per casa hanno premiato chi l’ha fatta: Bonaccini e Salvini.

Terzo, il voto emiliano era assurto, per volontà di Salvini prima e delle Sardine poi, a voto nazionale. Se da un lato è indubbio il contributo dato dal movimento delle Sardine sia in termini di mobilitazione al voto, sia in termini di voti secchi andati al Pd, dall’altro il tema dell’immigrazione – ormai al centro di ogni contesa elettorale – ha dimostrato che se la questione è gestita in maniera efficiente e positiva le narrazioni della paura attecchiscono meno. L’Emilia-Romagna è, insieme alla Lombardia, la regione che contribuisce maggiormente alla gestione del fenomeno, a dimostrazione che si può costruire una società della convivenza, al netto delle mille difficoltà. Infine, il risultato emiliano ci consegna un altro elemento che va sottolineato con forza: da solo nessuno vince. Sono le coalizioni, il campo largo, soprattutto in momenti di profonda incertezza come quelli che stiamo vivendo, l’unica soluzione possibile.

Con questo dato emiliano ci spostiamo in Calabria, dove vince chiaramente il centrodestra. I perché, almeno dal punto di vista tecnico, sono i seguenti.

Jole Santelli aveva con sé 6 liste d’appoggio, mentre Callipo solo 3, a testimonianza che le divisioni penalizzano sempre e comunque. Tuttavia, il dato che differenzia profondamente il voto calabro da quello emiliano-romagnolo non è di bandiera (vince il centrodestra rispetto al centrosinistra), bensì strutturale e ben più allarmante. Infatti, analizzando i risultati di lista, questi ci consegnano una profonda parcellizzazione. Nessun partito supera il 15%, segno che contano ancora molto i potentati locali (non che questi non esistano in Emilia), ma a queste latitudini hanno un peso chiaramente più forte. D’altronde, le condizioni della Calabria sono ataviche. Da almeno 150 anni la politica nazionale non riesce ad incidere e risollevare le sorti di una regione che, ancora oggi, soffre di mali antichi: insipienza delle classi dirigenti locali e continuato sfruttamento e assecondamento delle stesse da parte di Roma. D’altronde, non esiste ancora oggi l’alta velocità in Calabria. Poi possiamo discutere sul fatto che il Mose sia costato più della Salerno-Reggio Calabria e che l’Italia del Nord sia piena di incompiute, ma questo lo faremo un’altra volta.

In definitiva, quello che emerge da questo voto, al netto delle differenze di colore politico, è che il paese è ancora profondamente diviso. D’altronde la gente vota o si affida (ognuno scelga l’espressione che preferisce) alla sacrestia o al santo di turno nella speranza che la sua esistenza in terra sia alleviata da sofferenze e paure.

Noi, sommessamente, speriamo che questi risultati portino consiglio ai partiti affinché si intraprenda la strada del dialogo largo tra forze e che si abbia il coraggio di posizioni chiare e di soluzioni certe da offrire nei prossimi appuntamenti che, statene certi, ci vedranno a breve nell’ennesima campagna elettorale permanente in più regioni. La speranza è che, nel frattempo, tra un comizio e l’altro, si pensi ad una cosa sola: ridurre il divario tra pezzi del paese, che non è più procrastinabile.

 

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Toni Ricciardi

Storico delle migrazioni presso l’Università di Ginevra. Codirettore della collana  «Gegenwart und Geschichte-Présent et Histoire»  (Seismo), è tra i coautori del Rapporto italiani nel  mondo della Fo ... Vedi profilo completo

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